Wise Society : L’impronta ecologica, spiegata: cos’è e come si calcola

L’impronta ecologica, spiegata: cos’è e come si calcola

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20 Aprile 2026

Dalla definizione di impronta ecologica ai modi per diminuirla, senza dimenticare la controversia legata a questo concetto che in realtà è stato inventato da una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo

Tra i vocaboli inseriti nel 2012 dall’Enciclopedia Treccani nel Lessico c’è Impronta ecologica. Ma cos’è? Citata per la prima volta nel 1996 dall’ambientalista svizzero Mathis Wackernagel e dal bioecologo ed economista canadese William Rees nel libro “Our Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth” la definizione di impronta ecologica, come citato dalla prestigiosa enciclopedia, è «l’indice statistico che confronta il consumo umano di risorse naturali di una certa porzione di territorio con la capacità della Terra di rigenerarle, stimando l’area biologicamente produttiva (di mare e di terra) necessaria a rigenerare le risorse consumate e ad assorbirne i rifiuti». Approfondiamo l’argomento con una spiegazione semplice dell’impronta ecologica, in un articolo che indaga il tema in ogni suo molteplice aspetto.

Impronta ecologica

Foto Shutterstock

Il significato di impronta ecologica

Cos’è l’impronta ecologica? Spiegata più semplicemente rispetto alla definizione della Treccani indicata poco sopra, l’impronta ecologica è quel parametro che ci indica quanta porzione di pianeta consuma una determinata attività, sia essa la produzione di un bene, l’organizzazione di un evento o la vita di un essere umano. Ogni nostra azione ha infatti un impatto sul pianeta e ogni piccolo cambiamento nelle nostre abitudini può farla cambiare, sia in difetto che in eccesso. Per questo comprendere appieno il significato di impronta ecologica è fondamentale per tutti, soprattutto nell’epoca di crisi climatica che stiamo vivendo oggi.

Co2 e impronta ecologica

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Come calcolare l’impronta ecologica

Bisogna comunque specificare che nessuno è in grado di calcolare da solo la propria impronta ecologica. Esistono però alcuni calcolatori on line che, a fronte dell’inserimento di alcuni parametri sul comportamento, possono calcolarla.

L’unità di misura dell’impronta ecologica è il gha (ettaro globale), indice che mette in relazione la quantità di beni consumati in uno spazio delimitato con lo spazio stesso e può essere pro capite o globale. Oltre all’impronta ecologica personale, esiste anche quella globale, che determina l’impatto che tutte le attività antropiche hanno sulla Terra. 

Anche il Wwf utilizza l’impronta ecologica per redigere il Living Planet Report, documento biennale che ha lo scopo di comunicare lo stato del Pianeta e incentivare l’inversione del trend della perdita della biodiversità, giunto nel 2024 alla sua 15a edizione.

Esistono comunque molti calcolatori on line dell’impronta ecologica: sono stati sviluppati da università e associazioni in tutto il globo. Tra questi c’è anche il Foot Print Calculator della Global Footprint Network, associazione no profit che ha tra i suoi fondatori Mathis Wackernagel, l’ambientalista che ha contribuito a dare la definizione di impronta ecologica.

L’impronta ecologica italiana e mondiale

La Global Footprint Network continua a monitorare lo stato di salute del pianeta attraverso i big data sull’impronta ecologica, fornendo strumenti cruciali per orientare le politiche di sostenibilità. Analizzando il percorso dell‘Italia, osserviamo una parabola significativa: se nel 1961 il Paese presentava un’impronta pro capite di circa 2,4 gha (ettari globali), il picco massimo è stato raggiunto nel 2006 con 5,8 gha.

Secondo le rilevazioni più recenti, la tendenza mostra una lieve contrazione dovuta a una maggiore efficienza energetica e ai cambiamenti strutturali dell’economia, ma il quadro resta critico:

  • Impronta Ecologica (2023/2024): l’impronta pro capite italiana si attesta oggi intorno ai 4,3 gha.
  • Biocapacità: la capacità rigenerativa del nostro territorio è rimasta pressoché stagnante o in leggero calo, oscillando intorno agli 0,8 – 0,9 gha per persona.
  • Deficit ecologico: questo divario genera un deficit di circa 3,4 – 3,5 gha. In termini pratici, se tutti vivessero come gli italiani, avremmo bisogno di circa 2,7 pianeti Terra per sostenere i consumi nazionali.

A proposito di questo, un elemento (ma anche un momento) di riflessione fondamentale introdotto negli ultimi anni è l’Earth Overshoot Day (il giorno del sovrasfruttamento). A livello globale, si tratta della data in cui l’umanità esaurisce le risorse prodotte dalla Terra per l’intero anno, che purtroppo ormai cade sempre prima e, negli ultimi anni, tra fine luglio e inizio agosto.

