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Boschi e foreste: l’Italia verde punta a inserirli nel Next Generation EU

L’Italia è secondo tra i grandi paesi UE per copertura forestale. Ma occorre piantare 200 milioni di alberi entro il 2030. È la proposta di Symbola e Coldiretti, salutare per ambiente ed economia

Andrea Ballocchi
28 Dicembre 2020

Boschi e foreste italiane sono aumentati sensibilmente negli ultimi 30 anni. La superficie boschiva della nostra Penisola è cresciuta del 20% dal 1990, arrivando oggi a estendersi su 11,4 milioni di ettari. Oggi l’Italia è ammantata da bosco per il 38%, divenendo così il secondo dei grandi Paesi europei per copertura forestale dopo la Spagna. A rilevarlo è il rapporto “Boschi e Foreste nel Next Generation EU”, a cura della Fondazione Symbola e Coldiretti, insieme a Bonifiche Ferraresi.

Ma non basta. Sono gli stessi enti a metterlo in evidenza: occorre piantumare più di 200 milioni di alberi da qui al 2030, quale contributo nazionale alla “Strategia europea per la biodiversità 2030”, che prevede di piantare 3 miliardi di alberi nei paesi UE. Uno sforzo ampiamente ripagato non solo in termini ambientali: a beneficiarne sarebbe la nostra bilancia commerciale, i settori produttivi che impiegano legno proveniente dall’estero e anche l’occupazione. Già, si potrebbero creare nuovi posti di lavoro: per soddisfare la richiesta di 200 milioni di piante nei prossimi dieci anni serviranno 25mila nuovi occupati stabili.

Boschi e foreste

Foto di Couleur da Pixabay

Crescono boschi e foreste, ma occorre sfruttarle bene

Da quanto emerge dal report è sensibile l’aumento di boschi e foreste italiane. Il Belpaese nel periodo 1990-2015 ha registrato un incremento medio annuale di superficie forestale dello 0,8%, secondo solo a quello della Spagna (1,2%). Il carbonio organico accumulato nelle foreste e nei boschi italiani è pari a 1,24 mld di tonnellate, corrispondenti a 4,5mld di tonnellate di CO2.

“Le foreste italiane sottraggono ogni anno dall’atmosfera circa 46,2 mln di tonnellate di anidride carbonica, che si traducono in 12,6 mln di tonnellate di carbonio accumulato”, si segnala.

Ma le buone notizie potrebbero essere di più. Basterebbe sfruttare di più e nel modo corretto questo patrimonio di boschi e foreste in modo da non dover dipendere così tanto dall’import. Eh sì, perché in Italia l’80% del fabbisogno di legno è coperto dall’importazione, che ci costa 3 miliardi di euro – questo è il valore commerciale. Evitare di importare porterebbe un forte beneficio economico, ma costituirebbe prima di tutto un vantaggio ambientale.

Secondo l’IPCCIntergovernmental Panel on Climate Change, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, la gestione forestale sostenibile rappresenta il più importante strumento di mitigazione grazie all’assorbimento di carbonio. “Se il patrimonio forestale fosse gestito correttamente e non lasciato a sé stesso, l’immagazzinamento del carbonio crescerebbe del 30%”, sottolineano Symbola e Coldiretti.

Gli stessi spiegano che se l’Italia realizzasse piantagioni dedicate in grado di sostituire almeno il legname grezzo importato, servirebbero 365mila ettari e si dovrebbero attendere anni. Se invece si migliorasse la gestione degli 783mila ettari di bosco in grado di fornirlo – sugli 11,4 milioni di ettari complessivi – sarebbe possibile produrre oltre 3 milioni di metri cubi. Non sarebbe più necessario importare legno e si genererebbe un processo virtuoso sull’importazione di semilavorati.

Boschi e foreste

Foto di Robert Balog da Pixabay

Occupazione, riduzione della CO2, città più pulite: tutti i vantaggi dei boschi

Una corretta gestione forestale implicherebbe anche vantaggi occupazionali. Se si considera che oggi il settore florovivaismo occupa in Italia circa 200mila persone, per soddisfare la richiesta di 200 milioni di piante da qui al 2030 saranno necessari 25mila nuovi posti di lavoro stabili a cui vanno aggiunti 4mila posti per i primi quattro anni legati alle iniziali attività di piantagione e manutenzione, ovvero sfalcio, erba e irrigazione.

C’è poi un altro vantaggio, legato al verde in città. L’azione benefica di boschi e foreste urbane è notevole. Secondo studi dedicati alla rimozione di PM10 e ozono da parte delle foreste urbane e periurbane in dieci città metropolitane italiane, un solo ettaro di foresta urbana rimuove mediamente 8,5 kg/anno di PM10 e 35,7 kg/anno di ozono. Tanto per capire l’impatto: un piccolo parco urbano di poche decine di ettari può assorbire l’anidride carbonica rilasciata da circa 100 veicoli benzina Euro6.

Per questo – scrivono Fondazione Symbola e Coldiretti – sarà importante che il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano individui nei boschi e nelle foreste uno degli assi strategici della transizione ecologica, per la quale la Commissione europea ha messo a disposizione la quota maggiore delle risorse disponibili (il 37%) del Next Generation Ue. “Così si potrebbe imprimere una decisiva accelerazione al progetto del Green Deal, ribadendone e rafforzandone la centralità per fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero”.

Da qui parte la proposta di Coldiretti elaborata insieme a Federforeste: piantare in Italia 50 milioni di alberi nell’arco dei prossimi cinque anni nelle aree rurali e in quelle metropolitane “anche per far nascere foreste urbane con una connessione ecologica tra le città, i sistemi agricoli di pianura a elevata produttività e il vasto e straordinario patrimonio forestale presente nelle aree naturali” rileva il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.

Andrea Ballocchi

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