Wise Society : Olio extravergine d’oliva italiano: stop a “tarocchi” e imitazioni
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Olio extravergine d’oliva italiano: stop a “tarocchi” e imitazioni

Dall'università e dal Cnr di Perugia, un metodo di analisi molecolare per "stanare" il finto made in Italy

Ilaria Lucchetti
6 dicembre 2012

foto di IronTuna/flickrOlio extravergine da olive non italiane, pomodori spacciati per nostrani ma con gli occhi a mandorla, gorgonzola dai Paesi nordici, Salam Napoli prodotto in Romania, Pamesao brasileiro anziché padano o di Parma-Reggio e sugo di San Marzano made in Usa.

Sono tante le “mostruosità” alimentari che da tempo popolano gli scaffali di negozi al dettaglio e della grande distribuzione. Cloni più o meno benfatti della tradizione culinaria italiana che ha fatto scuola nel mondo. E che proprio per questo è nel mirino dei contraffattori del settore.

Ma ora arriva una buona notizia che riguarda la possibilità di tutelare il nostro olio extravergine, un sistema messo a punto dall’università e dal Cnr di Perugia in un progetto Unaprol (Consorzio olivicolo italiano), cofinanziato dal Mipaaf (ministero Politiche agricole, alimentari e forestali).

Si tratta di un metodo di analisi molecolare dell’olio basato sull’impiego di marcatori DNA. In pratica, è stata affiancata la rintracciabilità dei documenti a quella di alcuni macro e micro componenti contenuti nell’olio extra vergine di oliva che permettono di stabilire l’origine genetica e geografica. Dall’analisi di tali composti, sviluppata su un numero rilevante di campioni di sicura origine nazionale, è stato elaborato un modello statistico in grado di validare con buona approssimazione la provenienza nazionale dell’olio. Quindi, con questa procedura è possibile distinguere varietà di olivo non nazionali, provenienti da Paesi dai quali vengono importate grandi quantità di olio. E applicando questa prassi su diversi campioni di origine italiana si è riusciti ad accertare l’assenza di contaminazione di prodotti provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia. «Lo studio che abbiamo finanziato ha permesso di evidenziare che i metodi di analisi classici non consentono di identificare l’origine e la composizione varietale dell’olio – ha commentato Pietro Sandali, direttore generale di Unaprol – in un mercato globalizzato in cui ci rifilano come made in Italy i pomodori dalla Cina, il gorgonzola dalla Svezia, il sugo di San Marzano dagli Usa, il Pamesao dal Brasile e il Salam Napoli prodotto in Romania, uno stop all’olio con il “passamontagna” era d’obbligo per dare ai consumatori la possibilità di fare acquisti consapevoli»

Anche in considerazione della fragilità propria del settore: infatti rispetto al totale della produzione mondiale di grassi, tutto l’olio di oliva prodotto nel mondo rappresenta appena il 2% contro il 31% dell’olio di palma, il 29% di quello di soia, il 15% di colza e l’8% di girasole.

Da oggi però sarà più semplice difendersi dai “tarocchi” che affollano le nostre tavole, almeno per quanto riguarda l’olio.

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