Per l’Italia, questa data è ancora più allarmante: nel 2025, il “giorno del debito” italiano è caduto il 6 maggio, anticipandolo di 13 giorni rispetto al 2024 (19 maggio). Da quella data in poi, il nostro Paese ha vissuto consumando il capitale naturale delle generazioni future.

Illustrazione sull'impronta ecologica

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Come ridurre l’impronta ecologica

Ognuno può ridurre la propria impronta ecologia con piccoli comportamenti che  dall’alimentazione all’abbigliamento, passano anche per la gestione energetica e dei rifiuti. Tra gli accorgimenti, alcuni che riportiamo, sono elencati nel sito dell’Unione Europea.

Scelte alimentari

Scegliere alcuni prodotti piuttosto che altri e modificare il modo in cui si fa la spesa è uno strumento utile per ridurre la propria impronta ecologica. Ecco qualche consiglio.

  1. Consuma prodotti locali e stagionali
  2. Passa a un’alimentazione maggiormente plant-based, limitando i prodotti di origine animali. Gli allevamenti intensivi, infatti, sono altamente inquinanti
  3. Scegli il pesce pescato in maniera sostenibile
  4. Quando fai la spesa usa borse riutilizzabili
  5. Evita prodotti con imballaggi in plastica eccessivi e, ove possibile, usa i negozi sfusi
  6. Fai in modo di acquistare solo quello che ti serve per evitare inutili sprechi

 Abbigliamento

Anche il modo in cui ci svestiamo può aiutare a combattere inquinamento e a ridurre l’impronta ecologica. L’industria tessile, infatti, è fra le più inquinanti. E allora:

  1. Evita le catene di abbigliamento legate alla fast fashion
  2. Prenditi cura degli abiti in modo che durino a lungo
  3. Prova a scambiare, prendere in prestito o affittare gli abiti, oppure a comprare quelli di seconda mano
  4. Acquista abiti realizzarti in maniera responsabile, ad esempio utilizzando materiali riciclati, o dotati di marchio di qualità ecologica

Mobilità e mezzi di trasporto

Muoversi in modo sostenibile consente di ridurre l’inquinamento legato al trasporto privato e pubblico. E allora:

  1. Usa la bicicletta o i trasporti pubblici
  2. Scegli con intelligenza quando e come guidare l’automobile
  3. Preferisci il treno per la prossima vacanza rispetto ai voli aerei

Consumo di acqua ed energia

Risparmio energetico e gestione virtuosa degli scarti possono fare la differenza in quanto a impronta ecologica. Ecco qualche consiglio.

  1. Riduci il riscaldamento di 1ºC e farai la differenza
  2. Riduci la durata della doccia e chiudi l’acqua mentre ti insaponi: è fra i principali modi per risparmiare acqua in casa
  3. Chiudi l’acqua quando lavi i piatti o ti lavi i denti
  4. Spegni i dispositivi elettronici e non lasciare in carica il cellulare quando la batteria è piena
  5. Non archiviare dati inutili nel cloud
  6. Scegli prodotti efficienti sul piano energetico con un’etichetta “A”
  7. Limita e ricicla i rifiuti
Concept di carbon footprint

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Impronta ecologica: un concetto controverso e dibattuto

Il pensiero ecologista contemporaneo ha tuttavia puntato spesso il dito contro il concetto di impronta ecologica, che molti studiosi definiscono come una vera e propria “responsabilizzazione individuale” di un problema che tuttavia dovrebbe trovare la sua risoluzione principalmente nel mondo istituzionale e governative. L’impronta ecologica è infatti troppo spesso diventa un alibi per l’immobilismo politico.

Ma contestualizzare la questione aiuterà a capire perché ancora oggi l’impronta ecologica sia un concetto piuttosto controverso.

La stessa definizione di impronta di carbonio personale (carbon footprint) e la diffusione di questo concetto nei media è avvenuta ad opera di una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo: nei primi anni 2000 la British Petroleum ha infatti portato avanti una massiccia operazione di marketing diffondendo uno dei primi calcolatori online relativi all’impronta carbonica. L’obiettivo strategico era spostare il focus del problema dai giganti dei combustibili fossili verso le scelte quotidiane della persona comune: se la “colpa” del cambiamento climatico viene percepita nel consumo di una lampadina accesa, l’attenzione pubblica si allontana dalle trivellazioni che, in realtà, sono il cuore del problema.

Oggi sappiamo che la maggior parte dell’impronta di un cittadino dipende da scelte infrastrutturali su cui il singolo non ha potere diretto, come il mix energetico nazionale o l’efficienza dei trasporti pubblici. In quest’ottica, l’impronta ecologica non deve essere letta solo come una misura della virtù individuale, ma come un monito per istituzioni e governi. La vera transizione ecologica non può poggiare esclusivamente sulle spalle dei consumatori e dei cittadini; richiede riforme strutturali che rendano la sostenibilità una realtà di sistema e non un semplice onere morale o economico a carico del singolo.

Mariella Caruso

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