Wise Society : Nasce la social footprint, la prima certificazione sociale di prodotto
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Nasce la social footprint, la prima certificazione sociale di prodotto

L'etichetta aiuta i consumatori a valutare l’impegno delle aziende in ambito sociale e ambientale e supporta le imprese nel comunicare l’impronta sociale della filiera

Fabio Di Todaro
5 Maggio 2015

sostenibilità ambientale sodalitas Social footprint QR code marchio di certificazione Coop consumatore AssolombardaUn impegno nei confronti del pianeta, ma anche un asso nella manica a disposizione delle aziende per conquistare nuove fette di mercato. L’attenzione dei consumatori nei confronti dell’impatto ambientale dei prodotti ha spinto tre organismi di certificazione – Bureau Veritas, Dnv Gl e Certiquality – a unirsi per lanciare la prima certificazione sociale di prodotto, presentata nei giorni scorsi nella sede di Assolombarda a Milano. Il documento lavora su due fronti: aiuta i consumatori a valutare l’impegno delle aziende nell’ambito sociale e ambientale e supporta le imprese, non solo del food and beverage, nel comunicare l’impronta sociale della filiera. Si tratta di un’opportunità già a disposizione, ma i cui costi restano da definire.

Risultato della valutazione affidata ai tre organismi è un’etichetta, riportata sul prodotto, che permetterà al consumatore di avere accesso a una serie di informazioni sul produttore e sui suoi dipendenti: quanti di essi sono donne, il loro livello di istruzione, l’età, la tipologia di mansioni svolte. Due i livelli di informazione a disposizione delle aziende, che potranno utilizzare un’etichetta base A o una più “ricca” con tripla A. In base al numero di indicatori che l’azienda presenterà, il livello di adesione può essere “base” o “avanzato”.

La prima etichetta illustra il nome e la localizzazione dell’organizzazione richiedente la social footprint, la tipologia e la localizzazione dei fornitori dei processi produttivi e di materie prime, il numero dei dipendenti, la loro suddivisione per genere e l’età media, l’impegno dell’organizzazione richiedente al rispetto delle condizioni poste dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro. L’etichetta avanzata, invece, aggiunge altre informazioni e consente all’organizzazione di inserire informazioni più qualitative. In entrambi i casi sarà possibile rimandare al sito per ulteriori approfondimenti. È disponibile anche un’etichetta in versione mini a cui è possibile associare un Qr Code per approfondimenti.

A determinare il grado di profondità ed estensione delle informazioni fornite dalle aziende sarà il pool di enti di certificazione creato ad hoc. Quanto ai criteri di valutazione, le tre aziende hanno già ricevuto l’ok dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, da due ministeri (Sviluppo Economico e Politiche Agricole e Forestali), da Image by © Jamie Grill/Tetra Images/CorbisConfagricoltura e da due Fondazioni (Sodalitas e Consumo Sostenibile). «Ci aspettiamo un impegno progressivo nei confronti dei consumatori», afferma Paolo Anselmi, vicepresidente di Gfk Eurisko, azienda che effettua ricerche sociali e di mercato. «Oggi uno su tre è sensibile alla sostenibilità ambientale e sociale di ciò che acquista. Cresce soprattutto l’attenzione nei confronti delle comunità di produttori e dei territori in cui si opera».

Le nuove etichette, da affiancare a un’informazione di prodotto che, nel caso degli alimenti, è già divenuta più completa da quattro mesi, rappresenteranno uno strumento di informazione veloce, ma completo per il consumatore. «Uno strumento simile è molto più potente del “made in”, quando la filiera dei prodotti è lunga e articolata – dichiara Raffaele Tiscar, vice segretario generale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri -. Con il protezionismo, d’altronde, abbiamo fallito a livello europeo. Adesso abbiamo l’opportunità per raccontare in maniera efficace la qualità dei nostri prodotti».

Tra le prime aziende della grande distribuzione organizzata ad aver richiesto la social footprint c’è Coop, che entro fine giugno conta di esporre la nuova etichetta sui suoi 2600 prodotti a marchio. «È una bella sfida, anche se i costi da sostenere sono molto alti, soprattutto per chi vuole certificare tante referenze», chiosa Claudio Mazzini, responsabile sostenibilità, innovazione e valori di Coop Italia.

Twitter @fabioditodaro

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