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Bonifica dell’amianto: a che punto è l’Italia?

Ce ne è ancora tantissimo da rimuovere e ci vorrebbe quasi un secolo per bonificarlo tutto. E a causa sua ogni anno 6000 italiani muoiono di mesotelioma e per altre neoplasie a esso correlate

Fabio Di Todaro
4 Settembre 2018

Provocatoriamente, Ezio Bonanni parla dell’Italia come della «Repubblica dell’amianto». E non ha tutti i torti, il presidente dell’Osservatorio Nazionale che monitora tanto l’aspetto ambientale quanto quello sanitario correlato all’asbesto: fuori legge dal 1992, ma presente ancora in maniera capillare in edifici di precedente costruzione. Viviamo nella Repubblica dell’amianto perché «di amianto si si continuerà a morire per i prossimi 130 anni, considerando che, anche con le più rosee aspettative, le bonifiche non finiranno prima di 85 anni». La bonifica dell’amianto, insomma, è ancor lontana dal poter essere considerata conclusa, anzi.

Bonanni soppesa le parole, ma i numeri dicono più di qualsiasi considerazione accessoria. Vorrà dire che molti degli italiani oggi viventi morirà in un Paese che non ha ancora risolto una piaga pressoché endemica fin dalle scuole, che da nido protetto dei nostri figli spesso si trasformano nei primi luoghi in cui poniamo a rischio la loro salute. Oltre 40 milioni sono le tonnellate di amianto ancora disseminate lungo l’intera Penisola.

Bonifica dell'amianto negli edifici

Secondo l’Osservatorio Nazionale sull’Amianto le bonifiche non finiranno prima di 85 anni, Image by iStock

Il nodo della bonifica dell’amianto

Nel nostro Paese, a distanza di ventisei anni dall’entrata in vigore della legge 257, poco è stato fatto sul fronte del risanamento ambientale e dello smaltimento dei materiali contenenti amianto per arginare l’impatto sanitario provocato dall’esposizione alla fibra «killer». All’incirca 2400 scuole, più ospedali, altri edifici pubblici, aeromobili, navi e altri mezzi militari: è qui che l’amianto è ancora largamente presente, per negligenza e perché le pastoie burocratiche sembrano essere senza fine anche quando di mezzo ci va la nostra salute.

Ogni 12 mesi vengono smaltite 380mila tonnellate di rifiuti del minerale, per quasi cinquant’anni utilizzato da diversi settori industriali: dalla cantieristica navale al tessile, dal metalmeccanico all’edilizia. Ma il quadro è ancora largamente incompleto.

Sul territorio nazionale, come si evince dal dossier «Liberi dall’amianto» redatto da Legambiente, sono 370mila le strutture in cui è presente la miscela di minerali, per un totale di quasi 58milioni di metri quadrati di coperture. Di queste, oltre ventimila sono siti industriali, 50.744 sono edifici pubblici, 214.469 sono edifici privati (+50% rispetto al 2015%), 65.593 le coperture in cemento amianto (+95% rispetto al 2015%) e 18.945 altra tipologia di siti. Ma al questionario inviato da Legambiente hanno risposto soltanto 15 regioni su 20. Le attività di censimento sono state completate da sei Regioni (Campania, Emilia Romagna, Marche, Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Trento), mentre le restanti dichiarato che la procedura è ancora in corso la procedura di censimento del territorio o non è nemmeno ancora partita (Lazio, Abruzzo). La Lombardia, che prevedeva la bonifica completa entro il 2015, ha ancora oltre duecentomila siti attivi.

Per fortuna nella maggior parte dei siti da bonificare c’è amianto compatto, in matrice di cemento, ed è meno pericoloso dell’amianto friabile che rilascia residui più facilmente; tuttavia anche quello compatto, essendo nell’ambiente almeno dal 1992, data in cui l’uso dell’amianto è stato vietato in Italia, è spesso deteriorato e quindi anch’esso pericoloso.

Oltre al discorso culturale ed economico, anche se in molti Comuni è già possibile chiedere un contributo economico per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto, il vero problema è rappresentato dalla mancanza di una regia delle operazioni di bonifica. Da qui la situazione a macchia di leopardo presente in Italia, dove a promuovere la bonifica dell’amianto degli ambienti di vita e di lavoro sono per lo più i singoli Comuni: con poche punte di eccellenza e tante situazioni da migliorare.

