Conosciuto anche come Great Pacific Garbage Patch, l'immensa isola di plastica e detriti che galleggia nell'Oceano Pacifico è il simbolo aberrante di una minaccia costante ai mari, agli animali e all'intera catena alimentare. Scopriamo dove si trova, quanto è grande e quali sono le conseguenze per ambiente e salute
Così grande da sembrare un’immensa isola. Una gigantesca isola di plastica, di immondizia che galleggia nell’oceano. Andiamo a scoprire cos’è il Pacific Trash Vortex, conosciuto anche come Great Pacific Garbage Patch (Grande chiazza di immondizia del Pacifico): una vera e propria macchia gigante di rifiuti plastici.

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Dove si trova e quanto è grande il Pacific Trash Vortex
E’ una delle tante isole di plastica che galleggiano negli oceani del pianeta. Più grande della penisola iberica o forse due volte la Francia, se non addirittura grande quanto gli Stati Uniti, il Great Pacific Garbage Patch si estende per migliaia e migliaia di chilometri quadrati. La grandezza del Pacific trash vortex non si conosce con precisione: le stime parlano di 700.000 km² fino a spingersi a più di 10 milioni di km², passando per 1,6 milioni di km² misurati di recente. Si tratta di valutazioni ottenute sia dall’Algalita Marine Research Foundation sia dalla Marina degli Stati Uniti e che stimano l’ammontare complessivo della sola plastica dell’area in un totale di 3 milioni di tonnellate.
Non sono precise neanche le coordinate del Pacific Trash Vortex perché i detriti di cui questa è composta di spostano continuamente a causa delle correnti oceaniche, dei venti e delle maree e, proprio per questo motivo, l’estensione e la posizione varia nel tempo, così come la densità dei rifiuti stessi. Si possono però dare delle coordinate indicative di quest’enorme isola di plastica: il centro approssimativo può infatti trovarsi alla latitudine 35°N e alla longitudine 135°W, ovvero circa a metà strada fra la California e le Hawaii.
Le isole di plastica sono tuttavia ben visibili dallo spazio. Un metodo di studio messo a punto dai ricercatori dell’Università del Michigan nel 2022 sta infatti utilizzando i dati satellitari forniti dalla Nasa per mappare le concentrazioni delle microplastiche negli oceani.
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L’origine e la formazione del Pacific Trash Vortex
Ma come è potuto succedere? Quali sono le origini di una tale aberrazione? Come arriva la plastica in mare? Il Great Pacific Garbage Patch si è formato a partire dagli anni ’80, a causa, ovviamente, dell’inquinamento e dell’azione della corrente oceanica chiamata Vortice subtropicale del Nord Pacifico (North Pacific Subtropical Gyre) dotata di un movimento a spirale in senso orario. Il centro di tale vortice è una regione relativamente stazionaria dell’Oceano Pacifico che permette ai rifiuti galleggianti di aggregarsi fra di loro nei primi strati della superficie oceanica.
Tra le cause che hanno generato il Garbage Patch ci sono anche i container sulle navi cargo, rovesciati dalle correnti oceaniche (nel 1990, ad esempio, dalla nave Hansa Carrier sono caduti in mare ben 80.000 articoli, tra stivali e scarpe da ginnastica Nike che, nei tre anni successivi, si sono arenati nelle spiagge degli stati della British Columbia, Washington, Oregon e Hawaii). Inoltre, nel 2011 anche il maremoto che ha colpito la costa orientale giapponese ha provocato un enorme afflusso di detriti nell’oceano. A questi, ovviamente, si aggiungono i rifiuti dispersi dall’uomo nei vari decenni: rifiuti che non vengono differenziati e non entrano nel circuito del riciclo, arrivando, invece, in discarica e nei mari.

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Cosa contengono il Pacific Trash Vortex e le isole di plastica
Oggi, la vasta distesa di detriti e spazzatura Pacific Trash Vortex contiene soprattutto plastica: da grandi oggetti, come bottiglie, boe o corde fini a frammenti plastici di un centimetro. E, paradossalmente sono proprio questi polimeri a rappresentare la maggior quantità e il maggior pericolo. È stato calcolato, infatti, che nell’area galleggino circa 79mila tonnellate di plastica: la porzione maggiore in termine di peso (circa 30mila tonnellate), è costituita da vecchie reti da pesca. Per quanto riguarda la quantità di pezzi sono le microplastiche a superare tutto: una vera e propria zuppa di plastica che nuoce in modo evidente agli animali. Secondo recenti studi la composizione del Pacific Trash Vortex è la seguente:
- Numero di frammenti di plastica: oltre 1,8 trilioni di pezzi.
- Massa totale stimata: circa 100.000 tonnellate .
Distribuzione della massa:
- Il 92% della massa è costituito da oggetti più grandi di 0,5 cm, come reti da pesca e contenitori rigidi.
- Le microplastiche (frammenti inferiori a 5 mm) rappresentano la maggioranza per numero, ma una piccola parte della massa totale
Tuttavia, recenti ricerche hanno messo in luce come la densità della plastica all’interno di queste isole stia aumentando. In particolare, negli ultimi anni la densità media di frammenti di materiale plastico è aumentata da 2,9 kg/km² a 14,2 kg/km², indicando un incremento di quasi 5 volte. Ne consegue che le microplastiche persistenti stanno aumentando più rapidamente rispetto ai detriti più grandi, suggerendo una degradazione continua e un accumulo crescente.

