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Antibiotico-resistenza: un problema globale per l’uomo e l’ambiente

Lucia Fino
1 Agosto 2021

Un problema globale che non conosce confini geografici e barriere di specie e che interessa nello stesso modo uomo, animali e ambiente. Una seconda pandemia, più nascosta ma comunque pericolosa, che è peggiorata durante questo ultimo periodo in cui si è diffuso il Covid-19. Tutto questo e molto altro è lantibiotico-resistenza (in inglese AntiMicrobial Resistance, AMR): un fenomeno che in Italia era già un problema ma che a partire dai primi mesi in cui è comparso il virus Sars-Cov 2 è diventato ancora più importante. Un rischio forse sottotraccia ma che rischia di farci molto male nei prossimi anni. Vediamo di che si tratta e che cosa possiamo fare in prima persona.

Antibiotici e antibiotico resistenza

Foto di Raimond Klavins / Unsplash

Cos’è l’antibiotico-resistenza? 

Gli antibiotici sono farmaci in grado di combattere le infezioni batteriche uccidendo i batteri stessi e impedendone la proliferazione. Non sono tutti uguali: ne esistono più di quindici categorie, con differente struttura chimica e azione battericida. L’antibiotico-resistenza è una reazione naturale dei batteri, che sono organismi semplici, unicellulari: un sistema di difesa con cui si proteggono dall’antibiotico attraverso enzimi che lo inattivano o cambiando le loro caratteristiche attraverso mutazioni genetiche così da sfuggire al farmaco.

Per contrastarli, quindi, anche gli antibiotici dovrebbero essere sempre nuovi, sempre diversi, cosa che non accade perché i farmaci proposti via via via dalla ricerca non sono sufficienti. Se riflettiamo sul fatto che gli antibiotici esistono da poco più di 70 anni e che molti hanno già perso efficacia il problema appare in tutta la sua portata.

Una minaccia globale

L’antibiotico resistenza è una minaccia che investe non soltanto l’uomo ma anche l’ambiente e le altre specie viventi. Quando i batteri “si allenano” a resistere agli antibiotici la prima conseguenza che si nota è quella sulla salute umana: le cure diventano difficili, senza quell’effetto veloce che contraddistingue gli antibiotici, il rischio di complicanze aumenta e così quello di conseguenze gravi permanenti o di morte.

Ma non è solo l’uomo a essere in pericolo: anche gli animali domestici e quelli di allevamento rimangono esposti a infezioni diffcilmente curabili, si ammalano spesso e gravemente. L’abuso di antibiotici, infine, colpisce l’ambiente: acqua, suolo e vegetazione possono, infatti, essere contaminati dai residui di questi medicinali. Le prime vittime? I batteri che vivono normalmente intorno a noi: l’habitat si altera.
Per questo gli scienziati propongono un approccio definito “One Health” contro l’antibiotico-resistenza: la salute dell’uomo va salvaguardata insieme a quella degli altri esseri viventi. Questa visione integrata e unitaria è stata adottata anche dall’Unione Europea e dal Ministero della Salute italiano.

Virus e batteri in laboratorio

Foto di CDC / Unsplash

I dati dell’antibiotico-resistenza in Italia

In Italia dopo anni di uso indiscriminato stiamo lentamente imparando a non esagerare con gli antibiotici. I dati però sono ancora allarmanti. Secondo il rapporto AIFA del 2019 il consumo di questi medicinali nel nostro Paese è ancora superiore alla media europea e soprattutto è spesso inadeguato. Nel 25% dei casi gli antibiotici vengono usati per contrastare infezioni verso cui sono inefficaci perché causate da virus e non da batteri: fra questi raffreddore, influenza, cistite non complicata. Insomma spesso il ricorso alla bustina o alla pasticca di antibiotico non ha nessuna giustificazione logica. E se parte dell’errore è dovuto al fai-da-te (in cui si tende anche a sbagliare i tempi della cura) tante prescrizioni secondo AIFA arrivano anche dai medici di medicina generale e dai pediatri, spesso sotto insistenza dei genitori.

Allevamenti intensivi sotto controllo

Anche l’uso di antibiotici negli allevamenti intensivi ha il suo peso: negli ultimi anni si è cercato di limitarlo il più possibile. Il Ministero della Salute italiano ha avviato un Piano nazionale per il contrasto dell’antimicrobico-resistenza, attraverso cui sta incrementando la sorveglianza e il monitoraggio su tutto il territorio nazionale, ccoinvolgendo laboratori pubblici e privati.

