Wise Society : E se il commercio delle zanne d’avorio di elefante venisse legalizzato?
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E se il commercio delle zanne d’avorio di elefante venisse legalizzato?

A fronte dei troppi esemplari uccisi ogni anno qualcuno si domanda se non sarebbe meglio legalizzare il commercio di zanne di avorio per poterlo così controllare. Ma sono molti i contrari

Fabio di Todaro
1 marzo 2019

Intorno all’avorio e ai suoi commerci si intrecciano problemi ecologici, rapporti commerciali fra Nord e Sud del mondo e l’ombra di inutili consumi. L’avorio è fornito dalle zanne dell’elefante maschio e femmina d’Africa e dell’elefante maschio dell’India. L’avorio è oggetto di commercio fin dal secolo scorso: era importato soprattutto dai Paesi europei e dagli Stati uniti principalmente per la fabbricazione delle palle da biliardo e dei tasti per pianoforte, oltre che per la fabbricazione di ornamenti e monili. Un commercio che ha finito con il mettere a repentaglio la sopravvivenza degli elefanti africani, il cui numero è andato progressivamente diminuendo: da alcuni milioni di unità fino a poco più di un milione negli anni sessanta e settanta del Novecento, fino alle attuali (scarse) cinquecentomila unità (con almeno trentamila animali uccisi ogni anno). Un’emergenza che, nel tempo, ha favorito la diffusione di un’ulteriore ipotesi. E se si «aprisse» all’uccisione legale degli elefanti, in modo tale da poter quanto meno tenere il conto ed evitare di mettere a rischio la specie?

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L’avorio «liberato» da un elefante maschio di grandi dimensioni oscilla tra i 100 e i 150 chili. Foto: pixabay

SI PUÒ LEGALIZZARE IL COMMERCIO DELL’AVORIO? – L’ipotesi, controversa, sta emergendo in questi giorni in diversi Paesi africani: quelle in cui gli esemplari sono più numerosi, che spingono per cancellare il divieto globale della vendita di avorio e sostituirlo con l’idea di un commercio legale, ma controllato. Il loro messaggio è chiaro: un mercato lecito non può far altro che indebolire il bracconaggio e fornire un incentivo alla protezione della specie. Ma cosa dice la scienza a riguardo? «Gli elefanti crescono e si riproducono troppo lentamente per sostenere un commercio legale di avorio», afferma David Lusseau, zoologo dell’Università di Aberdeen e autore di uno studio pubblicato sulla rivista «Current Biology» che di fatto smentisce quella che è la soluzione che vorrebbero adottare in Zimbabwe, Namibia e Sud Africa: prelevare entrambe le zanne dagli elefanti che vengono uccisi o che muoiono naturalmente, per stare al passo con quelle che sono le richieste di avorio che giungono ormai da ogni angolo del Pianeta. Il modello presentato nello studio respinge qualsivoglia ipotesi di questo tipo, partendo dai dati di fertilità, crescita e mortalità degli animali vissuti nel Parco Amboseli (Kenya) a partire dal 1972.

COMMERCIO LEGALE INSOSTENIBILE – In maniera controllata, in modo da tutelare la specie e tenere in vita il commercio, la quantità di avorio che potrebbe essere raccolta senza rischiare la scomparsa di una mandria oscilla tra i 100 e i 150 chili. Ovvero: l’avorio «liberato» da un elefante maschio di grandi dimensioni. Un quantitativo comunque

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Ammontano a 200 le tonnellate richieste dal mercato dell’avorio nel mondo, Foto: iStock

irrisorio per rispondere alle richieste del mercato (stimate attorno alle 200 tonnellate annue di avorio), cui non si potrebbe derogare per due ragioni: il rischio che a scomparire siano soprattutto i maschi adulti e i decenni che occorrono per tornare ad avere esemplari di quella stazza (si parla di elefanti di età compresa tra i 45 e i 55 anni). Dunque un commercio «legale» – sebbene chi spinge in questa direzione segnali come lo studio faccia riferimento a un gruppo piuttosto limitato di elefanti, mentre in Africa ce ne sarebbero di molto più numerosi – non sarebbe comunque sostenibile.

L’INSOSTENIBILITà DEL COMMERCIO LEGALE – La proposta di legalizzazione basa su due ipotesi: la regolamentazione del raccolto come antidoto alle attività illegali e l’applicazione di quote sostenibili in grado di avvicinarsi alla domanda attuale. Diversi esempi permettono però di affermare che almeno il primo punto spesso non si rivela tale. Nonostante la regolamentazione sulla caccia alle balene dopo la seconda guerra mondiale, la baleneria illegale è continuata per decenni. Così come l’introduzione degli abbattimenti dei lupi negli Stati Uniti ha aumentato le attività di bracconaggio. Quanto all’avorio, le vendite consentite una tantum nel 1999 e nel 2008 non hanno fatto arrestato il bracconaggio degli elefanti. Difficile dunque affermare oggi che la legalizzazione possa rappresentare un’opportunità per rendere il commercio di avorio sostenibile. Al momento, in Europa, la normativa permette il commercio senza restrizioni esclusivamente di quello lavorato prima del 1947. Quello risalente al periodo compreso tra 1947 e il 1990 può essere venduto soltanto se accompagnato da un certificato che ne dimostri la provenienza, mentre è proibita la vendita di tutto l’avorio risalente a dopo il 1990. Gli attivisti si oppongono però a qualsiasi forma di commercio dell’avorio come forma di lotta radicale al fenomeno che vede la domanda dalla Cina che continua a essere forte e la popolazione di elefanti in Africa e Asia minacciata più che mai dal bracconaggio.

Twitter @fabioditodaro

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