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L’impatto delle isole di plastica su ambiente e salute
Gli impatti del Pacific Trash Vortex e delle isole di plastica in generale sono ingenti sia per l’ambiente che per la salute. Le conseguenze legate a questo accumulo di rifiuti negli oceani ci tocca tutti da vicino, anche se questi ammassi sono geograficamente molto lontani da noi. Approfondiamo il tema.
Impatti sulla fauna
Gli animali acquatici e terrestri sono seriamente messi in pericolo da isole di plastica come il Garbage vortex. Tartarughe, pesci e uccelli, infatti, muoiono a causa dell’inquinamento da plastica e a causa della sua ingestione che può provocare occlusioni o perforamento dell’apparato digestivo. Alcuni pulcini di albatros, ad esempio, sono stati trovati con fino al 45% del peso del loro stomaco costituito da plastica.
Il rischio che corre la fauna marina, inoltre, è quello di rimanere intrappolata in mezzo ai rifiuti. Molti animali, infatti, si impigliano in reti di plastica dismesse, imballaggi, anelli di plastica e sacchetti. Oltre a correre il rischio di restare feriti, possono morire per soffocamento, annegamento e ridotta mobilità: non sono più in grado di procacciarsi il cibo.
Inoltre, la plastica frantumata, affonda nel mare, dove può soffocare le creature acquatiche e con le basse temperature dell’oceano, si frantuma e rilascia sostanze chimiche dannose per la crescita e lo sviluppo della fauna marina. Tutto questo, incide, ovviamente anche sulla vita e l’alimentazione degli animali terrestri.
Impatto sulla catena alimentare
La fotodegradazione della plastica può produrre inquinamento da PCB. Il galleggiamento delle particelle plastiche, che hanno un comportamento idrostatico simile a quello del plancton, ne induce l’ingestione da parte degli animali planctofagi, e ciò causa l’introduzione di plastica nella catena alimentare. Una volta che la plastica entra nella catena alimentare marina, contamina tutta la piramide alimentare. Attraverso un processo di bio-accumulo, infatti, le sostanze chimiche, tossiche e inquinanti presenti nella plastica, vengono ingerite dagli animali e passano al predatore successivo. Non è un caso che frammenti di microplastiche sono state trovate praticamente ovunque, anche nella placenta umana.
Impatti sugli ecosistemi
Ma c’è di più, l’isola costituisce un nuovo ecosistema dove la plastica è colonizzata da circa mille tipi diversi di organismi eterotrofi, autotrofi, predatori e simbionti, tra cui diatomee e batteri e agenti potenzialmente patogeni, come batteri del genere vibrio. La plastica, a causa della sua superficie idrofobica, presenta una maggior resistenza alla degradazione e si presta a essere ricoperta da strati di colonie microbiche.
L’accumulo di plastica altera inoltre la luce solare disponibile sotto la superficie, disturbando la fotosintesi delle alghe marine e del fitoplancton, che è importantissimo per la vita sulla Terra.
Le altre isole di plastica negli oceani
Purtroppo, il Pacific Trash Vortex non è l’unica isola di detriti galleggianti nei nostri oceani. Ne esiste una simile nell’Oceano Atlantico, chiamata North Atlantic garbage patch e l’isola tra La Cina ed il Nord America. Inoltre, le simulazioni al computer hanno individuato due altre possibili zone di accumulo di rifiuti oceanici nell’emisfero meridionale: una nell’oceano Pacifico a Ovest delle coste del Cile e una seconda allungata tra l’Argentina e il Sud Africa attraverso l’Atlantico. Infine, un altro accumulo di rifiuti potrebbe essere in corso di formazione nel mare di Barents, col rischio di un suo spostamento nel mar Artico.
Isole di plastica: le possibili soluzioni
L’attenzione sul problema è molto alta da parte di ambientalisti e studiosi. Crescono anche le attività di sensibilizzazione, private e pubbliche, che cercano di far conoscere ai più il problema e spingerli ad agire. Nel 2012, ad esempio, lo studente di ingegneria Boyan Slat ha ideato un concept finalizzato alla pulitura degli oceani dalla plastica: The Ocean Cleanup che è cominciato nel 2018 e secondo gli studi effettuati il processo di pulitura sarebbe praticamente a costo zero, poiché realizzato sfruttando la luce solare, l’energia delle correnti marine e mediante il riciclo a terra dei materiali raccolti. E dal 2018 a oggi le cose si sono evolute parecchio: The Ocean CleanUp continua a condurre ricerche sul Pacific Garbace Patch, portando contestualmente avanti la sua attività di pulizia degli oceani.
Anche noi singoli cittadini però possiamo fare molto per combattere il problema delle isole di plastica. Ti elenchiamo qui sotto una serie di azioni virtuose che possono aiutare a risolvere il problema.
- Riduci o azzera l’uso di prodotti monouso. Evita l’usa e getta e sostituisci con alternative riutilizzabili
- Acquisti consapevoli: quando si fanno acquisti, prediligere la spesa sfusa o i marchi che utilizzano packaging riciclabile o compostabile.
- Riduci gli acquisti, perché ogni oggetto che compriamo ha un impatto sull’ambiente.
- Fai la raccolta differenziata e destina ogni oggetto al giusto bidone
- Partecipa agli interventi di cleanup: raccogli i rifiuti abbandonati nell’ambiente così da evitare che finiscano nei fiumi e poi nei mari
- Fai rete e collabora con gruppi ambientalisti locali, così da sensibilizzare chi vive intorno a te
- Fai scelte politiche verdi, votando per candidati e partiti che mettono al primo posto ambiente, economia circolare e lotta all’inquinamento

Foto di OCG Saving The Ocean / Unsplash
Maria Enza Giannetto
