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Tristram Stuart: abbasso gli spreconi

Secondo il ricercatore e scrittore inglese, è inammissibile trovare nei bidoni della spazzatura tanto cibo buono completamente sprecato. Dalle verdure alla carne, dai sandwich alla frutta. Migliaia di tonnellate di alimenti che potrebbero sfamare migliaia di persone. Come uscirne? Lo spiega nel suo nuovo libro. Dedicato a una scrofa della sua giovinezza

di Monica Onore
28 ottobre 2010

Tristram Stuart, ricercatoreTristram Stuart ricercatore, scrittore e convinto attivista inglese del freeganism (stile di vita anticonsumistico) ha iniziato da ragazzo a combattere gli sprechi imparando a fare “la spesa” nei cassonetti della spazzatura. È cresciuto bene: bello, atletico, simpatico e pure intelligente, a riprova che il cibo, buttato da negozi, supermercati, aziende agricole, perfettamente commestibile, non solo non nuoce alla salute, ma anzi aiuta a crescere bene e potrebbe sfamare migliaia di persone.

Ecco perché Tristram continua la sua protesta e denuncia tutto questo nel suo libro Sprechi, un viaggio intorno al mondo per segnalarli, senza però tralasciare proposte, idee concrete e possibili vie d’uscita. E la soluzione è a portata di tutti, infatti, la responsabilità non è solo da imputare alle industrie, ai supermercati e alle leggi che li regolano, ma anche ai consumatori. Scrive Stuart nel suo ultimo libro: « i 5,4 milioni di tonnellate di sprechi alimentari prodotti dalle famiglie inglesi  corrispondono a un esorbitante 25 per cento di tutto il cibo che le persone comprano per il consumo domestico. I colleghi di altri paesi europei non riescono a credere a queste cifre. Sono stato in contatto con un membro dell’Agenzia per l’ambiente tedesca che calcolava, (sulla base dei contenuti stimati dei secchi per la raccolta differenziata dei rifiuti biodegradabili forniti a metà dei cittadini) che lo spreco di cibo delle famiglie tedesche ammontasse a soli 15 chilogrammi a persona, meno di un settimo dei 112 chilogrammi pro capite calcolati dallo studio del WRAP nel Regno Unito. Un programma italiano di raccolta di rifiuti differenziati ha calcolato che le famiglie buttano in media 73 chilogrammi di rifiuti alimentari per persona all’anno, anche se non indica ulteriori quantità di rifiuti alimentari e non specifica quanti di questi fossero ancora commestibili».


Con il suo libro Sprechi cosa si propone?


L’obbiettivoè quello di far conoscere lo scandaloso spreco di cibo che viene buttato e chiuso nei bidoni della spazzatura. Le industrie, le fattorie, i supermercati sono migliaia e nessuno si accorge dei cumuli di alimenti scartati, nessuno ha l’opportunità di vederli. Io invece racconto quello che trovo per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Non possiamo far finta di niente, il problema c’è ed è enorme.

 

Cosa  vuol dire per lei freeganism?


Freeganism, per me, significa semplicemente tirare fuori il cibo dal bidone della spazzatura scoprendo che è perfettamente commestibile. E protesto per questo. Non bisognerebbe gettare cibo ancora buono. Credo che ognuno di noi, nel profondo, sia un freegan, è il buon senso che ci dice di non sprecare alimenti. Se qualcuno avanza del cibo nel piatto viene spontaneo dirgli: «finiscilo». Lo scopo di questo movimento anticonsumistico non è indurre gli altri a cercare cibo nelle pattumiere ma fare in modo che la gente smetta di mettercelo. È una grande opportunità questa per ridurre l’impatto ambientale e combattere la fame nel mondo.  Non c’è nessuna ragione per cui non dovremmo farlo.

 

Non le fa impressione mangiare qualcosa che ha trovato nel bidone della spazzatura?


Molte persone pensano che sia disgustoso. Sì, lo è.  Ma la cosa più terribile è che quel cibo sia ancora perfettamente commestibile e si trovi lì. Buttare via tonnellate di alimenti freschi ogni singolo giorno, questo sì che è disgustoso.

