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Obesità infantile in aumento: ecco come prevenirla

In Italia colpisce un bambino su dieci mentre il 20% è sovrappeso con un impatto anche economico sul sistema sanitario. La prevenzione comincia dalla tavola

Fabio Di Todaro
3 Luglio 2020

Tra le varie conseguenze che i blocchi da lockdown imposti dalle autorità durante la pandemia di Covid-19 hanno apportato c’è anche quello relativo ad un aumento del rischio di obesità infantile secondo un nuovo studio apparso sulla rivista scientifica «Obesity» e realizzato, tra gli altri, anche da ricercatori dell’Università di Verona.

Bambino obeso che mangia

Foto: 123RF.com

Obesità infantile: la situazione in Italia

Due bambini su dieci (20 per cento) in Italia sono in sovrappeso e uno su dieci (10 per cento) è obeso, con una tendenza crescente dal Nord al Sud. La fascia d’età più colpita è quella dai 6 anni in su, ma ad allarmare di più è che «il 50% dei bambini e degli adolescenti obesi sarà così anche in età adulta», afferma Lisa Mariotti, nutrizionista pediatrica del dipartimento di medicina dell’infanzia e dell’età evolutiva dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano e referente della Società Italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps). L’allarme riguarda soprattutto i Paesi del Sud Europa e in particolare: Italia, Spagna, Grecia e Malta. «Un bambino su venti ha dei livelli alti di glicemia con una sindrome prediabete. Il 30 per cento ha livelli alti di colesterolo e trigliceridi, motivo per cui è esposto alla sindrome metabolica e anche a un’incidenza di arteriosclerosi. Sempre il 30 per cnto dei bambini obesi ha un primo danno a livello epatico con il fegato ingrossato (steatosi epatica, ndr).  E il 10 per cento di loro mostra già dei lievi livelli di ipertensione arteriosa».

Obesità e sovrappeso: l’effetto del lockdown sulla dieta dei più piccoli

Dai primi dati che giungono, la situazione sembra essere peggiorata durante la fase più critica della pandemia di Covid-19. Dopo aver esaminato i dati di 41 bambini sovrappeso posti in isolamento nei mesi di marzo e aprile a Verona, i ricercatori sono giunti alla conclusione che in generale l’aumento di rischio dell’obesità per i bambini possa essere stato effettivo durante il lockdown. Rispetto a come si comportavano un anno prima, infatti, durante la quarantena trascorsa in casa i bambini hanno consumato in media un pasto in più al giorno, hanno quotidianamente dormito (sempre in media) mezz’ora in più e trascorso cinque ore in più davanti a uno schermo. Contemporaneamente, a tavola, sono aumentati i consumi di carne rossa, di bevande zuccherate e, più in generale, di cibi spazzatura. Inevitabile, di conseguenza, il calo dell’attività fisica. «Riconoscere questi effetti collaterali negativi del blocco della pandemia COVID-19 è fondamentale per evitare il deprezzamento degli sforzi combattuti per il controllo del peso tra i giovani affetti da eccesso di peso», spiega Myles Faith, uno degli esperti di obesità infantile che ha redatto lo studio.

Come prevenire l’obesità sin dalle prime settimane di vita

Secondo gli esperti (pediatri, infermieri e nutrizionisti), la prevenzione dell’obesità infantile inizia fin dai primi mesi di vita. La prima indicazione riguarda l’allattamento al seno: da incoraggiare (in maniera esclusiva) nei primi sei mesi di vita e da portare avanti (se possibile) almeno fino al primo compleanno (in maniera complementare). Considerando le abitudini attuali, tra le priorità da soddisfare, gli specialisti riconoscono la riduzione del consumo di sale, il progressivo rimpiazzo di alimenti ricchi di grassi saturi con altri contenenti prevalentemente grassi insaturi, l’incremento dei consumi di frutta, verdura e prodotti a base di cereali integrali. Il tutto senza mai fornire ai più piccoli schemi dietetici prestabiliti, ma suggerendo alle famiglie di seguire le indicazioni della dieta mediterranea. Ovvero, indicando di ripartire l’apporto di energia quotidiano nel seguente modo: il 55-60 per cento dai carboidrati, il 10-15 per cento dalle proteine e il 30 per cento dai grassi (meno di un terzo da quelli saturi). Per aumentare l’efficacia dell’azione preventiva, occorre inoltre favorire l’adozione di uno stile di vita attivo (anche in questo caso, senza fornire un piano di allenamento specifico, ma soltanto fornendo alcune indicazioni) e prevenire l’abitudine al fumo di sigaretta.

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Foto: 123RF.com

L’arma per scongiurare l’aumento di casi di obesità è la prevenzione

In Italia, nell’ultimo decennio, il numero di piccoli in sovrappeso (o obesi) è aumentato. Oggi si stima che siano in media il 30.6 per cento dei bambini di 8-9 anni. Ma i numeri sono ancora più alti (fino al 40 per cento) in alcune Regioni meridionali. Considerando le conoscenze che hanno portato a definire il ruolo che l’eccesso di peso infantile gioca nell’insorgenza di complicanze (metaboliche, cardiovascolari, respiratorie, ortopediche e psicosociali) nell’adolescenza e nell’età adulta, sarebbe importante varare un investimento massiccio in questo ambito. Ne gioverebbero anche le casse dello Stato, dal momento che un paziente obeso ha un impatto sulle casse del sistema sanitario nazionale fino al 51 per cento in più rispetto a uno normopeso (fonte Organisation for Economic Cooperation and Development, OECD) e che la maggior parte dei programmi di prevenzione delle malattie croniche legate all’obesità costerebbe a ogni Paese non più di 100 milioni di Euro all’anno (rispetto ai 580 che si spendono per lavorare con pazienti già a rischio).

Twitter @fabioditodaro

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