Wise Society : Non ci possono essere conferenze sul clima senza diritti umani

Non ci possono essere conferenze sul clima senza diritti umani

di Rosy Matrangolo
18 Gennaio 2024

Dubai 2023, Azerbaigian 2024 e Brasile nel 2025. I negoziati per il clima si tengono in territori dalle forti contraddizioni interne per politiche ambientali e per la tutela dei diritti umani: uno spiraglio per futuri cambiamenti o pratiche da social washing?

Ci toccherà ripeterci. Ci toccherà, anche nel 2024, rispondere alla nostra incredulità di fronte ai perché che portano alla scelta di assegnare i lavori della COP 29 all’Azerbaigian, Paese al 151° posto per Libertà di stampa secondo Reporter senza frontiere in quanto il presidente Ilham Aliyev “ha spazzato via ogni parvenza di pluralismo e, dal 2014, ha cercato di mettere a tacere tutti i critici rimasti”. Amnesty International giudica come nel Paese a cavallo tra Asia ed Europa “non sono stati compiuti progressi nelle indagini sulle violazioni del diritto internazionale umanitario durante il conflitto tra Armenia e Azerbaigian del 2020 o nell’assicurare alla giustizia i presunti responsabili. Le persone hanno continuato a essere uccise dalle mine piazzate dalle forze armene nei territori ceduti all’Azerbaigian”.

Diritti umani: un'illustrazione

Foto Shutterstock

Conferenze sul clima e diritti umani: un binomio non così scontato

Della COP 28 di Dubai ricorderemo come nientemeno che Ahmed Al Jaber amministratore delegato della petrolifera Abu Dhabi National Oil Company si sia reso il portavoce dell’impegno fino a quel momento impronunciabile: “uscire lentamente dai combustibili fossili”. Il bello sarà assistere a come queste dichiarazioni si tradurranno in politiche, soprattutto perché per COP 28 le istituzioni mondiali si sono riunite nella destinazione “tra le più attraenti a livello mondiale per la gestione del denaro sporco”, come denuncia il report del Carnegie endowment for international peace e ci siamo dati prossimo appuntamento in un Paese la cui economia si regge sull’export degli idrocarburi e da cui anche l’Italia importa gas.

Eventi internazionali: Emirati piglia tutto

Perché, seppur tutto strida con la lotta ai cambiamenti climatici e con i valori democratici, insistiamo su queste scelte? “Questi Paesi si giocano il vantaggio della reputazione – ha spiegato Riccardo Noury, attivista di Amnesty International intervenuto a una interessante conferenza tematica organizzata insieme a Green media Lab dal titolo ‘Crisi clima e diritti umani: COP 28 e le implicazioni per il futuro’ -. Hanno i soldi per organizzare questi eventi in modo fatto bene. E’ una riverniciata che permette di nascondere sotto al tappeto quello che non va. Come ad esempio pagare i funzionari europei (e qualche parlamentare italiano) affinché siano preservati gli interessi dei Paesi del Golfo Persico. Dobbiamo stare attenti all’inganno dietro alle affermazioni contenute negli atti niali di Cop 28: il rischio è che certi termini restino retorici, senza passare ai fatti. C’erano più lobbisti del petrolio che rappresentanti delle istituzioni a Dubai, dove è stato praticamente impossibile manifestare civilmente. Mancava la sensazione di urgenza. Si fanno summit pensando di avere tanto tempo davanti”. In questi giorni, infatti, prende il via la Supercoppa in Arabia Saudita e Riad si è recentemente aggiudicata l’Expo del 2030.

Bandiera della Cop28

Foto Shutterstock

L’ambiente come diritto umano

L’ambiente è un diritto umano. “Le persone devono poter vivere in un ambiente sostenibile e vi è una interconnessione profonda tra crisi climatica e violazione diritti umani – aggiunge Noury -: chi ha meno colpa paga di più. Come organizzazione spingiamo affinché e Nazioni Unite pretendano che a questi summit siano rispettati e tutelati tutti coloro che hanno il diritto a esprimere il loro dissenso civilmente, dovremmo pretendere che non finisca in carcere chi manifesta per il clima, nessuno dovrebbe toccare gli attivisti locali che invece finiscono puntualmente arrestati”.

Arte, diritti umani e attivismo per l’ambiente

L’arte può veicolare messaggi. Anna Favella è un’attrice conosciuta dal pubblico ed è da tempo ambassador di Amnesty International nelle sue battaglie nazionali e internazionali. “Mi sono sempre circondata di bellezza e natura sin dall’infanzia – ha raccontato l’attrice -: da qui il mio interesse per l’ambiente. Gli artisti possono arrivare a raggiungere un pubblico là dove altre voci non arrivano e veicolare messaggi per destare l’attenzione sulla crisi climatica in corso e sulle azioni per politiche più sostenibili. Anche gli attivisti di Ultima generazione, proprio nel loro agire ‘imbrattando’ l’arte si pongono lo stesso scopo e vanno ascoltati”.

Rosy Matrangolo

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