Expired food, Studio/SoFood/Corbis
Cosa trova nella spazzatura?


Qualsiasi cibo possa venirci in mente. I supermercati buttano via un po’ di tutto, così se apri un loro cassonetto ti ritrovi un intero scaffale. Anche le aziende agricole sprecano tonnellate e tonnellate di frutta e verdura, e la stessa cosa vale per i mattatoi che buttano via carne. Inoltre solo nell’Unione Europea buttiamo il 40-60 percento del pesce che viene pescato. Nelle industrie invece si butta tutto quello che si produce, a partire dai sandwich

 

Quando ha iniziato questa “attività”?


Ho incominciato a recuperare cibo a 15 anni. Avevo dei maiali che allevavo in maniera tradizionale, con gli scarti e gli avanzi di cibo. È a Gudrum, la mia prima scrofa, che ho dedicato il libro. Grazie a lei ho ricevuto un’importante lezione di vita. Il cibo lo recuperavo a scuola, dalla panetteria, dal fruttivendolo, dal supermercato e dalla fattoria vicina che buttava via le patate perché avevano una dimensione o una forma non adatta per gli standard dei supermercati. Un giorno ho mangiato anche il pane trovato scoprendo che era ancora fresco e buono. Ho cominciato così a capire che il cibo per i miei maiali avrebbe potuto essere tranquillamente consumato anche dalle persone


I  consumatori hanno delle responsabilità?


Sicuramente, se si apre un qualsiasi frigorifero ci troveremo qualcosa di scaduto o andato a male. Così anche noi contribuiamo a sprecare cibo. La cosa positiva è che possiamo risolvere il problema comprando meno o consumando tutto anzichè buttare via cose ancora commestibili. Scrive Stuart nel suo libro: «Il cibo sprecato dalle famiglie britanniche ammonta a 10,2 miliardi di sterline all’anno, 167 sterline a persona e 420 per una famiglia di medie dimensioni. Negli Stati Uniti è stato calcolato che gli sprechi dei consumatori ammontano a 54 miliardi di dollari annui. Nessuna di queste cifre comprende i costi di smaltimento dei rifiuti pagati in tasse. Le cifre annuali complessive ottenute dalla somma di questi costi potrebbe far nascere in qualcuno la voglia di risparmiare evitando gli sprechi. Ma per molti l’abitudine di comprare più di ciò che serve è penetrata a fondo nel comportamento d’acquisto. Consciamente o no, le persone sanno che quando riempiono il carrello del supermercato hanno solo il 75 per cento di probabilità di mangiare tutto quello che pagano, eppure decidono lo stesso che vale la pena di spendere quei soldi»

Japan - Food recycling plant, Everett Kennedy Brown/epa/CorbisContro l’abitudine allo spreco sta cambiando qualcosa?


Trent’anni fa in Europa non sprecavamo tanto cibo come oggi, e credo sia possibile cambiare il modo di vedere le cose, prendendo spunti da soluzioni trovate in altre parti del mondo.
In Giappone e Corea, ad esempio, riciclano il cibo nutrendoci i maiali che è invece un sistema considerato illegale nell’Unione Europea.  Ma non credo ci sia un motivo valido per non adottarlo anche noi. C’è un episodio che mi ha molto ispirato in questo senso. Mi trovavo in Cina e stavo mangiando del riso. Una volta finito ho allontanato la ciotola in cui erano riamasti tre chicchi, a quel punto il cuoco con cui stavo parlando, mi ha fissato con un’espressione molto seria dicendo: «finiscilo». Ai suoi occhi io ero un terribile sprecone! Ho pensato che, se una società può considerare lo spreco di poco cibo un simile tabù, la nostra deve smettere di sprecarne montagne.

 

Cosa preferisce  mangiare?


Mi piacciono molto i vostri ravioli, sto anche imparando a farli. Sono vegetariano, ma trovo interessante che in Italia si mangi ancora la trippa, che da noi sta scomparendo. Credo che se si deve proprio uccidere un animale, tanto vale utilizzarne ogni parte.

Surplus Canary tomatoes are dumped on farmland, Sally A. Morgan; Ecoscene/CORBIS

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