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Consumo di suolo, è allarme: cos’è e strategie per arginare il problema

da Andrea Ballocchi
12 Novembre 2020

Il consumo di suolo rischia di far affogare l’Italia sotto una coltre di cemento e asfalto. Quanto sia forte il fenomeno in Italia lo si comprende anche solo guardando il dato riferito al 2019: le coperture artificiali si sono prese altri 57,5 km quadrati di terreno, circa 16 ettari al giorno. Significa aver ricoperto in un solo anno le isole di Favignana, Capraia e Caprera.

A registrarlo è il rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell’Ambiente sul consumo di suolo al 2020. Lo stesso Istituto aggiunge che nel nostro Paese si assiste a un incremento che, purtroppo, non mostra segnali di rallentamento “e che, in linea con quelli rilevati nel recente passato, fa perdere al nostro Paese quasi due metri quadrati di suolo ogni secondo”.

Città di notte, esempio di consumo di suolo

Foto di Free-Photos da Pixabay

Consumo di suolo: un problema per l’Italia

Il consumo di suolo in Italia non si ferma, lo abbiamo già sottolineato, e si fa troppo poco per ridurre il fenomeno, tanto che la velocità con cui si tende a rallentare il processo “è ancora molto lontana dagli obiettivi europei, che prevedono l’azzeramento del consumo di suolo netto, ovvero il bilancio tra il consumo di suolo e l’aumento di superfici naturali attraverso interventi di demolizione, deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione”, specifica lo stesso report curato dall’Ispra.

È così si è arrivati a una situazione tale che ognuno di noi, abitanti del Belpaese, è come se avesse in carico 355 metri quadri di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore in continua crescita malgrado la popolazione sia in costante decremento. I dati confermano “che il rallentamento del consumo di suolo è, di fatto, terminato e che si continua a incrementare il livello di artificializzazione e di conseguente impermeabilizzazione del territorio, causando la perdita, spesso irreversibile, di aree naturali e agricole”.

Le conseguenze

Cosa implica il consumo di suolo oltre a “sfregiare” la bellezza di un Paese che ha nel patrimonio paesaggistico, storico-artistico e naturale alcuni dei suoi capisaldi? Partiamo da qui: diminuire il fascino di un Paese come l’Italia equivale a ridurre il suo appeal turistico, con pesanti conseguenze a livello economico. Se oggi risulta il quinto Paese (eravamo quarti fino ai primi degli anni Duemila), dalla fine degli anni Novanta a oggi, se si è assistito a un calo generalizzato a livello internazionale, il calo è stato però maggiore per l’Italia che per altri paesi europei, segnala la Banca d’Italia.

Ma c’è un fattore che va sempre più trascurato. Il riscaldamento globale, segnale rivelatore dei cambiamenti climatici, è sempre più evidente ed è un problema di cui soffrono particolarmente le città. La cementificazione contribuisce a far diventare sempre più calde le città, che risentono sempre più del fenomeno delle isole di calore. La copertura di superfici con cemento, asfalto & C. si nota anche nella differenza di temperatura estiva tra aree a copertura artificiale rispetto a quelle rurali: ormai raggiunge valori superiori a 2°C nelle città più grandi.

Il consumo di suolo colpisce anche le aree naturalistiche protette e quelle vincolate per la tutela paesaggistica ma colpisce le aree a rischio sismico e idrogeologico.

Il consumo di suolo è causa delle trasformazioni del paesaggio e della frammentazione del territorio, che provoca una progressiva riduzione della superficie degli ambienti naturali e semi naturali e un aumento del loro isolamento.
Non contare più su terreni liberi significa anche avere sempre meno spazio per coltivare, per trarre giovamento – e cibo – in materie prime su cui non si potrà contare: numeri alla mano, segnala Ispra:

“le aree perse degli ultimi sette anni garantivano in precedenza la fornitura di 3 milioni e 700mila quintali di prodotti agricoli e 25mila quintali di prodotti legnosi, lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio, l’infiltrazione di oltre 300 milioni di metri cubi di acqua di pioggia.”

Consumo di suolo: erba che spunta dal cemento

Foto di Dominique Knobben da Pixabay

Consumo di suolo: leggi e inadempienze

Sulla lotta al consumo di suolo leggi e proposte dedicate non mancano, anche se una legge nazionale è tuttora vacante. Quella sul “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”, del 2013 approvata alla Camera è rimasta nel cassetto. A livello regionale ci sono leggi ad hoc. Tuttavia, riprende ancora Ispra, mancano interventi normativi efficaci in buona parte del Paese o si è ancora in attesa di vederle attuate o di contare sulla definizione di un quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale. “L’iniziativa delle Regioni e delle Amministrazioni locali sembra essere riuscita marginalmente, per ora, e solo in alcune parti del territorio, ad arginare l’aumento delle aree artificiali”, sottolinea.

Le soluzioni e i rimedi passano da ricerca, tecnologia e startup

Posta la situazione, cosa è possibile fare per combattere il consumo di suolo e, soprattutto, per cercare di rigenerare terreni degradati o riportati “alla luce”? Per cercare di rimediare alla situazione è nata Re Soil Foundation, fondazione nata quest’anno proprio per salvaguardare il suolo.

L’obiettivo della fondazione, promossa dall’Università di Bologna, Politecnico di Torino, Coldiretti e Novamont è agire per la tutela del suolo e per la rigenerazione territoriale.

In pratica, mira a promuovere attività nei settori della ricerca scientifica, del trasferimento tecnologico, della formazione e divulgazione e della creazione di consapevolezza, promuovendo così la salute del suolo, la qualità della vita e la decarbonizzazione del nostro sistema.

Dalla ricerca e sviluppo, la rigenerazione del suolo degradato passa anche da imprese innovative come la startup DND Biotech che sviluppa e commercializa tecnologie bio-based a tutela dell’ambiente e della salute pubblica e per il ripristino della fertilità dei suoli. Tra le sue soluzioni c’è Robonova, un impianto per analizzare, monitorare e trattare inquinanti organici industriali e recuperare suoli agricoli degradati, mettendo in salvo i microrganismi viventi ancora presenti nel sito contaminato, individuandoli e isolandoli.

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