Wise Society : Per prevenire le alluvioni bisogna partire dalla montagna e riprogettare il territorio

Per prevenire le alluvioni bisogna partire dalla montagna e riprogettare il territorio

di Patrizia Riso
22 Giugno 2023

Per prevenire le alluvioni in pianura bisogna partire dalle frane in montagna. Un punto di vista necessario per riprogettare il territorio dopo l'emergenza climatica in Emilia Romagna di maggio 2023. Vediamo allora cosa significa riprogettare il territorio

Un territorio troppo cementificato, la mancanza di una manutenzione forestale costante e mirata e la siccità prolungata hanno amplificato gli effetti delle alluvioni del 2 e 3 e poi del 16 e 17 maggio 2023 in Emilia Romagna. Ora, l’immaginario collettivo colloca l’emergenza in pianura, nell’ondata violenta di fango che ha riempito strade, case ed edifici di oltre 43 comuni provocando 17 vittime e oltre 50.000 persone sfollate. Ma gli esperti invitano a guardare più in alto verso i boschi dove è cominciato tutto e dove dovrebbe partire l’analisi. Ferdinando Cotugno ha riportato su Domani una frase di Alessandro Liverani, tecnico forestale ed ex membro della Protezione civile, che riassume l’essenza da sapere sul nostro rapporto con il territorio.«Su una provinciale che corre parallela alla via Emilia c’è una frana ininterrotta di nove chilometri, abbiamo case appese su versanti svuotati per centinaia di metri, è venuto giù tutto il bosco, montagne e colline sono collassate. La devastazione a Ravenna o Faenza è iniziata qui. Il fango si pulirà, le frane resteranno».

Bosco dall'alto

Foto Shutterstock

Prevenire le alluvioni in tutto l’ecosistema, dai boschi alle città

I boschi, spiega bene Cotugno, sono complessi meccanismi di regolazione idraulica che vanno però curati con interventi mirati come fossi, briglie, opere di contenimento. Se le montagne sono abbandonate, poco popolate e poco manutenute, ne risente anche la pianura. «Se la pianura è ricca, ma la montagna è abbandonata, anche la pianura diventa povera» riassume Liverani.

Quando si parla di messa in sicurezza del territorio si parla, quindi, principalmente della cura di un ecosistema che parte dalle montagne e arriva fino alle case di città. Un concetto lineare che si fa fatica a mettere in pratica con decisioni politiche e destinazioni di fondi pubblici. Il rapporto tra ecosistema boschivo e territorio urbano non è centrale in nessun programma politico, ma interessa tutto il paese, non solo la regione Emilia Romagna. Di conseguenza, la gran parte della società civile non addetta al settore faticherà a vedere questa correlazione tra ecosistemi come elemento centrale nella propria vita.

Prevenire le alluvioni con l’intelligenza artificiale

Per fare reale prevenzione bisogna prima di tutto studiare e quindi raccogliere dati. In Italia lo fanno già enti come l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Ma, a livello globale, si muove anche Google. Il colosso del digitale ha creato, dal 2018, Flood Hub, un sistema che usa l’intelligenza artificiale per monitorare i corsi d’acqua e avvisare le persone residenti nelle aree a rischio. Come riportato da Italian Tech,

«l’IA che sta alla base della piattaforma usa varie fonti di dati, tutte pubblicamente disponibili come previsioni del tempo e immagini satellitari, per fare stime di quello che potrebbe accadere in caso di piogge prolungate e poi creare due modelli previsionali: un modello idrologico (prevede la quantità di acqua che scorre in un fiume) e un modello di inondazione (prevede quali aree saranno interessate, per quanto e quanto sarà profonda l’acqua)».

Fino al 2021, i paesi maggiormente interessati erano India e del Bangladesh dove 360 milioni di persone nel tempo hanno ricevuto 115 milioni di alert. Oggi, sono stati aggiunti 60 paesi in tutto il mondo e il sistema di allerta può essere utile a circa 460 milioni di persone nel mondo. È aumentata anche la tempestività dell’allerta: da 48h a 7 giorni prima dell’evento previsto. Vedremo se in futuro questo strumento sarà davvero decisivo nella risposta a eventi climatici sempre più imprevedibili, anomali e frequenti.

Flood hub

Screenshot da Flood Hub

Riprogettare i territori per adattarsi alla crisi climatica

Secondo l’analisi del centro di ricerca World Weather Attribution, le pesanti piogge di maggio in Emilia Romagna sono state l’evento più intenso degli ultimi 200 anni. In un anno, quindi, la possibilità che succeda è dello 0.5%. Un evento poco probabile, ma possibile e sempre più frequente in vari territori perché dietro le alluvioni c’è la crisi climatica.

«L’alternanza di questi fenomeni estremi di segno opposto, quali siccità e alluvioni, sono il tratto distintivo e più evidente del cambiamento climatico che osserviamo in questi anni»

scrive chiaramente la fondazione di ricerca Cima. Ma per andare oltre bisogna rivedere il nostro rapporto con la crisi e la nostra capacità di elaborare strategie di adattamento consapevole a cambiamenti sempre più forti, ma comunque causati dall’intervento umano. In sintesi, come spiega bene Ferdinando Cotugno nella sua analis: 

«L’adattamento richiesto dalla crisi climatica dovrà combinare ingegneria con ecologia, i fiumi dovranno avere più spazio naturale intorno, altrimenti faranno come in Romagna: se lo riprenderanno con la forza. Governi e amministrazioni locali devono superare la logica dell’emergenza continua e del commissariamento, ai territori serve la pianificazione di una nuova normalità. Le aree colpite non vanno ricostruite, vanno riprogettate».

Patrizia Riso

© Riproduzione riservata
Altri contenuti su questi temi:
Continua a leggere questo articolo: