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Human Technopole: il futuro delle scienze della vita riparte da Milano

di Vincenzo Petraglia
24 Maggio 2021

Cuore del più ampio progetto MIND (Milano Innovation District), si candida a diventare una delle grandi eccellenze europee nella ricerca biomedica con diecimila ricercatori impegnati in studi da cui potrebbe dipendere il futuro stesso del genere umano. Ne parliamo con il direttore Iain Mattaj

Il panorama della ricerca italiana sta per arricchirsi di un centro d’avanguardia unico nel suo genere, specializzato nelle scienze della vita con base a Milano, nel cuore dell’ex Area Expo di Rho, alle porte del capoluogo lombardo. Un’eccellenza che, pezzo dopo pezzo, si sta componendo con l’allestimento di svariati laboratori muniti delle tecnologie più moderne e che, quando sarà a regime, nel 2024, impiegherà ben mille ricercatori, molti dei quali provenienti anche dall’estero, e svariati dei quali sono già attualmente all’opera.

Si chiama Human Technopole e fa parte del più ampio progetto MIND (Milano Innovation District), che renderà la città meneghina fiore all’occhiello e punto di confluenza della ricerca nazionale e internazionale con biologi, bio-informatici, chimici, ingegneri, fisici, matematici che avranno a disposizione oltre 35.000 metri quadri di laboratori per lavorare insieme su attività di ricerca in ambito biomedico. Eccellenze impegnate a sondare, tramite le loro ricerche, materie complicatissime, ma incredibilmente attuali, da cui dipenderà il futuro stesso del genere umano. Dalla genomica alla neurogenomica, dalla biologia computazionale all’intelligenza artificiale per comprendere meglio il funzionamento del nostro organismo e fare ulteriori passi avanti nel mondo della genetica, fondamentale per la medicina e la comprensione (e prevenzione) di molte malattie. Una realtà che promette di colmare l’annoso gap del nostro Paese nei confronti di altre eccellenze europee che hanno sempre investito più di noi nella ricerca, diventando noi stessi fucina di innovazione e richiamo per le migliori menti e i più raffinati talenti scientifici italiani e stranieri. 

Abbiamo intervistato Iain Mattaj, scozzese, direttore della Fondazione Human Technopole, che ci racconta i progetti più ambiziosi e gli scenari possibili che ci attendono nei prossimi anni in ambiti tanto strategici per la ricerca, da cui sempre più dipenderà la possibilità di migliorare il benessere e la salute delle persone.

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Iain Mattaj, direttore della Fondazione Human Technopole.

A che punto siamo con Human Technopole?

Esattamente due anni fa, nel gennaio 2019 mi sono trasferito a Milano per assumere l’incarico di direttore di Human Technopole. In quel momento HT contava una decina di dipendenti, oggi siamo un centinaio e per fine 2021 la previsione è di oltre 200 dipendenti. In questi primi anni abbiamo completato la ristrutturazione di Palazzo Italia, sede dei nostri uffici, e abbiamo avviato i lavori per la creazione dei primi laboratori. Abbiamo inoltre reclutato i primi leader scientifici, i direttori dei diversi centri di ricerca e avviato collaborazioni e accordi scientifici con enti e istituti nazionali e europei.

Perché HT rappresenterà un unicum in Europa? Quali saranno le caratteristiche fondamentali e le sue specificità?

Human Technopole sarà un istituto alla pari di altri grandi centri di ricerca europei: gli istituti Max Plank in Germania o il Francis Crick del Regno Unito. Si tratta di una novità per il panorama della ricerca italiana che rafforzerà la comunità scientifica nazionale, valorizzando e portando valore aggiunto alle tante eccellenze già presenti sul nostro territorio. La ricerca presso Human Technopole adotta un approccio globale ed interdisciplinare allo studio della biologia umana. Avremo a disposizione strumenti e tecnologie all’avanguardia che verranno condivise e messe a disposizione anche di ricercatori esterni ad HT, molti provenienti anche dal resto d’Europa e del mondo. Infine, avremo un forte focus sulle attività di formazione: workshop, seminari e opportunità di training avanzato per giovani ricercatori.

