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Olimpiadi e dintorni: come si costruisce un team vincente nello sport e nella vita?

I Giochi di Tokyo ci stanno regalando grandi emozioni e ci insegnato come il gioco di squadra, anche nelle discipline individuali, sia fondamentale per la vittoria. Vediamo come

Irene Spagnuolo
4 Agosto 2021

In questi giorni ci stiamo tutti esaltando, e spesso anche emozionando, di fronte alle prodezze dei nostri atleti impegnati ai Giochi Olimpici di Tokyo, perché lo sport, quello vero, pulito, sano, frutto di anni e anni di impegno e sacrifici, ha quasi sempre alle spalle storie bellissime, che non possono non coinvolgerci e tirare fuori il meglio di ognuno di noi.

Ma insieme alla caparbietà e alla capacità di gestire la pressione e lo stress e di inseguire con tutte le forze i propri obiettivi e i propri sogni, lo sport rappresenta anche l’esempio lampante di come nella vita (e non solo in quella sportiva) si vinca insieme, unendo le proprie forze, insomma grazie alla capacità di fare squadra, grazie al proprio team. Perché anche gli atleti che gareggiano in sport individuali non potrebbero mai vincere senza alle spalle il proprio team.

Come possiamo, dunque, imparare a fare squadra, a coltivare e rafforzare il cosiddetto team building per raggiungere risultati migliori anche in altri ambiti, primo fra tutti quello manageriale e aziendale?

rugbisti

Foto: Olga Guryanova / Unsplash

Team building: a cosa serve, nello sport e nella vita

Le sfide sportive sono forse quanto di più forte e coinvolgente si possa sperimentare. Pensiamo soltanto a quanti atleti negli ultimi cinque anni non hanno fatto altro che vivere, sudare, allenarsi per arrivare al meglio a queste Olimpiadi che a causa del Covid sono state posticipate di un anno, confrontarsi con i propri limiti, fisici e mentali, vincere. Individualmente o in squadra.

Quella dimensione, quest’ultima, in cui l’elemento relazionale è fondamentale. Perché se non c’è intesa, coesione, condivisione, negli sport di squadra non si va da nessuna parte. La forza del gruppo o della squadra potenzialmente è di gran lunga superiore alla somma delle forze individuali. L’incontro e la combinazione, con coordinata coesione, aumentano esponenzialmente le chance di prestazioni positive.

A certi livelli la competizione è talmente elevata e le capacità tecnico-tattiche talvolta così ravvicinate che la differenza spesso la fa soltanto la forza mentale collettiva di un team, la sua coesione, la voglia condivisa di soffrire, in molti casi rinunciando alle proprie singole individualità, per un obiettivo comune, il più alto possibile in ambito sportivo: la vittoria. 

L’importanza attribuita al lavoro in team si è naturalmente evoluta e accentuata con la formazione sempre più specialistica e i traguardi sempre più ambiziosi. Aggregare e far interagire proficuamente capacità e competenze diverse si pone, infatti, in quasi tutte le realtà come uno dei percorsi obbligati per il successo.

Fare squadra in azienda: perché i team vincono?

In ambito professionale, aziendale, sportivo i grandi risultati sono il frutto di un lavoro collettivo. E non è un caso che, a certi livelli, sempre più risorse vengano destinate anche nel mondo aziendale al team building per tirare fuori il meglio dal proprio management, talvolta anche tramite gli insegnamenti e le dinamiche proprio dello sport, dove ogni manager è chiamato a rimboccarsi le maniche sul campo in vista di un obiettivo comune da raggiungere. Tutti modi per migliorare le proprie capacità di problem solving, di adattamento e di fare gioco di squadra certamente, ma anche per rafforzare il proprio carattere andando oltre le proprie paure e i propri limiti.

In Perchè i team vincono, l’interessante libro di Saul L. Miller, noto psicologo nordamericano che lavora con atleti e team d’alto livello, lo sport viene presentato in modo molto efficace e pratico come metafora del mondo degli affari. Un lavoro condotto con centinaia di team che si sono resi protagonisti di prestazioni straordinarie nel campo dello sport, degli affari, della sanità e delle belle arti con strumenti ed esempi concreti per aiutare i team aziendali a rendere al meglio.

cinque cerchi olimpici

Lo spirito di Olimpia rappresenta l’espressione massima dei valori dello sport e del fare squadra. (Foto: Kyle Dias / Unsplash)

“Il mondo – sostiene Miller – è sempre più competitivo e le persone hanno più che mai bisogno di lavorare in team in modo efficiente per far sì che le loro organizzazioni abbiano successo. Per riscuoterlo nel campo degli affari non c’è modello migliore che lo sport, con la sua cultura orientata al risultato e la sua irriducibile focalizzazione sulla creazione di team vincenti”. Se i team vincono in effetti è perché è ben radicato e solido il suo spirito. Sovviene l’illuminante pensiero di Henry Ford: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”.

La forza del gruppo: come si costruisce un team vincente

Nulla è facile, neanche costruire e gestire una squadra. Ancora più difficile quindi portare una squadra alla vittoria. Si vince perché si applica un metodo. Il team è un organismo che si muove verso un obiettivo e all’interno del metodo ciascuno ha un ruolo ben definito ma sufficientemente flessibile per consentire la comunicazione con gli altri.

