Wise Society : «Gli individui possono battere le lobby delle multinazionali»
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«Gli individui possono battere le lobby delle multinazionali»

L'europarlamentare Jose Bové, già attivista nella lotta contro gli Ogm, lancia l'allarme sulla tutela delle Dop europee

Mariella Caruso/Nabu
26 settembre 2016

Ci sono i giganti. E sono le multinazionali dei farmaci, del cibo, dell’energia. Ma il potere di una moltitudine di individui che credono in qualcosa non può essere fermato da nessuno. Il messaggio, molto chiaro, è stato lanciato dall’attivista, nonché contadino ed europarlamentare francese, Jose Bové, e dalla docente statunitense della Berkley University, esperta di nutrizione e politiche alimentari, Marion Nestle. «Loro sono giganti, ma noi siamo moltitudine», hanno ribadito i due intervenendo a Terra Madre Salone del Gusto 2016.

multinazionali, Jose Bové

Secondo l’europarlamentare Jose Bové nella lotta alle lobby delle multinazionali ogni individuo può svolgere un ruolo importante- Foto Pixabay

GLI OGM – Sul piatto la questione degli Ogm che mettono a rischio non solo la biodiversità, ma anche la sovranità alimentare della popolazione mondiale. I contadini, infatti, non possono ripiantare i semi ricavati dal loro raccolto, ma sono costretti a ricomprarli dalle multinazionali. Una causa che, lentamente, sta entrando a pieno titolo anche negli Stati Uniti, un Paese che fino a poco tempo fa non si interrogava su quello che mangiava. «Credo – spiega la docente – che, oggi, la questione degli Ogm sia quella che può mettere insieme molte persone. Il 90% dei prodotti consumati negli USA sono geneticamente modificati. Oggi esistono molti gruppi che stanno spingendo per avere un’etichettatura corretta che permetta loro di sapere cosa mangiano». Una spinta dal basso che ha costretto anche i politici americani a tenere in debita considerazione la volontà della gente, e non solo quella delle lobby. «Il Congresso ha dovuto fare una legge in questa direzione e diverse industrie stanno cercando di capire come reagire».

L’EUROPA COME MODELLO – «Non è un caso che Slow Food e Terra madre siano nati in Italia, né che l’Unesco abbia riconosciuto il pranzo francese come “patrimonio dell’umanità” – ha spiegato, dal canto suo, Bové – . Mentre nella cultura statunitense il rapporto con il cibo ha un concetto di utilità (mangio perché mi serve per vivere) e gli ambientalisti hanno avuto inizialmente molte difficoltà a portare avanti questi dibattiti sulla presenza di Ogm nell’alimentazione, in Europa i cittadini sono stati i primi a combattere gli Ogm. Senza questa mobilitazione, oggi le sementi Ogm sarebbero piantate ovunque». Anche in Italia il “potere” dei consumatori è stato evidente negli ultimi anni in cui il dibattito sul largo utilizzo dell’olio di palma nell’industria alimentare evidenziato dalla legislazione sull’etichettatura ha portato le aziende a un passo indietro, almeno nei prodotti da forno, con tanto di azione di marketing a sottolineare il comportamento virtuoso.

Slow Food, Multinazionali, José Bové

Loro (le multinazionali) sono giganti, noi siamo moltitudine, Foto: Alessandro Vargiu Slowfood

LE ALTRE BATTAGLIE – Ogm a parte, oggi, fa notare Bové, un altro problema è quello degli accordi commerciali tra Stati. «Oggi i trattati internazionali favoriscono le industrie, non certo i consumatori e la loro tutela», sottolinea l’europarlamentare. «In questo momento, per esempio, il Parlamento europeo sta discutendo il Ceta, il trattato di libero scambio con il Canada. Il grosso problema – continua – riguarda le protezioni di marchi europee. L’accordo prevede che soltanto 140 Dop europee siano protette anche in Canada rispetto alle 1400 esistenti. Ma tutte hanno pari diritti, non ci sono eccellenze di serie B. In Italia ci sono 305 indicazioni geografiche protette (Igp), di queste solo 35 sono nella lista. In questo modo si tradiscono il diritto europeo e le battaglie dei cittadini, solo per difendere degli interessi economici».

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