Una delle caratteristiche di HT sarà il suo essere un luogo di incontro fra scienziati, aziende e strutture sanitarie…

Sì, promuoverà innovazione e progresso favorendo il trasferimento tecnologico e impegnandosi in modo proattivo nei rapporti con l’industria, per aiutare la traduzione di scoperte scientifiche in applicazioni tangibili a beneficio dei pazienti e della società. Visto il focus tematico di Human Technopole sulla biologia umana, gli ospedali – e in particolare gli ospedali di ricerca – rappresentano un partner naturale per HT, e abbiamo già avviato diversi progetti in collaborazione con medici e ricercatori clinici mirati a tradurre efficacemente le scoperte biologiche in nuove strategie per la cura dei pazienti.

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La sede di Human Technopole, all’interno di Palazzo Italia, proprio di fronte l’Albero della Vita, cuore dell’ex Area Expo 2015.

Fra le aree più interessanti, quella di Biologia strutturale. Di cosa ci si occuperà nello specifico in questo filone di ricerca?

Il Centro di ricerca per la Biologia Strutturale comprende una vasta area della biologia cellulare umana e ha come tema comune l’avanzamento della comprensione dei meccanismi molecolari compromessi in malattie dell’uomo. Per riuscire a farlo in maniera completa, creerà sinergie con gli altri centri di ricerca dello Human Technopole, in modo da generare una conoscenza specifica che risulterà cruciale per futuri studi mirati per esempio a sviluppare nuovi farmaci. La ricerca sperimentale sarà supportata da una struttura all’avanguardia per la microscopia crioelettronica che permetterà di studiare la struttura molecolare ad alta risoluzione.

C’è poi la biologia computazionale. Anche questo un settore estremamente importante…

La ricerca scientifica moderna produce una grandissima quantità di dati e di informazioni. Grazie ad approcci statistici, computazionali e bioinformatici il nostro Centro di Biologia Computazionale studierà un ampio spettro di tematiche, come i processi biologici associati a malattie o il funzionamento del sistema sanitario. In particolare, saranno sviluppate tecnologie avanzate, nuovi algoritmi e software per il calcolo, simulazioni e analisi di Big data. Lo sviluppo di strumenti computazionali per l’identificazione e il riutilizzo di farmaci per trattare malattie specifiche è un esempio di linea di ricerca che verrà perseguita all’interno del centro.

Un altro ambito molto interessante è quello della neurogenomica, un fronte su cui si aprono scenari di grande importanza per la ricerca.

Sicuramente, il nostro Centro di Neurogenomica, infatti, si occuperà dei meccanismi alla base delle malattie neuropsichiatriche e neurologiche umane, spaziando dai disturbi del neuro-sviluppo a quelli neurodegenerativi, e utilizzerà approcci computazionali e sistemi sperimentali all’avanguardia, come organoidi cerebrali e coorti epidemiologiche, per sondare la struttura, funzione e sviluppo del sistema nervoso a diversi livelli di risoluzione.

Altri ambiti secondo lei strategici che troveranno posto in HT?

La Genomica è una disciplina che riteniamo molto importante per le scoperte che ci consentirà di fare nei prossimi anni. Per questo abbiamo deciso di articolare il nostro Centro in due programmi: genomica medica e di popolazione, e genomica funzionale.
Il primo si occuperà di studi di genomica volti a migliorare la comprensione della diversità genetica e della predisposizione alle malattie nella popolazione italiana. Il secondo, invece, in modo integrato sarà impegnato nello sviluppo di tecnologie per analizzare la struttura e la regolazione di Dna e Rna in modo da identificare i meccanismi che regolano l’attività biologica. Infine, con il Politecnico di Milano, stiamo sviluppando il Centro Analisi, Decisioni e Società che utilizzerà Big data e intelligenza artificiale per supportare la progettazione e la gestione della sanità e della salute pubblica. Saranno analizzate e integrate enormi quantità di dati derivanti da fonti anche molto diverse tra loro come dati clinici, dati socioeconomici, ma anche caratteristiche genetiche e stili di vita per sviluppare le politiche più adeguate ed ottimizzare gli sforzi in questi settori.

Quanto un progetto come MIND, il cui cuore è HT, sarà importante in un Paese come il nostro dove la ricerca è un po’ la gamba zoppa rispetto ad altri paesi che investono molto di più su questo fronte?

Human Technopole vuole essere un hub a servizio della ricerca del Sistema Paese. Le infrastrutture e strumentazioni di avanguardia dell’Istituto saranno a disposizione di tutti i ricercatori italiani e vogliamo attirare in Italia le migliori menti e talenti scientifici. Il primo round di selezioni per ruoli scientifici è stato estremamente positivo, abbiamo ricevuto ottime candidature e questo ci fa ben sperare per il futuro. Il criterio di selezione di Human Technopole è il merito e l’eccellenza scientifica e le nostre call sono aperte a ricercatori di tutte le nazionalità e la ripartizione tra italiani e stranieri, tra chi si candida, è equilibrata.

