Wise Society : L’udito dei giovani a rischio a causa dei dispositivi elettronici
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L’udito dei giovani a rischio a causa dei dispositivi elettronici

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di emettere un nuovo standard internazionale per la produzione e l'uso di dispositivi come smartphone e lettori audio, in modo da renderli più sicuri per l'ascolto.

Fabio Di Todaro
27 febbraio 2019

Soprattutto i giovani, lo vedono come un problema da anziani. Il deficit dell’udito, a cui è dedicata la giornata mondiale in programma per il 3 marzo, è sì fisiologico nel corso della terza età. Ma l’attenzione degli esperti oggi è spostata sui giovani. Una persona su due, tra i 12 e i 35 anni, ha infatti l’abitudine di esporre le proprie orecchie a suoni forti: a partire dalla musica in cuffia. Un comportamento a rischio che, se prima era poco diffuso, i nuovi device hanno sdoganato. Da qui la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di emettere un nuovo standard internazionale per la produzione e l’uso di dispositivi come smartphone e lettori audio, in modo da renderli più sicuri per l’ascolto.

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Non solo anziani: i problemi di udito cominciano a riguardare anche i giovani, Image by iStock

UN’EPIDEMIA SILENZIOSA – Il problema riguarda anche i giovani italiani, se secondo il rapporto «State of Hearing» il 95 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni ignora gli avvisi di volume dei dispositivi mobili pur di ascoltare l’audio a un’intensità superiore ai livelli di guardia. L’indagine, realizzata con l’obiettivo di comprendere meglio l’atteggiamento e le abitudini delle persone rispetto al proprio udito, ha evidenziato una serie di comportamenti a rischio degli italiani, che potrebbero nel tempo aumentare il numero delle persone affette da perdita uditiva. Nei bambini, si potrebbero verificare problematiche relative allo sviluppo psico-motorio, mentre negli adulti il rischio riguarderebbe un declino cognitivo precoce talvolta associato a demenza. I risultati della ricerca, che ha coinvolto oltre 7.200 individui in cinque Paesi europei, puntano a sensibilizzare alla prevenzione della sordità ed ai problemi di udito, promuovendo la salute dell’orecchio. «Esisterà sempre un segmento di popolazione con problemi di udito inevitabili, per i quali esiste un’ampia gamma di soluzioni – afferma Alessandro Martinidirettore della clinica di otorinolaringoiatria dell’azienda ospedaliero-universitaria di Padova -. Ci troviamo davanti a una vera e propria epidemia mondiale silenziosa, con 466 milioni di persone che convivono con una perdita uditiva invalidante».

COME CORRERE IN MOTO SENZA CASCO – Secondo l’indagine, il 35 per cento del campione considerato si espone consapevolmente a livelli di rumore potenzialmente pericolosi. La maggioranza (61 per cento) non prende la minima precauzione in ambienti percepiti come dannosi per l’udito. Nonostante il 15 per cento degli intervistati sia consapevole dei rischi derivanti da questo comportamento errato, decide comunque di assistere a un concerto o guardare un film a volume molto alto. L’aspetto più preoccupante di questa evidenza riguarda la consapevolezza nel riconoscere i rischi ed esporsi a tali livelli pericolosi di rumore. In particolare, gli adolescenti e giovani che ascoltano musica ad alto volume sono quelli che rischiano di più. «È sorprendente il fatto che alcune persone incorrano in rischi evitabili in determinati ambienti pur conoscendone l’impatto negativo sulla salute dell’udito. È come correre in moto senza casco», sostiene Domenico Pinto, presidente dell’associazione pazienti «Affrontiamo la sordità insieme».

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Una persona su due, tra i 12 e i 35 anni, ha l’abitudine di esporre le proprie orecchie e il proprio udito a suoni forti: a partire dalla musica in cuffia, Image by iStock

LA SORDITA’ FA PAURA – Tre italiani su quattro dichiarano di ascoltare i propri dispositivi mobili oltre il livello degli avvisi di volume. La percentuale aumenta tra i giovani dai 18 ai 24 anni, che ammettono nella quasi totalità di seguire questo comportamento. Uno dei motivi potrebbe consistere nella convinzione di essere troppo giovani per avere problemi di udito. Infatti, il 28 per cento degli intervistati crede che la perdita uditiva faccia parte del processo naturale di invecchiamento. Dalle evidenze dell’indagine è emerso un forte timore nei confronti della sordità. «Un primo passo importante è certamente la conoscenza e l’informazione, fondamentale sia per se stessi sia se ci si preoccupa di una persona cara – prosegue Martini -. