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Morbillo: in Italia il tasso di copertura diminuisce

In base ai dati dell'Istituto Superiore di Sanità in soli quattro mesi si è già raggiunta la soglia di segnalazioni che di solito si raggiungono in un anno.

Fabio Di Todaro
26 Giugno 2017
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In Italia è in corso un’epidemia, certificata dai dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità: 3.074 casi di morbillo registrati dal 1 gennaio al 18 giugno 2017, pari al 43 per cento di tutte le diagnosi effettuate nel Vecchio Continente. Image by iStock

Era necessario attendere la morte del piccolo Marco (il nome è di fantasia) per riaccendere il dibattito sull’imprescindibilità di alcuni vaccini? Il bambino, affetto da leucemia linfoblastica acuta, è morto in realtà per colpa del morbillo. C’è la quasi certezza che il cancro non lo avrebbe ucciso, dal momento che otto malati su dieci riescono a vivere bene anche oltre. Ma a spezzare la vita di questo piccolo paziente di sei anni sono state le complicanze del morbillo: non all’ordine del giorno, ma nemmeno infrequenti, a maggior ragione in una persona il cui sistema immunitario è fiaccato da otto mesi di chemioterapia. Inevitabile è stata dunque la riproposizione del dibattito sui vaccini, sempre attuale dopo l’obbligo vaccinale nei confronti di 12 potenziali agenti infettivi che il Governo ha voluto introdurre a partire dal prossimo anno scolastico.

COSA È ACCADUTO NEGLI ULTIMI SEI MESI? – Marco era ricoverato dallo scorso mese di ottobre: prima nel reparto di clinica pediatrica e poi in rianimazione, quando le sue condizioni sono peggiorate a causa del morbillo. Non era stato vaccinato prima o non lo si era potuto proteggere dal momento della diagnosi della leucemia in avanti, perché a quel punto tutte le vaccinazioni sono sconsigliate. Le complicazioni respiratorie lo hanno costretto a stare attaccato per mesi alla macchina che permette la circolazione extracorporea e che consente di pompare il sangue quando il battito del cuore è talmente debole da non farcela da solo. Fino a pochi giorni fa, quando Marco ha abdicato di fronte a una vita diventata troppo ripida per un bambino di sei anni. Sulla sua pelle, adesso, si sta giocando la partita tra i sostenitori convinti della necessità di tornare all’obbligo vaccinale e il movimento no-vax, il cui silenzio in rete nelle ultime ore è stato più eloquente degli improperi contro l’immunizzazione dei più piccoli.

IL RUOLO DEI FRATELLI – Di certo c’è, come asserito nel fine settimana a più riprese da Andrea Biondi, direttore della clinica pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza, «che non è possibile definire chi abbia contagiato Marco», in risposta a chi per qualche ora aveva puntato il dito contro i genitori e la mancata vaccinazione anti-morbillo dei due fratelli poco più grandi di Marco. «Tutti e tre i figli della coppia avevano fatto le vaccinazioni esavalenti», ha confermato Biondi, con riferimento alla difesa dalla difterite, dal tetano, dalla poliomelite, dall’epatite B, dalle malattie invasive da Haemophilus B e dalla pertosse acellulare. «Detto ciò, non è detto che una eventuale vaccinazione antimorbillo l’avrebbe salvato». I fratelli, inoltre, hanno avuto il morbillo «in un secondo momento», in tempi non compatibili con il contagio della piccola vittima: non c’entrerebbero nulla, dunque. «La causa – prosegue Biondi – è l’ondata di epidemia di morbillo che ha colpito tutta l’Italia e che purtroppo è causata dalle mancate vaccinazioni degli ultimi anni». Di sicuro c’è però che l’immunizzazione di tutte le persone a stretto contatto con Marco avrebbe potuto proteggerlo. È questa l’efficacia della cosiddetta «strategia del bozzolo» («cocooning», in inglese), che prevede proprio l’immunizzazione di tutte le persone a stretto contatto con i bambini, per ridurre il rischio che si ammalino.

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Il tasso di copertura contro il morbillo è sceso all’85 per cento: mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci indica come soglia di sicurezza dieci punti percentuali in più. Image by iStock

IN ITALIA È IN CORSO UN’EPIDEMIA DI MORBILLO – Pianta la scomparsa del piccolo Marco, ora ci si interroga se quanto accaduto sortirà un effetto opposto relativamente ai tassi di adesione alla vaccinazione trivalente: in grado di proteggere dal morbillo, dalla parotite e dalla rosolia. In Italia è in corso un’epidemia, certificata dai dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità: 3.074 casi di morbillo registrati dal 1 gennaio al 18 giugno 2017, pari al 43 per cento di tutte le diagnosi effettuate nel Vecchio Continente. In soli quattro mesi, si è già raggiunta la soglia di segnalazioni che di solito si raggiungono in un anno. Da qui la scelta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha redatto il decreto con cui a partire da settembre saranno richieste le vaccinazioni obbligatorie per le iscrizioni ad asili nido e materne. La revoca dell’obbligo, risalente al 1998, ha portato a pensare che «se una malattia scompare si può evitare di vaccinare i bambini», è il pensiero amaro di Biondi. Da qui allo scenario attuale, il passo è stato piuttosto breve. Il tasso di copertura contro il morbillo è sceso all’85 per cento: mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci indica come soglia di sicurezza dieci punti percentuali in più. Questa forbice fa venire meno l’«immunità di gregge», con cui si intende l’effetto protettivo che alti tassi di copertura vaccinale assicurano nei confronti di tutta la popolazione (anche quella non vaccinata). Questa soluzione, come la «strategia del bozzolo», avrebbe potuto salvare Marco.

COSA CAMBIA DA SETTEMBRE? – Come detto, dunque, per iscriversi al prossimo anno scolastico i bambini dovranno essere protetti da dodici malattie: poliomielite, difterite tetano, epatite B, pertosse e infezioni da Haemophilus influenzae B (attraverso l’esavalente); morbillo, parotite, rosolia e varicella (quadrivalente); le vaccinazioni contro i due meningococchi (B e C). dal provvedimento rimangono fuori due vaccinazioni per l’infanzia (anti-rotavirus e anti-penumococcica), quella contro i meningococchi ACWY (unica formulazione quadrivalente) e quella contro l’Hpv: offerta comunque gratuitamente ad adolescenti di ambo i sessi all’età di 11 anni.

Twitter @fabioditodaro

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