Wise Society : Green city, le città vanno ripensate più sostenibili e più ospitali
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Green city, le città vanno ripensate più sostenibili e più ospitali

All'Icon Design Talks di Milano le nuove proposte degli architetti per costruire città più green e più ospitali, in un rinnovato rapporto armonioso tra uomo e natura

Andrea Ballocchi
17 aprile 2019

Le città devono essere sempre più ospitali. Oltre che smart e sostenibili, è l’ospitalità il valore aggiunto non solo nel rapporto tra esseri umani, ma anche nella relazione e convivenza con le specie vegetali. E’ questo quello che è merso all’evento milanese Icon Design Talks, quest’anno si è focalizzata sul tema dell’ospitalità, coinvolgendo nel dibattito professionisti ed esperti. Da subito è emersa l’importanza dell’architettura e design, che sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale per mettere in pratica questi concetti e creare strutture e spazi che permettano a una città di trasformarsi in hospitable city.

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Il panel di relatori della conferenza sulle green city nell’ambito di Icon Design Talks, Foto: Andrea Ballocchi

DALLA BIBLIOTECA DEGLI ALBERI UN NUOVO MODO DI INTENDERE LA CITTA’ – Secondo Andrea Boschetti, architetto e direttore scientifico di Icon Design Talks «parlare di ospitalità è sempre una buona notizia», segnalando le cinque parole che fanno da filo conduttore in tutte le sessioni e convegni dell’evento 2019 e che danno senso e pratica all’ospitalità: condivisione, socializzazione, integrazione, accoglienza e pianificazione. La Biblioteca degli Alberi è nata proprio per essere ospitale. Il terzo parco pubblico più grande di Milano, inaugurato lo scorso anno, è stato il primo tema oggetto della serie di conferenze. «Si tratta di uno spazio nato per offrire relax, dove creare convivialità tra persone e alberi», ha spiegato Jana Crepon, landscape architect partner dello studio Inside Outside. La progettista dello spazio verde milanese ha raccontato la sua genesi e ha spiegato che qui «sono gli alberi a definire gli spazi», mediante la crescita di oltre 600 alberi di 250 specie differenti. Da questo esempio si nota come la sostenibilità sia un punto cruciale nelle strategie urbane, che devono sempre più dare spazio ad aree verdi e a un tipo di mobilità sempre più sostenibile.  Nel caso specifico di Milano, lo stesso Boschetti ha colto l’occasione per mostrare dei rendering di alcune zone della città che conosceranno importanti interventi mirati a renderli più verdi e a misura d’uomo, contando su più ampi spazi per cittadini che si spostano a piedi e in bici e una considerazione differente della circolazione stradale, più attenta all’e-mobility e a un traffico che possa essere costituito sempre più da veicoli elettrici.

CITTA’, LUOGHI DI INCONTRO TRA UOMO, INFRASTRUTTURE E NATURA – In ogni caso il rapporto uomo-ambiente dovrà essere sempre più armonioso e improntato alla sosteniblità. Ne è convinto lo Studio Boeri Associati, il cui partner cinese Yibo Xu, architetto impegnato nei progetti Vertical Forest e Forest City, ha spiegato lo sviluppo di edifici e interi quartieri immersi tra gli alberi. «L’idea che muove Forest City è aprire a tutti la possibilità di vivere in un contesto a stretto contatto con la natura», ha spiegato. Il progetto è ambizioso: si tratta di una vera e propria città-foresta per 30.000 abitanti con case, uffici, alberghi, ospedali, scuole interamente ricoperti di alberi e piante in grado di assorbire circa diecimila tonnellate di CO2 e 57 tonnellate di polveri sottili l’anno e di produrre circa 900 tonnellate di ossigeno.

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Milano green city: nel rendering piazza Argentina come potrebbe diventare, Foto: Icon Design Talks

Del rinnovato equilibrio tra natura e ciò che è costruito e della riconsiderazione delle città, ne ha parlato Carlo Ratti, direttore del Senseable City Laboratory, iniziativa di ricerca del MIT di Boston. Da tempo l’architetto ingegnere insieme con lo studio Carlo Ratti Associati, stanno portando avanti progetti che combinano l’interazione tra esseri umani e specie vegetali. Ratti ha sottolineato l’aspetto che caratterizza le aree urbane, contraddistinte tra infrastrutture create dall’uomo e vegetazione: «E’ interessante notare come questa linea sottile tra naturale e artificiale stia cambiando. Questa sarà una delle più grandi sfide dell’architettura e del design dei prossimi anni. Se nel Novecento la sfida era quella della città che andava alla conquista della campagna e della natura finendo poi per distruggerla e trasformarla in un’infinita accozzaglia di periferie, questo secolo invece ci pone la sfida di come la natura possa essere più vicina, anzi entrare di più nelle nostre città».

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