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Basta con le frodi: ecco la rivoluzione delle etichette alimentari

Dal 13 dicembre aziende obbligate a indicare molti più dettagli: tra questi origine della materia prima, profilo nutrizionale e pure la natura degli oli utilizzati

Fabio Di Todaro
10 dicembre 2014

Image by © CorbisOrigine della materia prima e profilo nutrizionale: sono queste le principali novità che, dal 13 dicembre, comporteranno un aggiornamento delle etichette degli alimenti. Si tratta di un passo previsto da tempo, dal momento che l’Italia si appresta ad attuare un regolamento dell’Unione Europea del 2011: numero 1169. Quali saranno le conseguenze di questa piccola rivoluzione? I produttori avranno l’obbligo di presentare con estrema chiarezza e leggibilità tutte le informazioni. Nessun alimento avrà più misteri, in modo da permettere ai consumatori di scoprire con più facilità i segreti dei prodotti esposti sugli scaffali nei supermercati.

Il nuovo pacchetto di norme presenta molte luci, ma anche qualche ombra. Tra queste la rimozione degli stabilimenti di produzione o confezionamento di un alimento. Un passaggio su cui il legislatore europeo non s’è pronunciato e che è stato regolamentato dal Governo italiano. Il ministero per lo Sviluppo economico ha ritenuto di poter fare a meno di questa informazione, lasciando alle aziende il potere di decidere se esprimersi o meno. Una lacuna che rischia però di avere gravi contraccolpi nel caso in cui si manifesti una contaminazione alimentare. Prima era possibile rintracciare immediatamente la sede di produzione di un alimento. Da domenica prossima lo sarà un po’ meno, se le aziende non si sbilanceranno. Detto questo, sono diverse le novità previste dalla nuova etichetta.

Image by © Ryan Stuart/moodboard/CorbisVale dunque la pena di presentarle, in modo da prepararci a questa piccola e tanto attesa rivoluzione. Diverse le notizie positive. Tutte le indicazioni dovranno essere stampate in modo chiaro e leggibile in carattere superiore a 1,2 millimetri (nelle confezioni più piccole il carattere dovrà essere pari o superiore a 0,9 millimetri). Quali informazioni dovranno obbligatoriamente comparire sul packaging di un alimento? La denominazione, la durabilità del prodotto – espressa come data di scadenza o termine minimo di conservazione, oltre il quale una pietanza può ancora essere consumata senza rischi per la salute -, l’elenco degli ingredienti, le condizioni di conservazione e uso, il paese d’origine, il nome o la ragione sociale dell’azienda, la lista degli allergeni (presentati in grassetto o con lettere maiuscole), l’origine della materia prima e la dichiarazione nutrizionale.

Questi ultimi sono gli aspetti più importanti. Una variazione importante riguarda l’estensione obbligatoria dell’origine di provenienza, anche per le carni suine, avicole, caprine e ovine. L’indicazione è stata finora “obbligatoria” soltanto per quelle bovine – dopo il clamore provocato a inizio millennio dalla “mucca pazza” – oltre che per l’olio di oliva, la frutta fresca e gli ortaggi. I consumatori europei avranno dunque a loro disposizione tutte le informazioni utili per effettuare una scelta consapevole dei prodotti. L’obbligo riguarderà anche gli aspetti nutrizionali.

L’introduzione di una tabella nutrizionale, obbligatoria per la quasi totalità degli alimenti, con la precisazione dei grassi saturi, degli zuccheri e del sale, ridurrà al minimo il rischio di imbattersi in calorie “nascoste”. Finirà anche il raggiro sugli oli vegetali: non basterà più indicarli come tali, ma occorrerà specificare la fonte da cui sono tratti. Sarà più chiaro così scovare l’utilizzo di oli poco nobili, a partire da quello di palma, largamente utilizzato per la produzione di snack e alimenti per la prima colazione. Il produttore può indicare l’apporto calorico di una singola porzione esprimendo quale quota rappresenta del fabbisogno calorico standard giornaliero: fissato a duemila chilocalorie per l’adulto medio.

Image by © Rob Melnychuk/CorbisTra le informazioni facoltative che un produttore potrà inserire in etichetta, ci sono le indicazioni nutrizionali e sulla salute: noti nel settore come “claims”. Si tratta di ulteriori specifiche sulle proprietà del prodotto, validate nei contenuti dall’Efsa, l’autorità europea sulla sicurezza alimentare. Qualche esempio per gli aspetti nutrizionali: “a basso o a ridotto contenuto calorico”, “senza calorie”. E così via per gli zuccheri e per i grassi. Quanto alla salute, invece, potranno comparire indicazioni del tipo: “Il calcio è necessario per il mantenimento di ossa normali”. Oppure: “È dimostrato che la sostanza in questione abbassa il colesterolo nel sangue». Sempre che sia tutto provato dal punto di vista scientifico, naturalmente.

Twitter @fabioditodaro

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