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Stop all’inquinamento: i modi per ridurlo e proteggersi

Con Stefano Cecchin, presidente Arpa Lombardia, l'agenzia regionale protezione ambiente, per individuare i comportamenti virtuosi per far tornare le nostre città a respirare. Anche dopo il Coronavirus

Michele Novaga
8 Maggio 2020

La Lombardia è una regione che soffre per l’inquinamento atmosferico. Lo testimoniano gli oltre cento giorni di sforamento all’anno dei limiti delle polveri sottili che registra il suo capoluogo Milano.

Un problema di non facile soluzione anche a causa dell’innalzamento delle temperature come certificato dall’ultimo report di Arpa Lombardia, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. «L’inquinamento atmosferico è determinato da molti fattori. Tra tutti, in Lombardia, dobbiamo considerare come prioritari: traffico, riscaldamento, industria e agricoltura. Ognuno di essi incide sulla qualità dell’aria, anche se in misura diversa e variabile a seconda del luogo, del momento e dell’inquinante che si considera», esordisce Stefano Cecchin presidente di Arpa Lombardia in una intervista esclusiva con Wise Society.

Quindi il problema dell’inquinamento non deriva solo dalle autovetture e dai mezzi di trasporto: una buona parte è data dai consumi energetici e dal riscaldamento?

Innanzitutto va detto che la Lombardia, grazie alle politiche di incentivi attuate per anni, ha, con ogni probabilità, il parco auto più nuovo d’Italia.  Pertanto, anche grazie alle nuove tecnologie, il contributo di questa componente si è molto ridotto nel tempo. Certamente tutto ciò che è legato alle combustioni contribuisce in modo significativo a determinare la qualità dell’aria. Quindi i motori, in particolare quelli diesel, i combustibili per riscaldamento e altro. I motori diesel sono la prima fonte di ossidi di azoto in Lombardia, seguiti dalle attività industriali. La combustione della legna per riscaldamento, però, è la sorgente più importante di PM10 primario, anche se nella nostra regione questa componente è in forte riduzione.

Arpa

Foto: ARPA Lombardia

Una fetta importante è determinata anche dall’agricoltura: si può pensare ad una agricoltura più green?

L’agricoltura, d’altra parte, con le emissioni di ammoniaca prodotte, contribuisce alla formazione di PM10 secondario in atmosfera, per la cui formazione, peraltro, sono ancora una volta determinanti gli ossidi di azoto. Anche con riferimento al settore agricolo bisogna dire che la graduale applicazione delle nuove tecnologie, unitamente ai controlli ed alle autorizzazioni integrate, contribuisce al contenimento sempre maggiore del fenomeno inquinante. Come per gli altri comparti, anche in quello agricolo e zootecnico sono possibili e in corso di attuazione interventi per ridurre le emissioni. In particolare, per questa sorgente, è possibile ridurre le emissioni di ammoniaca interrando immediatamente i reflui zootecnici al momento dello spandimento, limitando le emissioni dagli stoccaggi con apposite coperture, dove possibile, e gestendo opportunamente la fase di stabulazione. Per questo come Arpa continuiamo a collaborare con le Direzione regionale di riferimento e con le realtà del settore per estendere le buone pratiche alla totalità delle aziende.

L’aria in Lombardia è sempre stato un problema: ogni anno i giorni di sforamento dei limiti del PM10 sono doppi o tripli rispetto al tetto imposto dalla Ue. Cosa si può fare?

Il problema della qualità dell’aria non è un problema solo lombardo. Tengo molto a ribadire, poi, il fatto che i dati dimostrano come nel tempo i valori siano in continuo miglioramento, grazie ad interventi strutturali che in Lombardia vengono attuati da molti anni. I dati ci dicono che i giorni cosiddetti di sforamento sono più che dimezzati dal 2002 ad oggi e, soprattutto, evidenziano come i valori spesso siano oggi di poco superiori al limite dei 50 microgrammi/metrocubo, mentre prima si fosse spesso tre/quattro volte sopra questo valore. A questo proposito segnalo che Arpa ha appena pubblicato la relazione relativa al semestre invernale 2019/2020. L’analisi dei dati raccolti nelle stazioni di rilevamento della qualità dell’aria in Lombardia evidenzia che il periodo da ottobre 2019 a marzo 2020 è stato caratterizzato da concentrazioni di PM10 e PM2.5 complessivamente inferiori a quelle dell’anno precedente, confermando il trend in costante diminuzione su base pluriennale. Come di consueto, su questo risultato hanno inciso la variabile meteorologica e l’andamento delle emissioni, influenzate dai diversi interventi attuati a livello locale, regionale e nazionale, oltre che, nel mese di marzo, dai provvedimenti legati all’emergenza Coronavirus.

C’è un modo per provare a ridurre l’inquinamento che deriva dagli edifici?

Da anni sono state attuate politiche di ammodernamento degli impianti, eliminando i combustibili a più alto impatto, limitando le temperature e gestendo i consumi negli appartamenti civili con le elettrovalvole e riducendo le dispersioni termiche. Questi sono alcuni esempi di azioni in essere che hanno dimostrato che siamo sulla strada giusta. Si deve, a mio avviso, proseguire su questa linea.

