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Pasta e riso, in Italia arriva l’etichettatura trasparente

Da febbraio 2018, grazie a due decreti interministeriali che sfidano l'Europa sui tempi, la pasta e il riso made in Italy dovranno riportare sulle confezioni il paese di coltivazione, lavorazione e confezionamento

Mariella Caruso /Nabu
31 agosto 2017

pasta, riso, etichettatura trasparente

Da febbraio 2018 entrano in vigore i provvedimenti che introducono la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero caseari, foto iStock


Cambiano le regole sull’etichettatura di riso e pasta. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei due decreti interministeriali, firmati da Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, e Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, entrano in vigore i provvedimenti che introducono la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero caseari. I decreti prevedono, a partire dalla pubblicazione in Gazzetta (16 e 17 agosto, rispettivamente), una fase di 180 giorni per l’adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte.

OBBLIGO DA META’ FEBBRAIO – L’obbligo scatterà quindi dal 16 febbraio 2018 per il riso e dal 17 febbraio 2018 per la pasta. In questo modo l’Italia, anticipando di fatto tutti gli Stati Membri e l’Ue che sta proseguendo lentamente lungo il percorso della trasparenza, avrà finalmente etichette più trasparenti in vista della piena attuazione del regolamento europeo 1169 del 2011 sull’etichettatura alimentare. Un territorio su cui, l’Italia sta praticamente sfidando, in modo costruttivo l’Europa. I decreti interministeriali, infatti, decadranno in caso di piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati. I provvedimenti interministeriali arrivano anche dopo una consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini e che ha rivelato come oltre l’85% degli italiani consideri importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare.
COSA CAMBIA CON LE NUOVE NORME – Il decreto grano per la pasta prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno riportare obbligatoriamente in etichetta le seguenti diciture: paese di coltivazione del grano e paese di molitura/macinazione. Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE e NON UE. Mentre se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, ad esempio proprio in Italia, si potrà usare la dicitura: «Italia e altri Paesi UE e/o non UE».Per quanto riguarda il riso, il provvedimento prevede che sull’etichetta vengano indicati il paese di coltivazione del riso, quello di lavorazione e quello di confezionamento. Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura “Origine del riso: Italia”. Se invece le fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Inoltre, le norme specificano che le indicazioni sull’origine di grano e riso dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili e indelebili.

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