Wise Society : Casa passiva a impatto zero: cos’è e come funziona

Casa passiva a impatto zero: cos’è e come funziona

di Andrea Ballocchi
15 Luglio 2022

Altissime prestazioni, efficienza energetica e soprattutto comfort abitativo sono i capisaldi della casa passiva, modello e standard che permette diversi benefici per l'ambiente e le persone che la abitano

La casa passiva a impatto zero esiste davvero? Se per impatto zero si intendono le azioni che hanno impatto ambientale nullo o molto basso, allora sì: esiste. Intanto perché la casa passiva risponde al bisogno di fare efficienza energetica in edilizia, arrivando a consumare il 90% di energia in meno rispetto a un’abitazione tradizionale. Garantisce un contenimento delle spese di riscaldamento fino anche a soli 10-25 euro al mese.

casa passiva

Foto Shutterstock

Casa passiva, uno standard abitativo attuale

Con l’urgenza attuale di tagliare le spese di energia, questo standard abitativo diventa quanto mai attuale. Ma è limitante pensare alle case passive solo come soluzione per il risparmio energetico, pur se importante. Come vedremo, passivhaus è una concezione – meglio ancora, è uno standard – che contempla il comfort abitativo in modo molto attento alla qualità della vita. La casa passiva, inoltre, non riguarda solo le nuove costruzioni, ma è applicabile alle ristrutturazioni. Infine, abbinata a fonti energetiche rinnovabili, è una combinazione perfetta di efficienza e di produzione energetica green.
Dalla nascita della prima abitazione, più di trent’anni fa, oggi si contano più di 60mila edifici in tutto il mondo (dati 2016), e lo standard si è diffuso in più di 40 Paesi.

Cos’è la casa passiva?

Con casa passiva s’intende un edificio in grado di coprire la maggior parte del fabbisogno energetico necessario per riscaldare o raffrescare l’abitazione ricorrendo a dispositivi passivi, come l’isolamento e la ventilazione. È uno standard edilizio volontario attuato su basi scientifiche e messo a punto nel 1988.

Fra i punti cardine vanno ricordati il fabbisogno di riscaldamento degli ambienti, che non deve superare i 15 kWh annui o 10W (picco di richiesta) per metro quadrato di spazio abitabile utilizzabile. Il fabbisogno di energia primaria non deve superare i 120 kWh annui per tutte le applicazioni domestiche (riscaldamento, raffreddamento, acqua calda ed elettricità domestica) per metro quadrato di superficie abitabile utilizzabile. La tenuta all’aria massima deve essere di 0,6 ricambi d’aria all’ora a una pressione di 50 Pascal (verificata con una prova di pressione in loco in entrambi gli ambienti). Inoltre il comfort termico deve essere rispettato per tutte le aree abitative durante tutto l’anno, con non più del 10% delle ore in un dato anno oltre i 25 °C.

Storia e origini

La storia della casa passiva va fatta risalire al fisico tedesco Wolfgang Feist e Bo Adamson, docente del Dipartimento di Architettura e Ambiente Costruito dell’Università di Lund, in Svezia. Furono loro, oltre trent’anni fa, a porsi le questioni fondamentali su come progettare gli edifici in modo più sostenibile ed efficiente dal punto di vista energetico. Sulla base di questa ricerca e con l’aiuto degli architetti Bott e Ridder, Feist costruì la prima Casa Passiva, completata a Darmstadt, in Germania, nel 1991. Cos’aveva (e cos’ha, dato che è ancora in piedi e mantiene tutti i requisiti originari) quel primo prototipo di casa passiva? La dimostrazione pratica di un futuro possibile dell’edilizia in grado di combinare efficienza energetica, sostenibilità, comfort ottimale, economicità e una buona qualità di aria interna.


>> LEGGI ANCHE >>> Vivere off-grid: ecco le case autosufficienti e sostenibili, staccate dalla rete <<<


Differenze tra casa passiva e nZEB

Ci sono le case passive e ci sono gli edifici nZEB. Quest’ultimo concetto è contenuto nella Direttiva 2010/31/UE dedicata alle prestazioni energetiche degli edifici (EPBD – Energy Performance Building Directive) e che considera near zero energy building un edificio a energia quasi zero, ovvero ad altissima prestazione energetica e con un fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo, da coprire “in misura molto significativa” da energia da fonti rinnovabili.

La Direttiva – sottoposta a successive modifiche – è stata recepita dall’Italia, dove è stato disposto che a partire dal 2018 tutti gli edifici pubblici di nuova costruzione (o sottoposti a una “ristrutturazione importante”, ossia relativa a più del 25% della superficie dell’involucro dell’edificio) dovessero essere realizzati con questi parametri, allargati a tutti gli edifici a partire da gennaio 2021.

La principale e sostanziale differenza tra lo standard delle case passive e quello nZEB è che le prime si basano su principi relativi alla ricerca del comfort ottimale tutto l’anno, a un buon isolamento, una ventilazione controllata e all’impiego minimo di produzione energetica. Questi presupporti forniscono la base per un’elevata prestazione complessiva dell’edificio e garantiscono livelli di comfort superiori. Inoltre, è bene ricordarlo, nel corso di un anno, una casa passiva non consuma più dell’equivalente di 1,5 litri di petrolio o 1,5 m³ di gas naturale (15kWh) per riscaldare ogni metro quadro di spazio abitativo. I requisiti nZEB richiedono – come scritto – un apporto energetico “in misura molto significativa” di energia, sia pure da fonti rinnovabili.

Infografica sulla casa passiva

Le caratteristiche della casa passiva – Shutterstock

Ristrutturare gli edifici esistenti come case passive

Anche gli edifici non residenziali esistenti possono essere ristrutturati secondo i principi della casa passiva. Tuttavia non sempre è possibile raggiungere lo Standard delle nuove costruzioni per le ristrutturazioni di edifici esistenti, anche con fondi adeguati. Per questi edifici, PHI – Passivehaus Institute ha sviluppato l’EnerPHit per la riqualificazione energetica certificata con componenti della casa passiva. Ciò richiede il rispetto dei requisiti di fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento dipendenti dalla zona climatica o, in alternativa, l’uso coerente di componenti della casa passiva. Grazie all’osservanza di determinati criteri, anche negli edifici esistenti si possono ottenere risparmi energetici significativi, tra il 75 e il 90%.

Uso delle fonti rinnovabili

Per realizzare una casa passiva a impatto zero è essenziale un’attenta pianificazione ed esecuzione per riuscire a raggiungere determinati traguardi. Le case passive utilizzano sistemi di riscaldamento efficienti e sfruttano la ventilazione di riscaldamento efficienti e si avvalgono della ventilazione che è comunque necessaria per garantire un’elevata qualità dell’aria interna. Esse possono contemplare l’impiego di energie rinnovabili.
Come prescrive l’International Passive House Association (iPHA), l’efficienza energetica della Casa Passiva è perfettamente completata dall’energia rinnovabile. Per questo motivo la stessa associazione ha previsto l’impiego di fonti rinnovabili a seconda del grado di casa passiva. Per la Classic, il fabbisogno totale di “energia primaria rinnovabile” è limitato a un massimo di 60 kWh/(m²a), mentre è di 45 kWh/(m²a) per la Casa Passiva Plus e di 30 kWh/(m²a) per la Premium.

Andrea Ballocchi

© Riproduzione riservata
Altri contenuti su questi temi: ,
Continua a leggere questo articolo: