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In Unlearning, il viaggio di una famiglia negli ecovillaggi italiani

Lucio, Anna e Gaia hanno girato l'Italia per incontrare chi ha scelto altri stili di vita. Nel film raccontano storie di disobbedienza gentile

Maria Enza Giannetto/Nabu
13 maggio 2016

Il doc Unlearning racconta il viaggio di una famiglia negli ecovillaggi italiani per conoscere chi ha scelto altri stili di vita È il 2014. Lucio, Anna e la loro bambina Gaia vivono a Genova e conducono la classica vita tra corse, appuntamenti e lotte continue per la sopravvivenza in quella giungla che è una grande città italiana. Un giorno, però, la piccola Gaia disegna una gallina con quattro zampe. Per Lucio, regista, e Anna, insegnante e grafica, quello è un segnale da non sottovalutare. Il loro stile di vita comincia a star loro davvero stretto e decidono di partire e intraprendono, per sei mesi, un viaggio attraverso ecovillaggi, comunità, famiglie itineranti per conoscere chi ha avuto il coraggio di cambiare. Da quell’esperienza, nel 2015, viene fuori il documentario familydriven “Unlearning”, un inno gentile alla disobbedienza, dal 2016 in proiezione in molte città di Italia (http://www.unlearning.it/in-tour/).

Un viaggio al costo di poche centinaia di euro visto che, per realizzare il progetto, la famiglia ha usato il baratto scambiando competenze, casa, oggetti e tempo. «Abbiamo vissuto – spiega Anna – realtà e modi di viaggiare alternativi e un po’ fuori dagli schemi. Abbiamo messo in pratica, tra le altre cose, l’ospitalità in cambio di lavoro in fattorie biologiche,  lo scambio di appartamento, il couch surfing, l’ospitalità con altre famiglie. L’idea iniziale era di andare anche fuori dall’Italia perché eravamo convinti che certi modelli non esistessero in Italia. Invece ci siamo dovuti ricredere e abbiamo conosciuto tante realtà di cui si parla molto poco, forse per paura del cambiamento e di abbandonare la vecchia strada, anche se ormai che abbiamo capito che non funziona più».

Piero, Anna e GaiaSenza un’autovettura a disposizione, la famiglia genovese si è arrangiata con il carpooling, percorrendo così oltre 5000 Km in compagnia di sconosciuti. Lucio, Anna e Gaia, poi, hanno vissuto ogni nuovo incontro come una possibilità, imparando ad abbandonare retaggi culturali imposti, prestandosi a dare una mano nei modi più disparati per ottenere vitto e alloggio: dallo zappare la terra al vendere zucchero filato, vivendo ogni occasione per crescere come famiglia.

«Quello che ci ha accompagnato durante tutto il viaggio – spiega Anna – è stato sicuramente lo stupore. Vedere che il cambiamento è possibile e conoscere stili di vita così diversi da quelli a cui siamo abituati in città ma che rendono bambini e adulti e sereni è stato sbalorditivo». Ne è venuto fuori un documentario sulla fiducia, su un’Italia di uomini, donne e bambini che, all’omologazione, hanno risposto facendo della propria esistenza un inno alla diversità per aprirsi al cambiamento.  «Siamo partiti – spiega Anna – perché stavamo male dentro la nostra vita e quando siamo tornati a casa abbiamo deciso di raccontare tutto perché l’esperienza che abbiamo fatto, oltre a lasciare molto a noi, possa servire anche agli altri».

UnlearnigEsperienza che ha cambiato molto la famiglia genovese e che ha lasciato loro una grande curiosità, oltre ad aver insegnato loro ad ascoltarsi di più, a prendere più spazio e tempo per capire quello che li fa stare bene e quello che, assolutamente, non va. «All’inizio – conclude Anna – sono rientrata al mio lavoro di insegnante e Gaia ha frequentato la prima elementare. Quest’anno, invece, mi sono messa in aspettativa per pensare a nuovi progetti e Gaia, insieme ad altri 6 bambini sta studiando con l’homeschooling. Basandoci sui metodi Montessori e di tanti altri pedagogisti che la scuola italiana, purtroppo, sembra spesso ignorare, abbiamo deciso di utilizzare un metodo educativo che restituisce ai nostri bambini il tempo per apprendere senza sottostare agli schemi rigidi della scolarizzazione. Lo considero un metodo vincente che garantisce tempi più lunghi e rilassati, una diversa socialità tra i bambini e stimola la parte creativa di ogni bimbo».

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