Wise Society : Cacciatori di reti fantasma, gli angeli custodi del mare indossano pinne e boccaglio

Cacciatori di reti fantasma, gli angeli custodi del mare indossano pinne e boccaglio

di Maria Enza Giannetto
7 Febbraio 2022

In Sicilia, un gruppo di sub volontari organizza, da più di 10 anni, missioni di recupero delle reti da pesca che inquinano il mare e ne flagellano fauna e flora. E le loro avventure sono diventate anche una docuserie

La loro avventura è diventata un format televisivo, ma loro – i sommozzatori volontari dell’associazione siciliana Cacciatori di reti fantasma –  non si sentono affatto degli eroi. Sono, semmai, degli appassionati di mare e di subacquea che hanno deciso di non rimanere a guardare ogni volta che si trovano davanti a un tesoro ambientale e subacqueo deturpato, minacciato, imprigionato o nascosto da plastica e reti da pesca.

Reti da pesca su fondale marino

Foto Shutterstock

L’attività dei Cacciatori di reti fantasma

Una storia che viene dal lontano, e che inizia circa 12 anni nel mare di fronte ad Acireale, in provincia di Catania e che, dopo dieci anni di attività, ha reso i 6 amici, volontari e sub professionisti, i protagonisti dell’omonima serie su discovery+ (in onda ormai dal marzo 2021) e punto di riferimento di quanti invocano aiuto per il mare rendendosi conto di come ormai la plastica abbia creato un vero e proprio nuovo ecosistema chiamato Plastisfera.

Il gruppo di subacquei professionisti siciliani, infatti, ha come missione l’individuazione e il recupero delle “reti fantasma”, reti da pesca abbandonate o perdute sul fondale marino che continuano a pescare senza controllo e contribuiscono in modo importante all’inquinamento del mare flagellato da tonnellate e tonnellate di plastica che, come sappiamo contribuiscono a creare vere e proprie isole di plastica come il Pacific trash vortex.

La storia del gruppo siciliano Sos reti fantasma

Ma andiamo con ordine. Oggi, il nucleo principale dell’associazione è composto da 6 sub – Gaetano Di Maria “Tano Merica”, Giuseppe Longo “Lupo”, Mario Russo “Centocapelli”, Livio Cortese “ il Gommista”, Angelo Giuffrida “Niki Occhiverdi”, Filippo Scandura “Il Barone”  –  che amano sottolineare di non essere sub della domenica perché loro, tutti professionisti e con anni di immersioni alle spalle, si immergono da sempre e quotidianamente nei fondali isolani recuperando rifiuti di ogni tipo.

La loro “avventura” parte nell’ottobre 2010 quando, insieme ad altri sub si immergono a Santa Maria La Scala, sotto la Timpa di Acireale (in provincia di Catania), da lì, dalla parete denominata “Il Muro”, cambiando un po’ percorso, scoprono una parete che poi chiameranno Atlantide: un muro di circa 50 metri di lunghezza, ricco di anfratti ma coperto da una rete da circuizione che l’aveva resa un luogo completamente privo di fauna e flora marina. “In ben 33 immersioni – raccontano Il lupo e Merica – , tra novembre 2010 e maggio 2011, l’abbiamo rimossa con due sollevamenti (Big Bang)  immergendoci fino a – 60,7 mt”.

Cacciatori di reti fantasma

Foto Gruppo Facebook “Cacciatori di reti fantasma”

Cosa fanno i cacciatori di reti fantasma

Di lì a poco nasce l’associazione Pro Natura Mare Nostrum  che, però, si scioglie dopo qualche anno per impegni personali di alcuni dei fondatori. “Nel 2015 – continuano – alcuni di noi danno vita alla nuova associazione “Cacciatori di Reti Fantasma” per proseguire il Progetto Sos Reti per raggiungere prima l’obiettivo sognato di 300 missioni in 10 anni e per continuare a portare avanti alcuni dei progetti nati, ad esempio, con le collaborazioni sul territorio come quella con l’Area Marina Protetta Isole Ciclopi”. Progetti che hanno compiuto superando ormai ampiamente le 400 immersioni e realizzando, ad esempio, nel corso di 33 immersioni, la bonifica di un tratto di fondale compreso tra i -33 mt e i -37 mt con il recupero di circa 58 pneumatici dal porto di Capomulini.”

“Quando ci prepariamo per una “missione”, prima di tutto facciamo un sopralluogo e stiliamo un progetto adatto alle dimensioni della rete da rimuovere, poi ci riuniamo per per decidere come procedere. Se la rete è grande, la tagliamo in sezioni per renderla più leggera e trasportabile, anche perché il rischio è sempre dietro l’angolo”.

Può essere spontaneo, a questo punto, chiedere loro “perché lo fate“? La risposta arriva in modo semplice: “Perché amiamo il nostro mare – dicono Il Lupo e Merica – e non ci va di stare a guardare impotenti. Oggi, il nostro sogno è quello di coinvolgere tante altre realtà locali e isolane, magari diventando capofila di un progetto di salvaguardia del mare che parta da Catania e coinvolga la Sicilia e tutto il Paese”.

Pneumatici recuperati da Cacciatori di reti fantasma

Foto Pagina Facebook Cacciatori di reti fantasma

La docu-serie Cacciatori di reti fantasma

Il mare in Sicilia ha degli angeli custodi molto particolari: non hanno ali, ma pinne e boccaglio, sono determinati a recuperare le reti abbandonate, si fanno chiamare “Cacciatori di Reti Fantasma”. Presentano così su Discovery+ la serie “Cacciatori di reti fantasma”, prodotta da Sunrise Film Production che racconta le vite e l’impegno quotidiano di questi insoliti attivisti, sommozzatori professionisti che dedicano il loro tempo libero a preservare i fondali marini dalle reti da pesca abbandonate, che continuano a pescare senza controllo. Un lavoro duro portato avanti con la forza della passione e la voglia di tutelare il mare davanti a cui sono nati e cresciuti.

La docu-series in 4 episodi da 60 minuti messa in onda domenica 7 marzo on-demand sulla piattaforma discovery+. Interamente realizzata in 4K, diretta da Christian Gandini e scritta da Francesco Morstabilini Andrea Bempensante e Christian Gandini, la serie “Cacciatori di reti fantasma” vuole inserirsi nel nascente genere ecotainment, combinando il coinvolgimento tipico dell’entertainment con un messaggio di scopo ben preciso, inteso a sensibilizzare lo spettatore rispetto all’urgenza e all’attualità della lotta al Marine litter.

Maria Enza Giannetto

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