Amianto

Secondo Legambiente, sono 370mila le strutture in cui è presente l’amianto per un totale di quasi 58milioni di metri quadrati di coperture, Image by iStock

Bonifica dell’amianto: lo smaltimento è l’anello debole della catena

Lo smaltimento è l’altro anello debole della catena. Le regioni dotate di almeno un impianto specifico per l’amianto sono solo otto, per un totale di diciotto impianti. In Sardegna e in Piemonte ce ne sono quattro (di cui uno per le sole attività legate al sito di interesse nazionale di Casale Monferrato), tre in Lombardia e due in Basilicata ed Emilia Romagna. Soltanto un impianto per Friuli Venezia Giulia, Puglia e nella Provincia Autonoma di Bolzano.

A oggi quasi tutti questi siti risultano pieni e comunque sarebbero a malapena sufficienti a smaltire i soli quantitativi già previsti. Secondo l’Istituto per la Protezione e la Ricerca sull’Ambiente (Ispra), nel 2015 nel nostro Paese sono stati prodotti 369mila tonnellate di rifiuti contenenti amianto e, di questi, ben 227mila tonnellate sono stati smaltiti in discarica, mentre 145mila tonnellate di rifiuti contenenti amianto sono stati esportati nelle miniere dismesse della Germania.

Il flop italiano in materia di amianto è tutto in questi numeri: produciamo tanto e smaltiamo correttamente poco. Per questa seconda componente, dobbiamo comunque rifarci all’estero, perché non avremmo la capacità per sbrigarcela da soli.

Amianto: i numeri della strage sanitaria

Passando dalla questione ambientale a quella sanitaria, secondo gli specialisti questo ritardo porterà il Paese a registrare un picco dei nuovi casi di mesotelioma tra il 2020 e il 2025, cui potrebbe seguire una fase di stabilizzazione verso l’alto per diversi decenni.

Anche se il mesotelioma è stato inserito nell’elenco delle malattie professionali, vi sono ancora inconcepibili ritardi nel riconoscimento previdenziale. Vanno inoltre garantiti uguali diritti ai pazienti con mesoteliomi insorti dopo esposizioni ambientali ad amianto, ai familiari dei lavoratori e alla popolazione generale.

Il rischio è considerato elevato per alcune categorie di lavoratori: essenzialmente gli edili, quelli che fanno le bonifiche e ristrutturano gli edifici costruiti prima del 1992 e coloro che nell’industria lavorano per togliere le coibentazioni, che un tempo si realizzavano spesso con amianto. Le statistiche danno l’idea dell’emergenza. Il mesotelioma, il tumore che si origina dalle cellule del mesotelio per effetto delle fibre di amianto, rappresenta l’ottava causa di morte oncologica sia negli uomini sia nelle donne. A oggi, in Italia, sono 2732 le persone che stanno combattendo contro la malattia. L’amianto è responsabile di oltre seimila morti ogni anno, soltanto in Italia: per mesotelioma, ma anche per altre neoplasie a esso correlate (polmone, ovaio, laringe, faringe, stomaco e colon-retto).

tetto di amianto prima della bonifica

L’amianto è responsabile di oltre seimila morti ogni anno, soltanto in Italia: per mesotelioma, ma anche per altre neoplasie a esso correlate (polmone, ovaio, laringe, faringe, stomaco e colon-retto), Image by iStock

Le promesse del nuovo governo in termini di bonifica dell’amianto

L’ultimo a dichiarare lotta senza quartiere all’amianto è stato Sergio Costa, il nuovo ministro dell’Ambiente che di problematiche di salute correlate all’inquinamento ambientale se ne intende, avendo agito da comandante regionale della Forestale nella Terra dei Fuochi, con l’obiettivo di stanare coloro che sversano rifiuti e appiccano roghi.

Il titolare del dicastero «verde» ha proposto una cabina di regia unica sull’amianto. Nelle migliori intenzioni, dovrà occuparsi della mappatura, della bonifica, del monitoraggio e della ricerca. «Non possiamo più aspettare». Ci sono zone d’Italia dove la mappatura dei siti contenenti amianto ancora non esiste. Scuole, ospedali, edifici pubblici in generale: in molti casi l’amianto continua a essere presente in luoghi simbolo dello Stato. Per questo la volontà di Costa ha raccolto subito consensi tra i sindaci. «Incontriamoci presto per unire le forze», spiega Antonio De Caro, primo cittadino di Bari e presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci).

Qualche buon esempio esiste, De Caro parte proprio dagli ultimi raccolti: «Vorremo che la collaborazione che ha consentito di effettuare una mappatura della presenza di amianto negli edifici scolastici di tre aree pilota, individuate nelle province di Avellino, Pisa e Alessandria, nell’ambito di Asbesto 2.0 sia estesa come esempio virtuoso di azione multilivello con priorità per gli edifici scolastici e ospedalieri». A partire dall’autunno, si vedrà quante di queste buone intenzioni saranno tradotte in azioni concrete.

Twitter @fabioditodaro

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