Wise Society : Cohousing, una scelta abitativa green per vivere meglio

Cohousing, una scelta abitativa green per vivere meglio

di Andrea Ballocchi
24 Agosto 2020

In Italia una società sta portando avanti un modello abitativo che trae origine dal cohousing, fondandolo su sostenibilità, partecipazione e fiducia

A Chiaravalle, quartiere a sud di Milano, di fronte all’Abbazia, si sta realizzando un progetto di recupero di una cascina del Seicento, circondata da 25mila metri quadri di verde. Un intervento in cohousing, ovvero spazi abitativi privati integrati in spazi comuni destinati alla condivisione in base a un progetto che richiede un’adesione preventiva degli stessi futuri residenti. A realizzarlo è una società dalle caratteristiche uniche nel panorama italiano.

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Il nuovo spazio di cohousing nel quartiere Bovisa di Milano, foto: Newcoh

Cos’è il Cohousing? Tutti i vantaggi del vivere in condivisione

Innanzitutto, cosa si condivide in cohousing? Spazi comuni quali una lavanderia, un asilo nido, ma anche orti e giardini, una palestra come anche spazi di coworking. Ogni progetto è flessibile in questo senso. Ciò che contraddistingue un progetto di cohousing va al di là di condividere uno o più spazi pubblici: vuol dire compartecipare alle scelte comuni presenti e future.

Decidere di vivere in cohousing porta a ridurre i costi di gestione di attività quotidiane, ma significa anche darsi una mano, incoraggiare i rapporti di buon vicinato, migliorare l’organizzazione di vita quotidiana e diminuire lo stress di dover pensare di gestire tutto in maniera privata.

Questo modello abitativo non è una comune, dove gli aspetti di comunità e di condivisione sono preponderanti, ma arrivano anche a scelte e a uno stile di vita totalmente comunitario. Di questo il cohousing riprende l’intento di valorizzare spazi e servizi comuni come occasione di qualità della vita. Non è neppure un eco-villaggio, ovvero una comunità basata prevalentemente o del tutto sull’ecosostenibilità; in ogni caso adotta i principi green.

Chiaravalle Cohousing: un po’ di informazioni sul progetto

Nel caso del progetto di Chiaravalle, per esempio, lo stabile è in classe energetica A, impiega fonti rinnovabili per produrre  energiaelettrica e soddisfare il fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento, contando su un sensibile risparmio energetico. Non manca neppure la tecnologia e la domotica per assicurare il giusto comfort e per fare efficienza energetica. Infine, si promuove la mobilità sostenibile: infatti, si potrà contare su una pista ciclabile che porta, grazie a un accordo tra società e Comune, direttamente in Duomo.

Cohousing Chiaravalle, un rendering

Un rendering del progetto di Cohousing di Chiaravalle / Foto Cohousing.it

Cohousing fa solo rima con social housing: pur promuovendo la socialità e le pratiche di supporto reciproco, gli edifici qui non sono realizzati o ristrutturati per essere venduti o affittati secondo regole “diverse” da quelle del libero mercato. È una realtà nata negli anni Sessanta in Danimarca, che ha preso piede nel Nord Europa, e che oggi trova vari esempi negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in Giappone.

Il cohousing in Italia

Il cohousing in Italia ha un modello ben definito in Newcoh, società di servizi che progetta e promuove progetti di cohousing dal 2007, e che tramite il sito web di riferimento, raccoglie una community di oltre 25mila iscritti in costante crescita. A oggi conta quattro progetti già realizzati, tre in corso e una serie di iniziative in vista.

«La nostra società nasce dalla volontà di un gruppo di persone, di diversa estrazione, accomunati dall’interesse su temi d’innovazione sociale – spiega Nadia Simionato, CEO e direttore marketing – A questo proposito abbiamo studiato un determinato modello abitativo da proporre a livello italiano sulla base di una ricerca condotta insieme al Politecnico di Milano. Da qui è emerso il concetto di cohousing, sviluppato in Europa, ma di tipo spontaneo mediante la volontà di un gruppo di persone che decidono di vivere insieme. In questo abbiamo cercato di scostarci, in quanto spesso i progetti spesso non si concretizzano o se arrivano a maturazione impiegano tempi lunghi».

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Vivere in cohousing non è solo una proposta originale e sostenibile, ma aiuta a vivere meglio, Foto: Newcoh

Così si è arrivati alla concretizzazione di un modello di business efficace e sostenibile: si è messo a punto un modello in grado di privilegiare la relazione, ma concreto e al passo coi tempi.

«Abbiamo avviato una sperimentazione, originando una community, mediante una strategia di comunicazione virale, mediante la compilazione di un questionario guidato. Nel giro di un mese abbiamo raccolto 3500 manifestazioni di interesse in tutta Italia, anche se prevalentemente ubicati a Milano e provincia», spiega Simionato. Cohousing.it è una realtà unica. «Esistono gruppi di cohousing spontanei, ma si tratta di realtà più piccole, al massimo di dieci unità abitative», specifica, segnalando che il modello societario prevede, per essere sostenibile economicamente, almeno una trentina di unità.

I principi cardine del modello abitativo condiviso

Il modus operandi ha come componente basilare la sostenibilità: ambientale, economica e sociale. L’attività di Newcoh si fonda sulla rigenerazione urbana, col recupero e la riqualificazione di patrimonio immobiliare degradato o dismesso, senza quindi consumo di nuovo suolo. Inoltre, valuta la localizzazione degli interventi in termini di quantità e qualità dei servizi, di aree verdi, di rete viaria e di sistemi di trasporto presenti nel territorio circostante. Si muove, quindi, all’interno dei contesti urbani alla ricerca di progetti che rispondano alle esigenze della community.

Altrettanto importante è il concetto di partecipazione. Un progetto di cohousing parte esclusivamente dall’adesione preventiva dei futuri abitanti, i quali si costituiscono in gruppo promotore diventando contemporaneamente destinatari, ma anche i proponenti del progetto stesso e con ciò assumendo un ruolo attivo sia nelle decisioni che riguardano la loro vita futura, sia in termini di abitazioni private che di spazi e servizi comuni, sia nell’investimento necessario per generare lo sviluppo del progetto.

Vivere in cohousing non è solo una proposta originale e sostenibile, ma aiuta a vivere meglio. Lo specifica Simionato riprendendo l’esito di una ricerca condotta all’università di Utrecht. «Da studi svolti in contesti di senior co-housing, ovvero tra persone della terza età attive e autonome, è stato dimostrata una prospettiva di vita in salute di 10 anni superiore. Non significa quindi vivere più a lungo, ma certamente meglio».

La scelta condivisa non significa certo eliminare i contrasti tra condomini, «ma è

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Il cohousing contribuisce a ridurre la conflittualità privilegiando la socialità, la conviveza civile e il buon senso, Foto: Newcoh

l’atteggiamento che cambia: il metodo del consenso partecipato che si applica per superare la conflittualità, richiede uno sforzo maggiore e tempi più lunghi, ma si arriva a prendere decisioni unanimi e a ridurre la conflittualità. Si privilegia la convivenza civile, il buon senso, la corresponsabilità, tutti aspetti messi in chiaro sin dal principio, applicando regole condivise», sottolinea la CEO.

Per comprendere meglio cosa significhi vivere questo modello, la stessa amministratrice porta l’esempio di una cohouser: «al termine del percorso partecipativo del progetto Terracielo, a Rodano (Milano) abbiamo chiesto ai partecipanti cosa ne pensassero. La giovane partecipante disse di essere partita chiedendosi cosa potesse dare a lei il progetto; al termine era arrivata a pensare cosa potesse dare lei all’insieme. Credo che rappresenti bene quanto sia fondamentale il contributo delle persone, il vero elemento altamente innovativo».

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