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La bonifica di Taranto, modello virtuoso per l’Italia

Fabio Di Todaro
22 Luglio 2020

«La bonifica di Taranto modello per l’Italia». Il commissario straordinario per gli interventi di bonifica, Vera Corbelli, ha presentato recentemente il Piano di Monitoraggio Integrato che prevede accordi di collaborazione istituzionale, con l’Arma dei Carabinieri (specificatamente Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, Nucleo Operativo Ecologico e Comando Provinciale di Taranto) e con l’Istituto Superiore di Sanità. Obiettivo: dare impulso agli interventi di riqualificazione e ambientalizzazione della Città dei Due Mari, stretta da oltre un secolo dal dilemma tra lavoro e salute e messa a repentaglio prima dall’Arsenale Militare, poi dagli altri insediamenti industriali nati sul territorio. Due, più di tutti: l’acciaieria (Italsider e Ilva prima, Arcelor Mittal oggi) e la raffineria Eni. E solo per citare gli esempi a maggiore impatto ambientale. «L’attuazione della rete di Monitoraggio Integrato ha preso il via sulla base del progetto redatto», ha raccontato la geologa, alla guida del maxi-progetto di riqualificazione dell’ex Capitale della Magna Grecia direttamente dall’allora Premier Matteo Renzi nel 2014, nel corso di un incontro svoltosi a Roma per sancire l’ingresso in scena dei Carabinieri e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Raffinerie di Taranto

Foto: Arkadiy Istomin/Flickr

Un futuro diverso per Taranto

Forte del sostegno della comunità scientifica e spesso osteggiata invece dalla politica, locale e non, Corbelli s’è messa in testa un progetto ambizioso. Ovvero: fare di Taranto un esempio di rigenerazione ambientale passando attraverso il coinvolgimento della comunità scientifica, del sistema industriale e intellettuale. Insomma, dare forma a una nuova idea di sviluppo che abbia al centro l’ambiente e non soltanto gli asset economici tradizionali. Ambiente, peraltro, che gioca un ruolo sempre più determinante proprio nelle politiche economiche attraverso i comportamenti delle persone che lo vivono e ne determinano il futuro, come si evince anche dagli studi del Premio Nobel per l’Economia 2017, Richard Thaler. Un’operazione a tratti avveniristica, che Corbelli è però convinta di poter portare a termine: consapevole del fatto che la città dei Due Mari abbia raggiunto un punto di non ritorno. O immagina un futuro diverso o è rassegnata a spegnersi definitivamente al seguito di quelle che nell’ultimo secolo sono state le attività economiche trainanti.

Taranto e Bagnoli: rinascere insieme all’acciaio

Potendo contare su un budget complessivo di 215 milioni di euro, Corbelli ha avviato la macchina della riqualificazione partendo dallo studio che lei stessa definisce «un corpo malato», ma dalle grandi potenzialità di cura. «Quando ne parlo fuori dai confini provinciali, definisco Taranto la città della luce», afferma il Commissario, convinta che l’ambizione di fare del capoluogo ionico un esempio su scala mondiale possa diventare una realtà, altro che utopia. A riprova della funzionalità del modello messo a punto, secondo l’esperta, c’è anche la scelta del collega operante a Bagnoli, Francesco Floro Flores, di trasferire un analogo modello di riqualificazione alla periferia ovest di Napoli: anch’essa in attesa di conoscere il suo futuro, dopo un secolo di vita sacrificato per la produzione dell’acciaio e ormai oltre trent’anni di tanti rimpalli di responsabilità e poche opere compiute.

La rinascita di Taranto nasce dal Mar Piccolo

Quella in corso a Taranto Corbelli la definisce un’operazione «di ricamo», tesa a tenere unite le diverse anime della città: quella legata indissolubilmente al mare (risorsa accantonata per troppi anni) e quella industriale (coltivata nell’ultimo secolo, con risultati alterni), quella agreste (l’entroterra è uno scrigno da portare alla luce) e quella storica (il patrimonio c’è ed è esteso, ma merita di essere valorizzato). L’attività di risanamento è partita dal Mar Piccolo, studiato a fondo nei suoi diversi habitat per diversi anni e oggi pronto a rappresentare il fulcro della rinascita in riva allo Ionio. Composto da due seni, questo mare (quasi) chiuso rappresenta un unicum sia a livello biologico sia per le potenzialità da mettere a disposizione del terziario. Con la progressiva dismissione del vecchio Arsenale, che il Governo (attraverso il Contratto Istituzionale di Sviluppo) vorrebbe trasformare in un museo storico con pochi eguali in Italia, il Mar Piccolo si candida dunque a diventare la nicchia ideale per sport acquatici a basso impatto ambientale e per l’osservazione e lo studio della fauna ittica e avicola presente.

Bonifica di Taranto: le altre opere

Ma il progetto di rinascita punta a coinvolgere l’intero capoluogo ionico. Diverse le opere già compiute nelle scuole del quartiere Tamburi, nelle aree non pavimentate del cimitero San Brunone e nell’area Pip di Statte (in passato interessata da attività estrattive di materiali litoidi). Nei giorni scorsi Corbelli ha presentato inoltre il nascente sistema di monitoraggio integrato di acqua e suolo, con quasi 600 stazioni dislocate in 564 chilometri quadrati che ricadranno nei comuni di Taranto, Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola (tutti rientranti nel Sito di Interesse Nazionale). Il progetto – condiviso con il ministero dell’Ambiente, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpa), la locale Azienda Sanitaria Locale (Asl) e l’Istituto Superiore per lo Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) – consentirà il controllo, nel tempo delle matrici ambientali acque, suolo e sottosuolo. Nonché di quelle alimentari di origine vegetale. Saranno controllati gli stati qualitativi e quantitativi delle acque superficiali e delle acque sotterranee, dei suoli, saranno rilevati i fattori meteomarini-oceanografici e i fattori fisici, fisico-chimici, ambientali ed ecotossicologici del Mar Piccolo e del Mar Grande e monitorata la matrice alimentare di origine vegetale destinata sia all’alimentazione umana sia all’alimentazione zootecnica.

Twitter @fabioditodaro

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