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Valle Isarco: qui la sostenibilità ecologica è già una realtà

In Alto Adige, alla scoperta di un territorio a "misura d'uomo" che investe da sempre nella difesa del territorio, nel bio e nella mobilità dolce

Laura Campo
10 novembre 2011

Sentiero delle castagneÈ una montagna a misura d’uomo in tutte le stagioni, la Val Isarco (Alto Adige), cerniera fra Nord e sud d’Europa a 80 km dal Brennero e da Bolzano, in piena zona dolomitica oggi Patrimonio Unesco. Ma anche un posto dove la sostenibilità ecologica e ambientale è già una realtà. Qui la scelta della mobilità dolce, della difesa dell’ambiente, del biologico e del km 0 (dalle strutture d’accoglienza alla ristorazione) viene da tempi lontani e dalla convinzione che solo proteggendo e valorizzando l’identità del proprio territorio ci si possa vivere meglio e solo incentivando un turismo che lo rispetti si crea valore aggiunto. E proprio in autunno, fino alle porte dell’inverno e della prima neve, questa valle genuina e appartata ha tanto da offrire: passeggiate nei vigneti e nei castagneti, relax nei centri benessere, visite culturali alle cittadine medievali di Bressanone, Vipiteno e Chiusa, gite tra castelli e abbazie (storica quella di Novacella con una preziosa biblioteca e pinacoteca) e soprattutto la possibilità di seguire invitanti percorsi del gusto alla scoperta di prodotti di stagione (vino, castagne mele). Ma anche produttori d’eccellenza che, investendo con passione nel proprio lavoro e nel” fare rete” hanno costruito modelli virtuosi di economia territoriale.

Ambiente e benessere in primo piano

 

Sentiero delle castagneL’evento clou più seguito dell’autunno è il classico Torggelen, che si protrae fino all’avvento: percorsi nella natura alla scoperta del paesaggio, della storia e della cultura contadina locale con sosta nelle tipiche stube di masi e osterie dove assaggiare mosto, vino nuovo e castagne, ma anche speck e canederli, zuppe d’orzo e altre specialità del territorio. Il tutto accompagnato dal croccante “schüttelbrot” pane integrale locale, saporitissimo. Uno degli itinerari più belli e frequentati per prendere parte a questo rito è il Keschtnweg “sentiero delle castagne“: circa 60 km (percorribili in tre giorni, oppure scegliendo solo una tratta)  che collegano Varna presso Bressanone e Bolzano, toccando Velturno, Chiusa, Villandro, Barbiano e Renon. Si attraversano frutteti e castagneti, toccando anche luoghi d’arte e storia, chiese e masi contadini, conventi, antiche miniere e castelli. La stagione ideale è proprio questa per i colori accesi degli alberi, e i frutti del bosco, ma l’itinerario è praticabile tutto l’anno, inverno compreso, con vista sul meglio delle Dolomiti imbiancate: dal Gruppo del Sella alle Odle.

Lungo il percorso è d’obbligo fermarsi nei masi per una pausa gastronomica e presso i contadini che vendono castagne, succo di mele fatto in casa e tanti altri prodotti genuini. Come Norbert Blasbichler che nel suo maso Radoar a Velturno (www.radoar.it) produce e vende distilla (speciali quelli alle castagne e alla prugna e sorba) e vino biologici da vigne che crescono tra gli 800 e i 900 metri di altitudine, organizza in questa stagione degustazioni di caldarroste accompagnate da succo di mele e piccole merende a base di salumi e cibi locali. Per un vero e proprio pranzo stile Torggelen invece niente di meglio che l’antica, caratteristica stube dello storico maso Moar su Viersch, anch’esso lungo il sentiero delle castagne dove (su prenotazione: 0472/855489) i piatti forti sono mezzelune di pasta fatte in casa con ripieno di ricotta e spinaci al burro fuso e parmigiano, misto di carni e per finire krapfen dolci. Ma le castagne da queste parti non vengono usate soltanto come prodotto alimentare: sono anche alla base di trattamenti estetici e di benessere come quelli del centro “Castanea” all’interno dell’hotel Unterwirt (www.unterwirt.com) a Velturno che ha sviluppato una linea speciale di massaggi, impacchi e cosmetici naturali che sfruttano i principi nutritivi di questi sostanziosi frutti.

