Wise Society : Antonello Fiore: “Dobbiamo progettare un futuro compatibile con le caratteristiche del territorio”
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Antonello Fiore: “Dobbiamo progettare un futuro compatibile con le caratteristiche del territorio”

Antonello Fiore, presidente della Società italiana di Geologia ambientale, illustra cosa sia questa disciplina e la sua importanza per tutelare l’ambiente e il territorio dell’Italia

3 Febbraio 2021

La geologia ambientale può svolgere un grande ruolo per rigenerare l’Italia, tutelarne la sua bellezza e soprattutto renderla meno fragile. Sì, perché il Belpaese è un colosso dai piedi di argilla: il nostro è uno dei paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi, con più di 620mila frane che interessano un’area pari a quasi l’8% del territorio nazionale. I Comuni interessati da aree a forte rischio di frana sono 7.275 pari al 91,1% dei comuni italiani (Dati Ispra).

Ma ci sono anche altri pericoli: per esempio, i 12.482 siti potenzialmente contaminati in attesa di bonifica in Italia. Oppure ancora il consumo di suolo: ogni abitante del nostro Paese oggi ha in “carico” 355 metri quadri di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi due metri quadri l’anno a testa.

Proprio per questo, ricorda SIGEA – Società italiana di Geologia ambientale: “viviamo in un periodo sempre più drammatico sul fronte del dissesto geo-idrologico in Italia: solo negli ultimi 50 anni abbiamo pianto oltre 1700 vittime”.
Malgrado queste sue fragilità l’Italia conserva una Grande Bellezza: basti pensar che è il Paese con il maggior numero di Patrimoni Unesco.

Montagna con arcobaleno

Foto di Antonio Grosz / Unsplash

Quindi, in tutti questi esempi il geologo può fornire un grande apporto. Dovrebbe essere una professione strategica, eppure «ancora oggi è sottovalutata, oltre che poco conosciuta. Solo nel 1963 è stato creato l’albo professionale del geologo come libero professionista. Ma la sottovalutazione nasce dalla natura stessa del suo ruolo: analizzare le caratteristiche del suolo e sottosuolo, delle acque sotterranee, studiare le evoluzioni storiche anche in ere geologiche e fare una analisi rispetto alle opere da realizzare.

Molte volte tali considerazioni non sono a favore delle opere, ma possono arrivare a un non procedere. Proprio per l’egoismo che spesso prevale nella incapacità di rinunciare a un progetto che presenta lacune sotto questo aspetto, si preferisce non ascoltare i consigli professionali di un esperto come il geologo. Che, ribadisco, non parte dalla necessità di realizzare un’opera, ma dalle considerazioni delle caratteristiche di un determinato territorio sopra cui tale opera deve sorgere. Fermo restando, che il geologo non si limita solo a dire no, ma anche a fornire – se è il caso – consigli e strumenti per porre dei correttivi a determinati interventi migliorativi».

Lo afferma Antonello Fiore, presidente SIGEA, con cui abbiamo voluto comprendere chi sia il geologo ambientale e quale contributo possa offrire alla sostenibilità ambientale italiana.

Presidente Fiore, chi è l’esperto in geologia ambientale e quali differenze vi sono con la figura del geologo?

Il geologo, ovvero lo studioso delle scienze della terra nasce come una figura in ambito naturalistico, legata all’interpretazione dell’evoluzione dei paesaggi e alle scoperte paleontologiche. Successivamente ha avuto un ruolo importante nella ricerca e nello sfruttamento dei giacimenti minerari e dei combustibili fossili. Ma è stato ed è tuttora impegnato anche nella gestione delle emergenze e nella realizzazione delle grandi opere infrastrutturali come pure si è resa necessaria la sua competenza a seguito dei più importanti sismi degli anni Settanta e Ottanta, in Friuli e in Irpinia.

La sua connotazione ambientale è stata messa in risalto attorno alla metà degli anni Ottanta del Novecento, con l’istituzione del Ministero dell’Ambiente e il recepimento della direttiva della Comunità Europea sulla Valutazione dell’Impatto ambientale (VIA). Queste è una procedura necessaria per descrivere e valutare preliminarmente a qualsiasi intervento sul territorio l’impatto sull’ambiente in ambito pubblico e privato. Comporta la comprensione dell’influenza su suolo e sottosuolo, sulle acque superficiali e sotterranee, sull’aria, su flora e fauna… Da qui prende corpo la figura dell’esperto in geologia ambientale, alla cui nascita ha contribuito il nostro presidente onorario Giuseppe Gisotti, che ha fondato SIGEA nel 1992. È una figura prestigiosa, tanto che lo scorso anno il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’ha insignito “Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”.

L’Italia dal punto di vista geologico e ambientale che rischi corre?

Dal punto di vista ambientale c’è davvero moltissimo da fare, innanzitutto recuperando ai danni fatti in passato. Penso, per esempio, alla bonifica dei siti contaminati, dei siti industriali dismessi in cui sono stati lasciati inquinanti pericolosi. Tutto quello che si intende fare invece dovrebbe essere sempre pensato prima di tutto per il benessere delle persone e dell’ambiente. C’è tanto da risanare, anche per quanto riguarda la scelta dell’ubicazione più idonea del deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi.

Quindi, dobbiamo vivere il presente con quest’attenzione e progettare il futuro compatibile con le caratteristiche del territorio. La geologia ambientale, proprio per questo, dovrebbe avere in Italia un ruolo prioritario di azione proprio per la fragilità che caratterizza il territorio, dal punto di vista idrogeologico, fisico, naturalistico.

Poste queste urgenze, come dovrebbero essere allocate le risorse previste dal Next Generation EU, prevedendo che quasi 70 miliardi saranno stanziati per la transizione ecologica?

Se si pensa di utilizzare i finanziamenti UE solo per interventi di messa in sicurezza, la partita è persa ancora prima che cominci. Investire nella transizione ecologica non deve tradursi in una mera corsa alla capacità di spendere. Non è possibile solo eseguire azioni di mitigazione, occorre prima partire da una pianificazione attenta per la gestione e il monitoraggio del territorio, sapendo poi intervenire in modo mirato, efficace ed efficiente. Serve investire sulle risorse umane, sulla ricerca e sviluppo, sull’occupazione, sul potenziamento delle professionalità negli enti pubblici che poi si dedicheranno al controllo di quanto realizzato. Va qualificata la progettazione delle opere pubbliche. E vanno riqualificate le città, gli ambiti dove vive la maggior parte delle persone e che hanno necessità di lavori e adeguamenti delle opere presenti, in modo che si creino i presupposti per città resilienti.

Parco in città

Foto di Katerina Kerdi / Unsplash

Pensiamo solo ai cambiamenti climatici e alle conseguenze innescate sotto forma di eventi meteo estremi. Piogge tanto intense quanto rapide devono essere affrontate con un territorio permeabile, con adeguate infrastrutture drenanti per evitare allagamenti urbani e danni. Occorre investire parte della somma per riqualificare, per azzerare il consumo di suolo, per rimuovere cemento e asfalto: ricordo solo che l’anno scorso – ha rilevato Ispra – le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 57,5 chilometri quadrati.

Veniamo alla Società italiana di Geologia ambientale: da chi è composta?

SIGEA è nata circa trent’anni fa e io ne sono presidente dal 2016, prendendo il posto di Gisotti – oggi presidente onorario. È riconosciuta come associazione di protezione ambientale dal Ministero dell’ambiente, è organizzata con un direttivo nazionale e conta su sezioni regionali e ha varie aree tematiche. Conta circa 800 iscritti. È composta da un insieme di professionisti (accademici, dipendenti pubblici, ricercatori, cultori della materia, liberi professionisti ecc.) di varia estrazione: agronomi forestali, architetti, urbanisti, archeologi, ingegneri oltre che geologi.

Proprio questa è la sua forza: l’interdisciplinarietà, perché l’ambiente ha una componente che trae forza proprio dalla necessità di ragionare e lavorare insieme, trovando così un punto in comune e di collaborazione. È necessario operare così per la complessità stessa delle questioni ambientali e delle diverse opere realizzate sul territorio. Oggi più che mai non è pensabile l’intervento di un professionista di un singolo settore senza l’accompagnamento sin nelle primissime fasi di un lavoro d’equipe.

Quali sono i suoi obiettivi?

L’obiettivo principale di SIGEA è condividere i saperi e confrontarsi per crescere. Personalmente ne faccio parte dal 1994 come studente proprio per la possibilità che offriva, di informazione, formazione e di conoscenza, mantenendo un approccio scientifico. Lo testimoniano le numerose pubblicazioni realizzate negli anni (liberamente scaricabili dal sito web), che spaziano dalle bonifiche ambientali al dissesto idrogeologico – alla cui presentazione ha partecipato lo stesso ministro dell’Ambiente Sergio Costa – i convegni organizzati e i temi di cui ci occupiamo, dalla geologia alla geo-archeologia, fino alla rivalutazione della geo diversità del patrimonio geologico, cui abbiamo dedicato due simposi internazionali.

Il 2021 come vedrà impegnata la Società italiana di Geologia ambientale?

Continueremo a promuovere la diffusione della cultura geologica, anche attraverso iniziative che coinvolgano la società civile. Proseguiremo la nostra collaborazione con Ispra, lavorando a mettere in luce il binomio tra geologia e storia. Infine, il nostro convegno di fine anno probabilmente sarà dedicato alle grandi infrastrutture e all’impatto sull’ambiente.

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