Wise Society : Gli scarti di arance diventano tessuti sostenibili
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Gli scarti di arance diventano tessuti sostenibili

Si chiama Orange Fiber la startup di due donne siciliane che hanno brevettato, in collaborazione con il Politecnico di Milano, un sistema per ricavare dai sottoprodotti agrumicoli un tessuto sostenibile che rilascia vitamine

Mariella Caruso
7 gennaio 2014

Orange Fiber 1«Il nostro sogno sarà realizzato quando produrremo i nostri capi, riusciremo a venderli e sentiremo la soddisfazione delle persone che li indossano». Concretezza e senso di realtà sono due dei denominatori del lavoro di Adriana Santanocito ed Enrica Arena che non sono le ennesime aspiranti stiliste in cerca di gloria, ma due donne catanesi che, insieme al Politecnico di Milano hanno brevettato nello scorso mese di agosto Orange Fiber, una tecnologia per la creazione di tessuti vitaminici e sostenibili da scarti e sottoprodotti agrumicoli da mettere a disposizione di brand di moda sostenibili per consumatori consapevoli.

Un appartamento condiviso a Milano e il sogno comune di «trasformare uno scarto della nostra terra in un prodotto innovativo». La storia di questa startup, alla quale la 36enne Adriana e la 28enne Enrica lavorano da un paio d’anni, nasce da una domanda: «Se utilizzassimo gli agrumi per creare un tessuto sostenibile e vitaminico?». Alla base la consapevolezza che il surplus di produzione agrumicola siciliana che finisce al macero o marcisce sugli alberi rappresenta il 25% della produzione totale dell’Isola. Se poi lo sguardo si allarga all’Italia intera si arriva al dato impressionante di 700.000 tonnellate di scarti industriali da lavorazione di agrumi.

Dallo studio dei processi di lavorazione, affidato ad Adriana Santanocito, che ha iniziato a studiare i processi di trasformazione delle biomasse in tessuti per la sua tesi di laurea, allo sviluppo di un’ipotesi di fattibilità che ha incluso l’arricchimento del tessuto con oli essenziali naturali che rilasciano vitamina C sulla pelle di chi li indossa, all’ottenimento del brevetto sono trascorsi un paio d’anni. Nel corso di questi, però, sono arrivati tanti riconoscimenti: la menzione speciale di Working Capital 2013 di Telecom Italia, il primo posto alla Creative business cup Italiana che ha permesso a Orange Fiber di partecipare al Campionato mondiale delle industrie creative di Copenhagen, nel quale il progetto di Adriana ed Enrica è stato selezionato tra i cinque migliori; uno dei sette riconoscimenti speciali “UniCredit  – Talento delle idee” nell’ambito del Premio Marzotto fino alla selezione tra i 10 progetti vincitori di Changemakers for Expo 2015 e tra le cinque migliori startup da “Alimenta2Talent”, il progetto di incubazione e accelerazione d’impresa nato dalla collaborazione tra Comune di Milano e Fondazione Parco Tecnologico Padano per favorire la nascita di nuove imprese e attrarre giovani talenti da tutto il mondo sul territorio cittadino in vista di Expo 2015.  Il progetto, in quest’ultimo caso, si è aggiudicato una borsa di studio da 1.500 euro mensili e l’opportunità di seguire un percorso di formazione all’imprenditoria con la definizione di business plan idonei a trasformare le idee in impresa accompagnati dal know how, le consulenze, i supporti tecnologici e le infrastrutture del Parco Tecnologico Padano.

Il prossimo scalino per Adriana ed Enrica, adesso, è quello di reperire i fondi necessari per trasformare il brevetto in tessuti e capi da vedere indossati.

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