Wise Society : Economia circolare e riciclo dei tessuti: ecco perché è una buona idea
ARTICOLI Vedi tutti >>

Economia circolare e riciclo dei tessuti: ecco perché è una buona idea

Andrea Ballocchi
13 Maggio 2021

Cominciare ad applicare l’economia circolare nel riciclo dei tessuti ridurrebbe di molto la quantità di rifiuti da smaltire e creerebbe opportunità economiche non indifferenti. Oggi l’87% viene conferito in discarica o incenerito, con un volume paragonabile a un camion della spazzatura pieno di rifiuti tessili ogni secondo. Lo evidenzia uno studio della Ellen MacArthur Foundation, segnalando che il 13% dei prodotti tessili viene riciclato in qualche modo dopo l’uso dell’abbigliamento, mentre un altro 12% viene impiegato in usi di valore inferiore spesso però estremamente difficili da riciclare. Solo l’1% viene riciclato in nuovi abiti.

Riciclo dei tessuti

Foto di Naomi Koelemans / Unsplash

Se invece di essere considerati rifiuti da incenerire, i materiali tessili fossero rimessi in circolo, il valore complessivo dei rifiuti tessili che ammonta a più di più di 100 miliardi di dollari all’anno potrebbe essere conservato, mentre si creerebbero nuovi posti di lavoro nella raccolta, smistamento e nelle strutture di riciclo. La pratica virtuosa di un reimpiego dei tessuti potrebbe contribuire a ridurre i costi dei materiali impiegati nel settore moda e abbigliamento, evitando quelli legati al trattamento rifiuti, mentre l’economia circolare legata al riciclo tessuti potrebbe essere un volano per l’occupazione.

Se si pensa che nella sola città di New York – segnala la stessa fondazione – vengono spesi più di 20 milioni di dollari all’anno per la messa in discarica e l’incenerimento di tessili – la maggior parte dei quali sono abiti – e nel Regno Unito il costo stimato del conferimento in discarica abbigliamento e tessili per la casa ogni ogni anno è di circa 82 milioni di sterline, è chiaro il valore di ridare nuova vita ai tessuti usati. Tutti questi benefici economici e ambientali “potrebbero contribuire a creare una futura industria della moda più resiliente”.

Non solo: le potenziali ricadute positive nel riciclo dei tessuti sono legate anche alle fibre sintetiche, di cui sono costituiti il 60% dei i tessuti per l’abbigliamento indossati dagli europei. Il consumo globale di fibre sintetiche è aumentato da poche migliaia di tonnellate nel 1940 ad oltre 60 milioni di tonnellate nel 2018: se si riuscisse a riciclare una quantità maggiore di nylon, anziché continuare a produrne usando fonti fossili il beneficio ambientale sarebbe consistente. Pensiamo, come rileva la European Environment Agency, che nel solo 2018 ne sono stati prodotti oltre 5 milioni di tonnellate di fibra di nylon.

riciclo dei tessuti

Foto di Engin Akyurt da Pixabay

L’economia circolare diventa moda circolare: le fasi salienti del riciclo dei tessuti 

Il report della Fondazione MacArthur – una delle dieci più importanti degli Stati Uniti, che ogni anno destina circa 225 milioni di dollari annui in sovvenzioni e investimenti relativi al programma di circular economy – mette in luce quali siano i punti cardine per impostare un’efficace azione per combinare economia circolare al riciclo dei tessuti. Per dar vita alla cosiddetta moda circolare è necessario potenziare gli impianti di raccolta, smistamento e riciclaggio, in modo da ridurre la dipendenza dai mercati esteri, che sono i principali destinatari dei nostri rifiuti tessili; occorrono investimenti in ricerca per arrivare a riciclare le fibre sintetiche e in strumentazione tecnologica in grado di rendere più efficace la selezione delle fibre ai fini del riciclo; infine, bisogna puntare a un design in grado di progettare ad abiti fatti per essere rifatti.

Ma quale processo si deve mettere in atto per ridare nuova vita ai tessuti? Come spiega il Consorzio Detox, sintetizzandolo, sono tre le fasi principali del processo di riciclo di un tessuto. Innanzitutto, c’è il recupero degli stracci, selezionando e preparando al riciclo i tessuti provenienti da indumenti usati. La seconda fase è la lavorazione: gli stracci vengono divisi per colore e tipologia, debitamente igienizzati e immessi nel processo industriale che li trasforma in materie prime rigenerate. La terza fase è quella che vede il tessuto “riprendere vita”: la materia prima rigenerata è infatti il punto di partenza del processo produttivo che genera un nuovo tessuto.

L’Italia lavora al riciclo dei tessuti

I rifiuti tessili non servono solo a ricreare nuovi abiti. Essi vengono usati per produrre scarpe, imbottiture, materiali fonoassorbenti, isolanti termici e acustici, stracci e strofinacci per uso industriale.

In Italia, mette in luce il rapporto Italia del Riciclo 2020, i rifiuti tessili vengono sottoposti a riutilizzo (stimato in circa il 68%) per indumenti, scarpe ed accessori di abbigliamento utilizzabili direttamente in cicli di consumo; riciclo (29%) per ottenere pezzame industriale o materie prime seconde per l’industria tessile, imbottiture, materiali fonoassorbenti; smaltimento (3% circa).

Nel nostro Paese c’è un centro di eccellenza, un distretto dedicato a Prato, formato da aziende del settore tessile locale, che da anni costituisce un esempio virtuoso di riciclo tessile. Un modello che è poi stato seguito da molte altre aziende italiane. Qui rinascono filati e i tessuti cardati, realizzati attraverso l’uso di fibre vergini o riciclate dagli scarti di maglieria mediante un processo che dà vita a prodotti tessili di altissimo livello.

riciclare tessuti

Foto di Ekaterina Grosheva / Unsplash

Gli esempi virtuosi in Italia di riciclo dei tessuti

In Italia sono diverse le realtà che hanno puntato su economia circolare e riciclo dei tessuti. Alcune sono aziende storiche, in questo proposito: la toscana Comistra è da circa un secolo che opera nel mercato degli “stracci” ovvero gli indumenti usati destinati al riciclo. Fa parte del Distretto di Prato e dal 1951 l’azienda si è specializzata nella commercializzazione e nella trasformazione degli stracci producendone materia prima tessile. Tra l’altro l’attenzione alla sostenibilità è forte: Comistra è tra le prime ad avere aderito a REMO – REcycling MOvement, che permette di misurare l’impatto ambientale dei singoli prodotti.

Stessa attenzione la mostra Rifò, altra realtà storica di Prato, azienda certificata GRS – Global Recycle Standard, che comprova come l’azienda operi in modo sostenibile ed etico.

Il riciclo si sposa spesso con scelte eco-sostenibili: lo testimonia la mantovana Fulgar, specializzata nella produzione di filati in nylon biodegradabile, bio-based o riciclati. Diverse aziende hanno poi deciso di fare rete e gruppo, avviando Astri – Associazione Tessile Riciclato Italiana, che tra le sue attività oltre a puntare a una formazione specifica vuole un riconoscimento ufficiale di un marchio sul tessile rigenerato con un proprio disciplinare.

Andrea Ballocchi

© Riproduzione riservata
Continua a leggere questo articolo:
  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 57671 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 21997 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 62438 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 2699 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 566 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 579
CORRELATI IN WISE
 
DALLA COMMUNITY