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Startup e PMI biotech: la rivoluzione (ri)parte dalle biotecnologie

Le biotecnologie sono importanti per migliorare la qualità della vita e anche per l’economia. Ne sa qualcosa l’Italia, che conta su circa 700 imprese, per lo più medio-piccole e startup

Andrea Ballocchi
24 Agosto 2020

Le biotech hanno un ruolo essenziale per migliorare le nostre vite e anche l’ambiente. Grazie alle biotecnologie, infatti, sono state messe a punto cure e metodologie più mirate per la cura dei tumori, ma non solo. Attualmente circa la metà di tutti i nuovi farmaci e terapie in sviluppo per il prossimo futuro sono biotech e la proporzione cresce nei trattamenti innovativi come vaccini, anticorpi monoclonali per il trattamento di tumori e malattie infiammatorie o infettive, oppure sotto forma di terapie cellulare o genica e di medicina rigenerativa. Più di 350 milioni di pazienti hanno già beneficiato degli effetti delle terapie biotech, inclusi circa 20-30 milioni di pazienti affetti da malattie rare (Fonte: Assobiotech/Federchimica).

Le biotecnologie, inoltre, rappresentano anche una tra le principali fonti di innovazione per la bioeconomia, intesa come sistema che utilizza le risorse biologiche terrestri e marine, ma anche rifiuti per un loro utilizzo in piena logica di economia circolare.

Biotech

Foto di CDC / Unsplash

L’Italia vanta eccellenze di livello globale su questo fronte: pensiamo al biobutandiolo, composto chimico molto usato come solvente che per la produzione di plastiche, fibre elastiche e poliuretani. Il solo valore di mercato, pari a 1,5 milioni di tonnellate, vale circa 3,5 miliardi di euro all’anno e si stima che già quest’anno raggiungerà 2,7 milioni di tonnellate con un valore di oltre 6,5 miliardi di euro. Il prefisso “bio” è fondamentale: significa che è un composto naturale, ben diverso dal prodotto creato col metodo tradizionale per mezzo dei fossili. L’italiana Novamont ha creato il primo impianto al mondo in grado di produrre su scala industriale il biobutandiolo utilizzando zuccheri e impiegando batteri.

Cosa sono le Biotech? 

Proprio i batteri, insieme a lieviti e cellule vegetali sono le “materie prime” utilizzate dalle biotech, ovvero le tecnologie utili a sviluppare prodotti e processi finalizzati a fornire un contributo importante per la salute, per la cura dell’ambiente, per agricoltura, l’alimentazione e lo sviluppo sostenibile. Più tempo passa, più il progresso migliora e più le soluzioni tecnologiche diventano ecofriendly.

“Oggi le moderne biotecnologie, affinate ed evolute, rappresentano lo strumento per il raggiungimento di traguardi fino a qualche anno fa totalmente inimmaginabili: permettono di dare cure risolutive a malattie che erano prive di trattamenti efficaci, di offrire terapie personalizzate e diagnosi tempestive, di migliorare le varietà vegetali, preservando la biodiversità – Spiega la stessa Assobiotec – Ma anche di lavorare allo sviluppo di un sistema produttivo basato su fonti primarie alternative al petrolio, di avere prodotti eco-compatibili e processi con minore o nessun impatto ambientale, solo per citare una minima parte degli innumerevoli ambiti di applicazione di queste straordinarie tecnologie”.

Biotecnologie ed economia: un settore in crescita

Secondo le stime dell’Ocse, nel 2030 le biotecnologie avranno un peso enorme nell’economia mondiale: 80% dei prodotti farmaceutici, 50% dei prodotti agricoli, 35% dei prodotti chimici e industriali, incidendo complessivamente per il 2,7% del Pil globale. L’Unione Europea stima che ogni euro investito nella bioeconomia genererà un valore aggiunto di 10 euro nell’arco dei successivi dieci anni e che ogni occupato nel settore biotech generi altri cinque occupati nei settori dell’indotto.

Microscopi in laboratorio

Foto di Ousa Chea / Unsplash

Biotech in Italia: quanto vale?

Le biotech in Italia sono una voce altrettanto importante dell’economia: con quasi 700 imprese, sviluppa investimenti complessivi in ricerca e sviluppo per quasi 2,5 miliardi di euro. Solo gli investimenti in R&S biotech (770 milioni di euro) sostenuti dal comparto costituiscono il 3,4% degli investimenti specifici sostenuti dall’intero sistema produttivo nazionale, pur rappresentando le imprese biotecnologiche solo lo 0,02% del totale nazionale. Sono dati che emergono dal report 2020 Bio In Italy di Assobiotec, che mette in luce il mondo del biotech italiano, costituito per l’80% circa da aziende micro (1-9 addetti, che compongono il 61,8% del totale) e piccole (10-49 addetti).

Le startup nel biotech

Le startup del biotech rappresentano poco più del 20% del totale delle imprese. Istituite a fine 2012 con il Decreto crescita “bis”, sono registrate in continuo aumento, malgrado il comparto rappresenti un settore di nicchia tra le start-up innovative, contando solo 1,3% delle imprese nazionali.

In ogni caso, l’incremento è stato esponenziale: dal 2013 al 2019 si è passati da sole 4 a 146 realtà innovative. Qualche esempio: Wise, realtà con sedi a Milano e a Berlino, realizza speciali elettrodi biocompatibili impiegati per la terapia del dolore, ma con potenziali impieghi per dispositivi indossabili, oltre che per l’ottica e persino l’aerospaziale; Kither Biotech è una società spin-off dell’Università degli Studi di Torino specializzata nello sviluppo di nuovi farmaci per il trattamento di malattie infiammatorie croniche.

Ingegnere chimico

Foto di ThisisEngineering RAEng / Unsplash

Settori e imprese green italiane nelle biotecnologie

Le imprese biotech italiane operanti nell’area industria e ambiente sono 208: significa che sul totale nazionale, una su tre opera nel segmento green. Forniscono strumenti per ottimizzare la trasformazione delle biomasse in bio-prodotti eco-sostenibili e in biocarburanti di terza generazione o per migliorare la resa e la sostenibilità ambientale dei processi produttivi tradizionali.

Con oltre due miliardi di fatturato, le imprese biotecnologiche d’Italia vantano diversi ambiti d’eccellenza: un esempio sono le bioraffinerie. Alcune di quelle italiane sono tra le più innovative al mondo, Tra queste il già citato impianto per la produzione di biobutandiolo in Veneto o l’impianto per bioetanolodi seconda generazione in Piemonte. “Si tratta di stabilimenti che non solo sviluppano prodotti innovativi e sostenibili ma che sono a loro volta risultato di un processo di riconversione di vecchi impianti dismessi”, sottolinea Assobiotec.

Sfruttando il metabolismo di batteri e altri microrganismi, per esempio, si possono ottenere nuovi biomateriali e biocarburanti da scarti organici o proporre sul mercato servizi innovativi per la gestione dei rifiuti e la decontaminazione ambientale (bio risanamento), oltre che per il restauro e conservazione del patrimonio artistico.

Grazie a specifici processi detti di catalisi enzimatica si possono anche riqualificare molti processi industriali tradizionali, dalle filiere della carta e del cuoio-tessile, a quelle della cosmetica e dei detergenti, aumentandone l’efficienza in termini di sostenibilità ambientale oltre a ottimizzare i costi.

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