Lo scorso inverno in base ai vostri dati recentemente diffusi è stato uno dei più caldi degli ultimi cento anni. Questo è un bene o un male per l’ambiente?

Per dare alcuni dati, ricordo che la temperatura media del mese di febbraio su Milano è risultata essere la più alta dal 1901. Quello del 2020 è stato, quindi, il febbraio più mite da inizio secolo. L’inverno 2019/2020 è stato il più caldo in Europa degli ultimi 40 anni. Devo sottolineare come non sia tanto la temperatura in sé a determinare l’impatto con l’ambiente, quanto piuttosto la velocità del cambiamento e la capacità dell’ambiente di adattarsi a esso. Più è veloce il cambiamento più l’ambiente fatica ad adattarsi e l’impatto risulta più evidente (scioglimento dei ghiacciai e aumento della temperatura nelle città). In futuro si può ipotizzare un aumento del numero delle ondate di calore oltre che della loro intensità.

Il recente lockdown per Coronavirus ha dimostrato che riducendo i trasporti si riducono anche le emissioni inquinanti: è forse il momento di puntare di più sulla mobilità dolce e sui trasporti green?

Sinceramente il recente lockdown ha dimostrato che riducendo le diverse sorgenti si può ridurre l’inquinamento, fermo restando che in Pianura Padana la componete meteo è sempre un fattore determinante. Su questo abbiamo pubblicato uno studio, disponibile a questo link. Che il traffico non possa essere considerato l’unico fattore, lo hanno dimostrato i superamenti dei valori di PM10 nei giorni di blocco totale nelle zone rosse di Codogno e Lodi. Occorre, infatti, ricordare che la qualità dell’aria è determinata da un insieme di diversi fattori e solo una valutazione completa e organica degli stessi consente di portare a conclusioni tecnicamente sostenibili. Un’ analisi seria, che è nelle modalità abituali di lavoro di Arpa Lombardia, richiede dati quantitativi, come per esempio i flussi di traffico o la produzione industriale, oltre che analisi di laboratorio sul materiale particolato raccolto, effettuando così la ricerca di traccianti delle diverse sorgenti. Per fare confronti è necessario, altresì, considerare la meteorologia, elemento che varia di giorno in giorno. Non si può quindi semplicemente confrontare la situazione del lockdown con quella dell’anno precedente; sarebbe un’analisi approssimativa.

centralina Arpa

Foto: ARPA Lombardia

Tutta la Pianura Padana è un catino naturale che trattiene l’inquinamento e che soffoca le nostre città: le regioni del Nord e i comuni più importanti come Milano, Torino, Genova non potrebbero fare qualcosa tutte insieme e compatte per trovare una soluzione?

Occorre affrontare la questione in sinergia con le altre regioni del bacino padano, come abbiamo già fatto. Nel giugno 2017, le regioni Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, hanno sottoscritto, con l’allora ministro Galletti, l’accordo delle regioni del Bacino padano per la qualità dell’aria. Non si può dimenticare che vi sono alcune peculiarità che caratterizzano le diverse città anche all’interno del bacino, tuttavia il lavoro in atto sta già portando i suoi frutti e stiamo proseguendo su questa strada.

Provvedimenti come le giornate senza traffico o l’Area C di Milano sono sempre state considerate dalla Regione Lombardia non utili ai fini del miglioramento della qualità dell’aria. Però servono forse per sensibilizzare i cittadini sul problema per intraprendere comportamenti più virtuosi: quali sono gli strumenti con cui il cittadino può difendersi dall’inquinamento?

La politica di Regione Lombardia è sempre stata quella di non sanzionare, ma di incentivare comportamenti virtuosi, come ho accennato, con le campagne di rottamazione, con il sostegno alla mobilità sostenibile e con l’affiancamento alle imprese per un percorso di attuazione delle migliori tecnologie disponibili. I cittadini possono avere comportamenti virtuosi usando il meno possibile le auto, evitando gli spostamenti non necessari, utilizzando i trasporti pubblici e il car pooling, per esempio. A questo link nella parte “Comportamenti virtuosi e scelte consapevoli”, si possono trovare alcune indicazioni utili.

Il PRIA (Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria) di Regione Lombardia è sicuramente uno strumento molto importante al riguardo e prevede azioni su tutti i principali comparti che influenzano l’inquinamento atmosferico. Con la sua piena attuazione, si prevede che tali interventi permettano, al più tardi nel 2025, un rispetto su tutto il territorio regionale dei limiti di legge per i principali inquinanti. Anche il miglioramento della qualità dell’aria in atto lo dimostra: il trend su base pluriennale, sia per le polveri sia per NO2 (ossido di azoto), evidenzia una diminuzione costante, al di là delle fluttuazioni dipendenti dalla variabilità meteorologica.

uomini dell'Arpa al lavoro

Foto: ARPA Lombardia

 

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