Ha anche messo a punto un sistema integrato, denominato “ClassyFarm” per la categorizzazione del rischio di sviluppo di antibiotico-resistenza all’interno degli allevamenti intensivi, che si basa sulla raccolta e l’elaborazione dei dati di diverse aree (salute e benessere animale, uso di medicinali, lesioni al macello) provenienti dalle attività del controllo ufficiale, dai sistemi informativi e banche dati già in uso dal Ministero e dalle attività in autocontrollo dell’azienda.

allevamento intensivo dei maiali

Foto: cristinistor ©123RF.com

Il Covid-19 ha peggiorato il problema

Con l’esplodere della pandemia da Covid-19 l’abuso di antibiotici nel nostro Paese è ulteriormente aumentato. Questo soprattutto nei primi mesi di diffusione del virus in cui venivano provate cure diverse: ben il 70% dei pazienti ospedalizzati per Covid-19 è stata tratta con antibiotici come profilassi o come tentativo di terapia. Particolarmente usata l’azitromicina che si è rivelata però quasi del tutto inutile. Secondo gli esperti le conseguenze (negative) di questo uso massiccio di antibiotici diventeranno ancora più evidenti nei prossimi anni.

Fermare l’antibiotico-resistenza: la campagna Adopt AwaRe dell’OMS

L’OMS dal 2017 sostiene la campagna Adopt AwaRe. In pratica si sono suddivisi gli antibiotici in tre tipi: Access, Watch, Reserve. L’organizzazione incoraggia l’uso di antibiotici Access ovvero a stretto spettro, più mirati ed efficaci, mentre si vuole limitare l’uso di quelli ad ampio spettro, Watch e Reserve, che agiscono su molti tipi di batteri e che più facilmente causano antibiotico-resistenza.
In futuro probabilmente avremo antibiotici innovativi ancora più “specializzati” e quindi con un target molto mirato, ma ci vorranno anni perché la ricerca in questo campo procede lentamente. Ecco perché diventa importantissimo usare nel modo giusto quelli disponibili ora.

Come usare bene gli antibiotici

Gli antibiotici devono essere usati solo contro infezioni causate da batteri: se la malattia è causata da un virus non servono. Ci deve essere prima una valutazione attenta da parte di un medico: no all’autoprescrizione. Non sono medicinali da automedicazione e possono essere venduti, in farmacia, solo dietro presentazione di una ricetta medica.

Una volta acquistati bisogna seguire le indicazioni del medico su dosaggio, tempistica e durata della terapia. Mai interrompere la cura prima del previsto: oltre a comprometterne l’efficacia si rischia di sviluppare antibiotico-resistenza.

Non sono tutti uguali: ogni antibiotico è specifico per agire su determinate malattie di origine batterica. Dosi avanzate da cure precedenti non vanno mai assunte senza aver consultato il medico: anche se i sintomi ci sembrano simili non è detto che il tipo di infezione batterica sia lo stesso. Gli antibiotici scaduti vanno smaltiti nel modo corretto, rivolgendosi al famacista (le farmacie dispongono di appositi contenitori destinati ai medicinali non più utilizzabili).

Le conseguenze dell’antibiotico-resistenza

Usare bene gli antibiotici ci consente non solo di curarci al meglio ma anche di affrontare il futuro con meno rischi: se la forza di questi farmaci viene meno torneremo al tempo (meno lontano di quanto di crede, meno di cento anni fa) in cui molte malattie uccidevano e tante terapie come quelle post-chirurgiche oppure oncologiche non erano possibili. Il rischio, insomma, è quello dell’apocalissi antibiotica.

I consigli per prevenire le infezioni

I consigli per limitare l’uso degli antibiotici puntano anche molto sulla prevenzione.

Il primo è rispettare una rigorosa igiene delle mani, come abbiamo imparato a fare durante la pandemia di Covid-19. Le mani vanno lavate spesso con acqua e sapone perché possono essere contaminate da batteri quando si toccano oggetti, persone, superfici, animali. In particolare lavare bene le mani diventa molto importante se si manipolano alimenti, prima di cucinare e mangiare, prima di toccare le lenti a contatto per indossarle o rimuoverle, dopo aver viaggiato su mezzi pubblici, dopo aver toccato spazzatura o altri oggetti sporchi. Se non si hanno a disposizione acqua e sapone in molte di queste situazioni si può usare un gel idroalcolico.

lavarsi le mani per prevenire l'antibiotico resistenza

Foto di Jason Jarrach / Unsplash

Quando si soffre di un’infezione delle vie aeree si possono utilizzare farmaci non antibiotici che migliorano le difese contro i virus o che proteggono le nostre barriere naturali come quelli che stimolano il trofismo delle mucose di naso e gola.
Se si soffre di infezioni ricorrenti come la cistite invece di abusare di antibitici (che alla fine risultano inefficaci) meglio prevenire l’infezione seguendo norme di igiene, usando integratori come il mirtillo rosso ad azione disinfettante e seguendo stili di vita adeguati (bere molto, evitare alimenti irritanti).

Lucia Fino

© Riproduzione riservata
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