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Una panoramica del Campus Human Technopole.

Quante persone lavoreranno a HT quando sarà a regime?

A regime Human Technopole impiegherà almeno mille scienziati e circa 200-250 tra personale tecnico e amministrativo.

Con che tipo di professionalità?

La maggior parte del personale di HT sarò composto da ricercatori e scienziati provenienti da ambiti diversi: biologi, bio-informatici, chimici, ingegneri, fisici, matematici e informatici. Questi saranno affiancati da personale tecnico, con le competenze necessarie a gestire i laboratori e le facility di ricerca che impiegheranno strumentazioni moderne e all’avanguardia. Infine avremo personale dedicato alle attività di training per formare la prossima generazione di scienziati, oltre ai ruoli amministrativi e di supporto tipici di qualunque organizzazione di ricerca.

Quali sono i canali attraverso cui i ricercatori possono candidarsi alla vostre posizioni aperte?

La selezione è aperta a tutti i ricercatori di qualsiasi nazionalità e avviene secondo standard internazionali, con la partecipazione di autorevoli scienziati esterni, esperti nei rispettivi campi di ricerca. Le posizioni sono pubblicizzate sulle principali riviste scientifiche internazionali e sono pubblicate nella sezione “Lavora con noi” del sito di Human Technopole.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Quali le nuove frontiere delle scienze della vita e quali gli ambiti verso cui più la ricerca si indirizzerà?

Sicuramente viviamo in un’epoca molto promettente per chi si occupa di scienze della vita: le scoperte degli ultimi cinquant’anni stanno ora dando i primi frutti e il futuro della medicina si sta orientando sempre più verso terapie personalizzate, create su misura per il singolo paziente. Con HT speriamo di poter dare un contributo importante su questo fronte per migliorare la salute e il benessere dei cittadini.

Più specificamente, nel campo delle scienze della vita, quali i fronti più promettenti e su cui più si investirà nei prossimi anni?

Noi abbiamo scelto di puntare su aree di ricerca e approcci tra loro complementari, con un particolare focus sulla genomica e su alcune nuove tecnologie, per esempio nel campo dell’imaging avanzato. La nostra scelta è stata dettata in parte dal fatto che si tratta di aree e metodi di ricerca all’avanguardia e in parte perché, soprattutto nel caso di alcune tecnologie come la microscopia crioelettronica, poco presenti sul territorio italiano. La recente pandemia ci ha insegnato che la ricerca scientifica deve essere flessibile e sapersi adattare alle esigenze imposte dall’attualità. Stiamo, quindi, lavorando per rendere HT un istituto capace di evolvere e adattarsi alle sfide del futuro, sia da un punto di vista infrastrutturale sia come attività e campi di ricerca.

A proposito di pandemia, quanto essa sta cambiando e cambierà ancora il mondo della ricerca?

La pandemia ha evidenziato che anche l’inaspettato può accadere e sottolineato l’importanza della ricerca. La ricerca scientifica ci permette di indagare i meccanismi di base della natura e ci consente di acquisire delle conoscenze che potranno essere applicate per affrontare sfide e pericoli che ancora non conosciamo. Mi auguro che la pandemia abbia reso ancora più evidente come investire in ricerca scientifica significhi investire sul benessere dei nostri cittadini e sul futuro delle nostre società.

Proprio al Covid-19 avete dedicato una parte dei vostri progetti…

Non ci occupiamo nello specifico di virologia ed epidemiologia e, nonostante i nostri laboratori siano ancora in costruzione, abbiamo voluto dare un nostro contributo per affrontare l’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo intero. In particolare, sono in corso alcuni progetti e iniziative dedicate allo studio del Covid-19. L’iniziativa “Lifetime for Covid”, parte del consorzio europeo LifeTime di cui HT è partner associato, sarà guidato per i prossimi due anni dal professor Giuseppe Testa, Head del Centro di Neurogenomica HT e si occuperà di svolgere analisi sulla singola cellula per capire come impatta il virus nei tessuti malati osservando diverse funzioni cellulari su più livelli. HT ha inoltre avviato collaborazioni con alcune realtà nazionali tra cui l’Università di Padova per analizzare a livello genetico i campioni di tessuto di persone malate di Covid-19.

Vincenzo Petraglia

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Iain Mattaj

Direttore Fondazione Human Technopole