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Sara Cirone ci spiega le Società benefit, aziende che fanno del bene a territorio e ambiente

Sara Cirone spiega cos'è una Società Benefit e qual è la differenza con le B-Corp. Un'intervista che ci porta nel mondo delle imprese sostenibili.

Andrea Ballocchi
1 Settembre 2020

L’universo delle società benefit è, in Italia, in crescita. Ma cos’è una società benefit? Un esempio: Cassa Depositi e Prestiti e Snam hanno avviato una collaborazione per realizzare progetti per ridurre e assorbire emissioni di CO2 mediante interventi di rimboschimento e creando aree verdi. Per questo motivo nascerà una società benefit finalizzata a promuovere e realizzare “iniziative di imboschimento e rimboschimento su terreni della pubblica amministrazione e degli enti locali, sostenute economicamente da aziende e privati, mediante la vendita di servizi di piantumazione”, spiega CDP in una nota, segnalando l’obiettivo: piantare 3 milioni di nuovi alberi entro il 2030.

Oppure c’è il caso di (RI)Generiamo, società benefit nata da Leroy Merlin e alcune cooperative non profit per avviare attività quali la nascita di una rete di sartorie sociali o di agricoltura sociale, prevedendo anche di impiegare migranti o persone con disabilità.

PC su scrivania

Foto di Marvin Meyer su Unsplash

Il fenomeno delle Società Benefit (SB) conta oggi centinaia di aziende, nuove o “convertite” tali, e si sta diffondendo in Italia. A questa crescita contribuisce l’attività di promozione svolta da Sara Cirone, fondatrice della società di consulenza Sara Cirone Group, essa stessa società benefit che svolge consulenza per imprese, amministrazioni pubbliche, enti non profit.

Tra i vari servizi offerti, si occupa di rendicontazione non finanziaria, gestione dei capitali intangibili e di riconversione delle imprese ed enti con business model sostenibili. L’anno scorso ha realizzato il report integrato di un comune della provincia di Bologna, primo esempio di un Comune in Italia a dotarsi di questo strumento di misurazione e comunicazione, «capace di fornire il quadro del processo di creazione di valore e di tracciare un modello di gestione in grado di creare benessere nonché di raccontare e rendicontare i suoi obiettivi connessi all’Agenda ONU 2030», spiega la stessa imprenditrice, che ha anche creato un blog, Saracirone.com, per raccontare caratteristiche ed esempi di sostenibilità economica, ambientale e sociale applicata al mondo dell’impresa e della vita dei cittadini e i loro territori.

Cos’è una società benefit e in cosa si differenzia dalla B-corp?

Se vogliamo le due forme sono “cugine”. Le B-corp sono un movimento internazionale di aziende che vogliono riconoscersi e certificarsi come realtà in grado di avere un impatto positivo sull’ambiente e sulla società. Il movimento B-Corp ha studiato una certificazione ad hoc. Quindi, le aziende che lo desiderano si possono certificare, potendo seguire un iter di audit e controllo documentale per produrre le espressioni evidenti che abbia quest’impatto positivo.

Con società benefit, invece, ci si riferisce a uno specifico status giuridico, introdotto dalla Legge di Stabilità 2016, grazie a cui l’Italia – prima in Europa e tra le prime al mondo – ha introdotto la forma giuridica delle società benefit. La sostanziale differenza tra B-corp e società benefit è proprio questa: la prima è espressa da una certificazione, la seconda da una legge che ne stabilisce alcune regole.

sara cirone, che si occupa di Società Benefit

Sara Cirone

Quante sono le società benefit in Italia?

Sono circa 500 e hanno registrato una crescita costante anno dopo anno. Certo, ci sono ancora margini di un sensibile miglioramento per il loro sviluppo, ma c’è anche un altro importante aspetto: le società tradizionali che, a contatto con le benefit, hanno iniziato a cogliere la positività del loro operato e hanno iniziato a prepararsi per una loro trasformazione, iniziando a “comportarsi” come una società benefit. È cresciuta quindi la sensibilità: basti vedere il salone della CSR, in continua crescita di partecipazione.

Cosa prevede la legge sulle società benefit?

Quest’ultima prevede la possibilità a una società di registrarsi in Camera di Commercio, o come prima costituzione o come azienda in trasformazione, con la denominazione SB – società benefit, come denominazione aggiuntiva. Quindi una società potrà essere definita, per esempio, “Nomesocietà srl SB”. Questa denominazione aggiuntiva implica che vengano inseriti sul proprio statuto uno o più obiettivi di beneficio comune che intende perseguire, per il territorio, per la società e per l’ambiente.

Questo beneficio deve essere rendicontato: al momento di presentare il bilancio camerale deve allegare una relazione che rende conto delle azioni e le strategie intraprese dalla società per perseguire gli obiettivi di beneficio comune dichiarati, una valutazione di impatto della propria attività rispetto agli stakeholder e le prospettive e iniziative future rispetto a tali obiettivi.

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Foto di Stanislav Kondratiev su Unsplash

Quali sono i vantaggi per un’azienda di essere una società benefit?

L’azienda ha il vantaggio di essere riconoscibile come realtà in grado di avere una sensibilità certamente superiore riguardo al suo impatto ambientale e sociale. È un vantaggio reputazionale, immateriale, intangibile ma certamente importante perché fa capire che è attiva per apportare del bene alla comunità e alla civiltà.

Ci sono benefici anche per i dipendenti?

Il vantaggio per i dipendenti si esplica in termini di condivisione, coesione e partecipazione con la propria comunità d’impresa, nel rispetto dei suoi propositi positivi verso la società, l’ambiente e il territorio. In poche parole, una società benefit opera insieme con chi ne fa parte per centrare questi traguardi i cui benefici si riflettono su di essi e sull’area in cui opera.

È una diversa visione d’impresa, ma anche antropologica e culturale, e che va a rispondere a bisogni fondamentali dell’uomo, che non vuole sentirsi solo un ingranaggio di un contesto produttivo, ma anche una persona che partecipa attivamente alla costruzione di un mondo diverso, svolgendo un’azione materiale ma anche immateriale.
Essere una società benefit, quindi, significa poter fornire ai propri dipendenti degli scopi al di sopra della realizzazione di un prodotto e che può garantire un effetto positivo.

Come si manifesta in pratica questo effetto positivo?

Sotto varie forme e modi: l’attenzione al verde locale o alla mobilità sostenibile sono due esempi. Ci sono aziende pronte a offrire un contributo economico ai propri dipendenti se decidono di recarsi al lavoro con la bici anziché con l’auto, oppure facendo car sharing. Ci sono poi casi di imprese che fanno cultura, dando il loro contributo al teatro locale oppure imprese che adibiscono un determinato spazio verde alla creazione di un orto didattico.

Le società benefit, oltre ad avere un impatto positivo sull’ambiente e il territorio, hanno anche riflessi positivi sulla produzione o sul proprio fatturato?

Sì, perché l’attenzione immateriale ai beni intangibili della società quasi sempre crea un confronto sui processi e un miglioramento degli indici di prestazione aziendale e un clima maggiormente orientato all’innovazione e alla relazione verso tutti gli stakeholder. In poche parole: tutti i collaboratori si sentono parte attiva e lavorano in un contesto positivo migliorando sia gli indici interni di produttività che determinano la qualità aziendale verso i propri clienti, ma anche nuove possibilità di business in linea con i reali bisogni di un mercato sempre più attento e interconnesso.

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Manager specializzata in gestione d’impresa
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