Wise Society : In Europa più morti per l’inquinamento che per il fumo
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In Europa più morti per l’inquinamento che per il fumo

Secondo uno studio pubblicato sull’«European Heart Journal» da un gruppo di ricercatori dell’Università di Magonza (Germania), le morti evitabili provocate dall’aria che respiriamo sarebbero quasi nove milioni nel mondo

Fabio Di Todaro
13 marzo 2019

Più morti per l’inquinamento che per il fumo di sigaretta. Sono oltremodo preoccupanti le conclusioni di uno studio pubblicato sull’«European Heart Journal» da un gruppo di ricercatori dell’Università di Magonza (Germania), secondo cui le morti evitabili provocate dall’aria che respiriamo sarebbero quasi nove milioni nel mondo: poco meno di ottocentomila soltanto in Europa. Gli scienziati sono arrivati a ottenere questi dati inserendo in un modello matematico le informazioni messe a disposizione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (tassi e cause di mortalità per area, densità di popolazione, età, luogo di residenza) e le stime relative alla presenza di particolato fine (PM 2,5) e ozono nell’atmosfera. In questo modo si è potuto determinare il numero di morti «extra» attribuibili all’inquinamento per l’intera Europa e per i singoli Paesi europei. Ecco scoperto che, nel 2015, i decessi dovuti all’inquinamento in tutta Europa sarebbero stati di più rispetto a quelli provocati dal fumo di tabacco.

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede 250mila decessi all’anno a partire dal 2030 per malattie provocate dall’inquinamento, Image by Ralf Vetterle from Pixabay

L’INQUINAMENTO FA MALE (IN PRIMIS) AL CUORE – Un aspetto preoccupante, «perché per il fumo ognuno di noi può fare qualcosa, mentre chi vive in un luogo inquinato non può evitare di respirare», è il pensiero di Thomas Munzel, a capo del dipartimento di cardiologia dell’Università di Magonza e coordinatore dello studio. Tra le cause di morte, al primo posto le malattie cardiovascolari e gli ictus. A seguire: le trombosi venose, le aritmie cardiache, le polmoniti, i tumori del polmone e la Bpco. Se finora si era portati a pensare all’azione degli inquinanti soprattutto a livello respiratorio, lo studio ha rilevato un impatto più alto del previsto sulla salute del cuore e delle arterie. «Il legame è ormai consolidato – prosegue l’esperto -. Queste particelle aumentano lo stress ossidativo a livello dei vasi sanguigni: ciò determina un aumento della pressione sanguigna e un’insufficienza cardiaca. Condizioni che, alla lunga, fanno crescere il numero degli ictus e degli infarti». A ogni modo, senza particolari differenze tra gli Stati, l’inquinamento atmosferico determinerebbe comunque una riduzione della prospettiva di vita individuale di due anni.

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I tassi di mortalità più elevati dovuti all’inquinamento sono stati registrati negli stati dell’Est: in Bulgaria, Croazia, Romania e Ucraina si supera la quota dei 200 decessi ogni centomila abitanti, Foto: Pixabay

UN TAGLIO NETTO AL PM 2,5 – Secondo i ricercatori, le maggiori responsabilità dello scenario venutosi a creare sono da ascrivere alle particelle ultrafini: il cosiddetto PM 2,5. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che a partire dal 2030 prevede 250mila decessi all’anno per malattie provocate dalle conseguenze dell’effetto serra, ribadisce che la loro concentrazione nell’aria non dovrebbe mai superare i 10 microgrammi per metro cubo. In Europa, invece, la media si assesta sui 25. Dimezzare le emissioni di quella che oggi è considerata come una delle principali minacce per la salute globale è possibile? Sì, a patto di ridurre in maniera draconiana l’uso dei combustibili fossili (petrolio, carbone, metano). Questi, una volta bruciati per produrre energia, liberano grandi quantità di anidride carbonica e altri inquinanti che creano un grande impatto sull’ambiente. «Occorre produrre energia in maniera pulita: rispettando l’accordo di Parigi, la mortalità dovuta all’inquinamento nel nostro continente potrebbe ridursi fino al 55 per cento», aggiunge Jos Lelieveld, docente di fisica dell’atmosfera del Max-Plank Institute e co-autore della ricerca.

LE DIFFERENZE TRA I PAESI – Andando nel dettaglio dei singoli Paesi del Vecchio Continente, i tassi di mortalità più elevati dovuti all’aria malsana sono stati registrati negli stati dell’Est: in Bulgaria, Croazia, Romania e Ucraina si supera la quota dei 200 decessi ogni centomila abitanti. Quanto alle altre nazioni, la graduatoria vede la Germania (154) davanti alla Polonia (150), all’Italia (136), alla Francia (105) e al Regno Unito (98). Il divario tra i vari Paesi, secondo Lelieveld, «è dovuto con ogni probabilità a uno standard di cure più elevato negli Stati occidentali, dove l’aspettativa di vita è generalmente più alta».

Twitter @fabioditodaro

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