L'agricoltore Norbert Blasbichler (maso Radoar)Altra caratteristica dei paesaggi della Valle Isarco sono i ripidi e ordinati vigneti che si inerpicano fino a mille metri di quota e rappresentano una delle viticolture eroiche d’Italia. Da qui nascono soprattutto vini bianchi potenti e di carattere che si distinguono per aromaticità e mineralità: Sylvaner, Muller Thurgau, Schiava (un vitigno autoctono), Riesling e Gewurztraminer, da assaggiare in enoteche specializzate (particolarmente fornita e accogliente la Wein Galerie a Bressanone, www.weingalerie.it) o direttamente presso i vignaioli più interessanti come Peter Pliger nella sua azienda  Kuenhof presso Bressanone: è uno dei pionieri della viticoltura biologica di tutto l’Alto Adige, con grande sensibilità e rispetto per l’ambiente e il territorio che coltiva. I suoi premiatissimi bianchi (quest’anno il Riesling Kaiton, ha ricevuto i Tre bicchieri” del Gambero Rosso) sono frutto di un approccio anche “filosofico” al vino, che spazia dalle teoriche energetiche alla biodinamica. Lui stesso li definisce vini salutari “di profondità e non di alta voce”. Altra sosta tra vigneti, per il Torggelen (fino all’11 dicembre) è all’hotel Pacher Hof a Novacella (www.pacherhof.com) un antico maso dell’XI secolo, con riscaldamento a legna e orto biologico. Immerso nei vigneti, con aperta vista sulla valle, offre nelle tradizionali stube merende a base di speck e formaggio e raffinata cucina della valle, accompagnata dagli ottimi vini della tenuta.

Dar valore alle tradizioni

 

Pecora con gli occhialiUn’altra meta ideale per passeggiate e percorsi in bici è la Val di Funes bellissima e incontaminata, compresa nel Parco Nazionale Puez-Odle. Qui per conoscere il mondo degli agricoltori si può percorrere il panoramico “Sentiero dei contadini”, un’antica via di comunicazione (che parte dal centro del paese di San Pietro e permettere di raggiungere masi in quota) usata in passato proprio dagli abitanti della montagna per andare in chiesa e mandare i bambini a scuola. E proprio qui in val di Funes si può assaggiare una vera e propria prelibatezza autoctona, appena entrata a far parte dei prestigiosi presidi Slow Food: la pecora con gli occhiali (Villnosser Brillenschaf), razza ovina più antica della regione. Robusta, con il manto bianco e chiazze scure intorno agli occhi, offre una carne di grande qualità, tenera ed equilibrata, magra e ricca di proteine che si può gustare tutto l’anno in diversi ristoranti tra cui Pitzock (www.pitzock.com) il cui giovane proprietario e chef, Oskar Messner, insieme ad altri tre soci, si è impegnato al massimo per valorizzare e far conoscere questa razza alpina allevata a 2000 metri di altitudine solo con erba dei pascoli locali. Nel suo intimo e moderno locale la cucina, raffinata e creativa, è tutta a km 0, con grande uso di verdure e erbe aromatiche da agricoltura bio coltivate nell’orto-giardino.

Le giornate della Sostenibilità

 

E visto che il turismo è solo uno dei modi di fare impresa, non stupisce che proprio in questa valle, precisamente a Bressanone sia nata Terra Institute (www.terra-institute.eu) un’organizzazione che si propone di sensibilizzare cittadini, consumatori e imprenditori verso comportamenti e scelte sostenibili e responsabili, mettendo in atto un nuovo modello di economia del futuro, attraverso studi, eventi, formazione e informazione. Gunther Reifer che lo ha fondato organizza proprio per questo ogni ogni anno in primavera le Giornate della Sostenibilità (prossimo appuntamento dal 10 al 13 maggio 2012): una serie di incontri ad alto livello con economisti, ricercatori, imprenditori, ma anche registi, architetti, esperti del Terzo Settore sui temi dell’economia responsabile, la sostenibilità ecologica e ambientale, il social business e la bioedilizia. Tra le iniziative di Terra anche la fondazione di un nuovo movimento “l’Economia del bene comune” cui hanno già aderito 17 imprenditori dell’Alto Adige  (oltre a 400 imprese nel resto d’Italia e in Austria, Germania e Svizzera) che si propone di invertire le regole all’interno del sistema economico: «nel modello che vogliamo perseguire, seguendo le idee del promotore e fondatore Christian Felber, le imprese non cercano la concorrenza l’una contro l’altra per mirare al profitto economico, ma collaborano con l’obiettivo del massimo bene comune possibile», spiega Reifer. «Alla base c’è l’idea  di promuovere un cambiamento a livello economico, sociale, civile e politico perché tutti possano vivere meglio, basato sul rispetto della dignità della persona, la solidarietà, la sostenibilità ecologica, ma anche la giustizia sociale e la partecipazione democratica».

Valle Isarco, foto di Stang89/flickr

 

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