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La pericolosa truffa dei farmaci on-line

Francesca Tozzi
26 Marzo 2012

Foto di Images of Money/flickr Chi metterebbe a rischio la propria salute acquistando le medicine su Internet? Nessuno, sulla carta. Eppure accade. E spesso non ne siamo consapevoli, come dimostra il recente caso di Barletta dove un semplice test per le intolleranze alimentari ha ucciso una persona e messo a rischio la vita di altre due perché la sostanza usata, il sorbitolo, era stata acquistata su eBay. Anche se in Italia è vietato acquistare medicine su Internet, questo traffico illegale muove numeri e soldi. Nell’articolo che Repubblica ha dedicato al tema si parla di 40.000 farmacie on-line, il 99 per cento delle quali vende medicine taroccate.

Sono dieci anni almeno che carabinieri dei Nas, chimici dell’Aifa, esperti dell’Organizzazione mondiale della Sanità hanno accertato che il traffico di farmaci contraffatti, velenosi e spesso mortali è uno dei grandi brand delle criminalità globali. Dicono che ogni dieci scatole di medicine che si vendono nel mondo, una è pericolosamente falsa. Dicono che in Russia e in Africa si può arrivare anche a tre scatole ogni dieci. La Federchimica situa le cifre del rischio italiano sulle aliquote internazionali: un farmaco contaminato ogni dieci, colpa dei principi attivi di bassa qualità provenienti da Cina e India. “LegitScript”, gruppo di controllo farmacologico statunitense con il più largo database mondiale, ha monitorato 40.095 “farmacie su Internet” (di oltre 232 mila siti segnalati come portatori di insidie). Bene, solo 220, lo 0,5%, sono sicure. Millecentosei sono border line. Le altre 38.768 farmacie elettroniche vendono cose come l’eparina, un anticoagulante partito dall’Inghilterra e planato negli ospedali statunitensi con un carico di 149 morti. La contraffazione era nelle sostanze base: non poteva essere intercettata dal servizio sanitario americano. Il lavoro fatto dall’Aifa con “LegitScript” ha portato alla chiusura di cinquanta pagine Internet scritte in italiano: le farmacie illegali ormai sono “catene di negozi”. Le mafie controllanti sono asiatiche, come il prodotto reperito, di bassa qualità. Spesso si associano per la distribuzione alla malavita dell’Est europeo. I server su cui sistemano le finte farmacie sono americani o canadesi mentre in Inghilterra si segnala un consistente traffico in esportazione (arrivava da lì il sorbitolo cinese che ha ucciso la donna di 28 anni).

Fonte: La Repubblica

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