L’importanza della figura del leader

È questo sostanzialmente a sviluppare un senso di autoefficienza collettiva, anche se essenziale è la figura del leader. È lui che dà l’imprinting che costituisce l’identità del team, trasmette una vision comune, tiene alta l’energia del gruppo, stabilisce i ruoli e li fa rispettare. Ed è ancora lui che deve saper riconoscere le competenze di ognuno e gratificare con adeguati feedback. Che sia il calcio, la pallavolo o qualsiasi altro sport, il giocatore che entra in un team è chiamato innanzitutto ad assorbire la storia della squadra. Questo è il primo passo per il senso di appartenenza e di condivisione.

pallavolisti

Foto: Jannes Glas – Unsplash

Come valorizzare i singoli membri del gruppo

Nel gruppo è fondamentale che tutti avvertano sempre la sensazione di utilità, di avere qualche merito nel raggiungimento dello scopo. L’idea di contribuire, in base al proprio ruolo e alle proprie competenze, alla vittoria, al traguardo prefissato, alla buona prestazione di squadra, motiva insomma la cooperazione e l’impegno.

L’importanza del conflitto e la sua corretta gestione

Ecco perché il leader cura il clima, monitora risultati collettivi, appagamento individuale, comunicazione. Operazione non sempre scontata e facile da realizzare. Ecco però che anche i conflitti, normali nelle dinamiche di gruppo e specie dove è più alta la posta in gioco, non sono sempre da scongiurare, anzi, l’approccio del team vincente include la cultura della sconfitta ovvero la capacità di trasformare l’errore in insegnamento, in potenziale opportunità per migliorarsi.

Team vincenti e psicologia dello sport

Il team vincente ha un metodo, fatto di regole ben precise, di competenze, di leadership. È in questo contesto che si inseriscono gli svariati approcci messi a punto negli anni dagli esperti di psicologia dello sport, fondamentali per costruire team saldi, coesi e in grado di vincere, che, in particolare nello sport, ma come si è visto anche nella vita in generale, vanno applicati già da quando si è molto piccoli. Perché l’attitudine a certi atteggiamenti e comportamenti si costruisce già da quando si è bambini, anche se, ovvio, si possono migliorare e potenziare nel tempo, con la crescita e l’esperienza.

piccoli rugbisti

Foto: Bj Pearce / Unsplash

Il modello S.f.e.r.a per team sempre al top

Fra questi, il modello S.f.e.r.a (acronimo dei cinque fattori della rappresentazione mentale della migliore performance: sincronia, punti di forza, energia, ritmo, attivazione), elaborato dal dottor Giuseppe Vercelli, psicoterapeuta e psicologo dello sport e della prestazione con alle spalle consulenze di rilievo presso Coni, Juventus Football Club e varie federazioni sportive, oltre che autore di diversi libri, come Vincere con la mente (Ed. Ponte alle Grazie). 

Si basa sull’approccio teorico del costruttivismo che responsabilizza al massimo l’individuo nella costruzione della sua realtà e nella strutturazione dei propri meccanismi mentali, ponendosi sempre come obiettivo quello di far corrispondere la prestazione potenziale con quella reale. Un approccio seguito da atleti, imprenditori, manager che, spiega Vercelli, “indica l’importanza di usare ritmi precisi e ciclici nel suddividere le attività di preparazione/allenamento e di prestazione/gara.

Si parte dal norming, che è la fase razionale, quella delle regole e degli schemi, seguita dallo storming, la fase in cui ha risalto invece la componente emotiva, di passione, di divertimento, per chiudere col performing, la fase cioè in cui i due emisferi del cervello devono lavorare in perfetta sincronia”. Un processo volto ad aiutare la canalizzazione e l’ottimizzazione delle energie. Michael Jordan ha sintetizzato magistralmente questi concetti: l’intelligenza agonistica e il lavoro di squadra potenziano e dilatano le probabilità di raggiungimento e mantenimento del successo. In questo senso anche il campione deve stare nel suo ruolo, comprendere la rilevanza degli apporti degli altri, interagire correttamente. E questo ribadisce la basilare opera del leader nell’orientamento e nella gestione dei sentimenti individuali e di gruppo.

Sport e mondo aziendale: punti in comune e differenze

Elementi chiaramente adeguati e dimostrati tanto nello sport quanto nel campo aziendale: la differenza semmai “sta nei diversi meccanismi di valutazione della performance”, spiega il dottor Vercelli. “Nello sport c’è un risultato evidente, c’è una vittoria che magari sul fronte aziendale non ha la stessa risonanza o appariscenza, in quanto non è misurabile in tempo reale, ma che chiaramente ha la sua valenza in termini di profitto o di obiettivi di mercato”.

computer e lavoro di gruppo

Foto: Marvin Meyer / Unsplash

In entrambi gli ambiti la figura del leader è quantomai strategica, perché “è quella che genera anti-fragilità, una sorta di ulteriore evoluzione della resilienza, la capacità cioè di rimanere in equilibrio sull’orlo del caos, di trasformare le crisi in opportunità: l’attitudine cioè a trarre vantaggio dal disordine, a rigenerarsi”.

Una capacità che permette a una squadra, a maggior ragione quando si compete ad altissimi livelli e i valori tecnico-tattici praticamente quasi si equivalgono, di fare la differenza, a gestire al meglio le situazioni difficili e, in una parola, a vincere.

Non basta, dunque, dirsi team, occorre esserlo. E le Olimpiadi sono certamente un esemplare terreno di prova per l’affermazione dei team vincenti.

Le 10 regole per un team vincente

1.   Avere obiettivi chiari ed elevati
2.   Creare una struttura guidata dai risultati
3.   Individuare membri competenti e ruoli ben definiti
4.   Lavorare sulla leadership
5.   Coltivare un clima di collaborazione e dialogo interno
6.   Puntare a standard d’eccellenza
7.   Cercare sempre un supporto esterno di riconoscimento
8.   Favorire l’impegno e l’iniziativa di tutti i membri del gruppo
9.   Lavoro sì, ma divertendosi
10. Pensare in sincronia

Irene Spagnuolo

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