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Plastic Free Onlus: tutti a caccia di plastica per salvare l’ambiente

Rosa Oliveri
16 Aprile 2021

Sono sempre di più i volontari dell’associazione nazionale Plastic Free Odv Onlus. E sono sempre di più gli eventi di raccolta di plastica organizzati sul territorio nazionale dai referenti, cui partecipano migliaia di volontari che amano il Pianeta, il Mare e cercano di sensibilizzare gli altri riguardo i rischi legati all’uso della plastica (e soprattutto di quella monouso). Sono tantissimi gli eventi a carattere nazionale organizzati dalla onlus per ripulire il nostro paese di rifiuti. 

Plastic free onlus

Foto: Plastic Free Onlus

Plastic Free Odv Onlus: «Riciclare non basta: dobbiamo invertire la rotta»

Plastic Free Odv Onlus è un’associazione costituita il 29 luglio 2019 per informare e sensibilizzare più persone possibili sulla pericolosità della plastica, in particolare di quella monouso. Nata dalla volontà di alcuni attivisti che, nel loro piccolo, avevano sempre raccolto plastica (anche in solitaria) durante le loro passeggiate al mare o in campagna, l’associazione, in poco più di 20 mesi, è riuscita a coinvolgere circa 265 mila utenti online e a raccogliere 364 tonnellate di plastica con gli eventi di raccolta.

“Il vero problema – scrivono sul sito – è il rapporto tra la plastica e l’uomo, un fallimento. Questo è il motivo per il quale la plastica, in particolare quella monouso, deve essere tolta dalle mani della massa. Fino a quando non sarà trovata un’alternativa valida, è ancora giustificato il suo utilizzo dove può fare davvero la differenza, ad esempio nella medicina o dove non è utilizzata per 5 minuti e poi buttata via, spesso nell’ambiente”.

LEGGI ANCHE >>> Plastica, un vademecum per il corretto utilizzo del monouso<<< 

E di fatti la plastica creata fino ad oggi esiste ancora e i numeri sono sempre più preoccupanti anche perché, ricordiamo, la plastica ha dei tempi di degradazione talmente lunghi che è come se non si decomponesse mai.

 “Impatta sull’ambiente- dicono i volontari di Plastic Free – , oltre 12 milioni di tonnellate di plastica ogni anno finiscono in natura. Impatta sugli animali, oltre 100.000 mammiferi muoiono ogni anno dopo aver ingerito plastica. Impatta sull’uomo, ogni settimana mangiamo circa 5 grammi di plastica”. Ed è proprio a partire da questi principi che oggi, l’associazione italiana, con ormai 550 referenti in tutt’Italia e ben 4 mila associati che sostengono tutti i vari progetti (come Adotta una tartaruga, Comuni Plastic Free, Aziende Plastic Free) si ha affrontato la sua prima Giornata nazionale del 2021 (la prima in assoluto è stata a settembre 2020), con decine e decine di appuntamenti di raccolta in tutta Italia (consultabili sul sito), che è stata proclamata per il 18 aprile.

I dati della plastica nel mare

La plastica rappresenta circa l’80% dei rifiuti marini e deriva dalle attività umane sia terrestri sia marine. Secondo gli ultimi dati dell’UNEP, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente, la lotta ai rifiuti marini richiede la conoscenza delle fonti, dei percorsi e degli impatti. Richiede programmi di monitoraggio e valutazione armonizzati a livello mondiale per guidare le misure e valutarne l’efficacia. Le stime dell’Unep parlano di milioni di tonnellate di plastica che finisce nell’oceano attraverso i fiumi ogni anno.

In pratica, seguendo questo trend nel 2050 il peso della plastica nei mari sarà superiore a quello delle creature marine, un danno irreversibile per l’intero ecosistema. “La notizia più incredibile degli ultimi mesi  – come sottolinea anche Plastic Free –  è stato il ritrovamento di plastica nel punto più profondo conosciuto dei mari di tutto il mondo: una busta di plastica e involucri di caramelle sul fondo della Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico”. E non dimentichiamo che nel Pacifico esiste il Pacific Trash Vortex ovvero la Great Pacific Garbage Patch enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica) che sembra una vera e propria isola.

Ma come finisce tutta la plastica in mare? L’UNEP ha individuato tra le principali cause:

  1. le discariche illegali di rifiuti domestici e industriali e quelle legali mal gestite
  2. lo scarso trattamento delle acque reflue e gli sversamenti di acque reflue
  3. le cattive abitudini da parte delle persone che utilizzano le spiagge a fini ricreativi o per pesca sportiva
  4. l’attività industriale, in particolare le industrie con processi che coinvolgono materiali plastici
  5. i trasporti
  6. le attività legate alla pesca
  7. i contenitori per i rifiuti non adeguatamente coperti e le strutture per il contenimento dei rifiuti non chiuse ermeticamente
  8. i rifiuti abbandonati al suolo che gli agenti atmosferici (pioggia o neve o vento trasportano nei corsi d’acqua).

>>LEGGI ANCHE >>> Cristina Finucci: “Sono la presidente dello stato dei rifiuti”<<< 

Rosa Oliveri

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