Wise Society : Un crowdfunding per salvare le opere fatte con la seta di mare

Un crowdfunding per salvare le opere fatte con la seta di mare

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28 Febbraio 2017

Il Maestro sardo, custode dell'arte millenaria della seta del mare, si batte per tutelare l'habitat del bisso e la tradizione

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Chiara Vigo, ultima custode dei segreti dell’arte millenaria della raccolta e la tessitura della “seta del mare” ricavata dai filamenti del bisso, cerca col crowdfunding di salvare la tradizione Foto: Luca Bonaccorsi

«Sono 40 anni che dico che bisogna proteggere la Pinna Nobilis e che, assieme alla facoltà di Biologia Marina di Cagliari, chiedo l’istituzione di un’area marina protetta attorno a Sant’Antioco per tutelarne l’habitat». Chiara Vigo, 61 anni, di Sant’Antioco in Sardegna, è l’ultimo “maestro (maistru de pannu, senza genere, in sardo) del bisso”, ultima custode dei segreti dell’arte millenaria della raccolta e la tessitura della seta del mare, ricavata dai filamenti secreti, appunto, dal raro mollusco bivalve. La vita e le battaglie di Chiara Vigo – Commendatore della Repubblica, candidata all’Unesco per diventare patrimonio immateriale dell’umanità, medaglia d’oro Fidapa, gioiello d’oro della città di Oliena e membro dell’Accademia Kronos – sono un misto di esoterismo e scienza.
L’esoterismo risiede nei riti e nella sacralità dei gesti che sono arrivati a lei, tramandati per via femminile, sin dalla notte dei tempi. Dalla nonna Leonilde Mereu, Chiara Vigo, oltre a ereditare “metri” di bisso, ha imparato a estrarre i colori dalle piante – «preparo le tinture con acqua, sale, luna e foglie (frutta, alghe, cortecce)» -, a montare il suo telaio millenario e a ricamare con devozione e pazienza quella “seta” del mare creando tessuti e capolavori che sono già presenti in alcuni dei più importanti musei del mondo.

La scienza è, invece, quella che ha portato Chiara Vigo a interessarsi di acquacoltura, appassionarsi e studiare la Pinna Nobilis, il mollusco più grande del Mediterraneo, fino a diventarne un’esperta. Ha fatto ricerche con 250 atenei nel mondo, collaborazioni con 9 istituti universitari e, in particolare, con la Facoltà di Biologia Marina di Cagliari con cui ha, tra l’altro, redatto la mappatura delle gnacchere nella laguna di Sant’Antioco. «Abbiamo catalogato – dice – l’esistenza di otto banchi di 20 anni d’età (la Pinna può arrivare fino a 25 anni) da 100 mila esemplari l’uno. Questo mollusco trova nel Mediterraneo l’habitat più adatto: può vivere 25 anni, raggiungere 110 centimetri ed essendo ermafrodita si riproduce per gamete, ma per vivere e riprodursi ha bisogno di acqua perfettamente ossigenata, poseidonia, caulerpa, corrente lenta ma continua, poco rumore marino, 40 fisso di salinità, temperatura di 21 gradi».

Il bivalve, raro e poco conosciuto, di fatto, è oggi una specie sottoposta a regime di protezione e tutela grazie alla Convenzione di Barcellona, 1995, ratificata dal Governo Italiano con la legge n° 175 del 25/05/1999, e la Direttiva Habitat della Comunità Europea 43/92. «Il decreto – spiega Vigo – non basta. Proibire la raccolta, l’uccisione, la detenzione  del mollusco senza tutelarne l’habitat significa non proteggere l’animale che viene costantemente disturbato e minacciato dalle barche da pesca, dalle nasse e dai veleni gettati in mare dalle industrie. La verità è che non interessa a nessuno proteggere la Pinna Nobilis perché non esiste economia intorno».

Ed è giusto che non ci sia, perché, come sottolinea la sacerdotessa del mare: «Il bisso non

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Il bisso è un mollusco bivalve, raro e poco conosciuto e una specie sottoposta a regime di protezione, Foto: Luca Bonaccorsi

si vende e non si compra. Le opere in seta del mare possono solo essere donate o ricevute. Un Maestro di bisso vive di offerte. E chiunque voglia costruirci un mercato intorno ha proprio sbagliato tutto. Bisogna istituire – continua – l’albo dei maestri se si vuole salvare l’arte e la sua sacralità. Un artigiano insegna un mestiere, la scuola di un maestro, invece, deve essere gratuita, senza fretta e deve poter essere rispettosa del tempo di apprendimento dell’allievo». Una convinzione che l’ha portata, in questi anni a tenere aperto gratuitamente il museo-atelier allestito nei locali del Montegranatico, meta di studiosi e turisti da tutto il mondo,  dove custodiva le sue opere d’arte e i telai. Fino a quando non è stata costretta, per effetto di un’ordinanza di sgombero da parte del Comune di Sant’Antioco, ad abbandonare l’edificio, a ottobre 2016.

Non tutto è perduto, però. È stata lanciato il crowdfunding che, raggiungendo 80 mila euro, permetterà di acquistare nel 2018, la “Stanza del maestro” nel locale che fu di sua nonna e che la sta momentaneamente ospitando con un contratto rent to buy.  La speranza è che, in questo modo, Chiara Vigo e la sua arte possano davvero essere patrimonio di tutti.

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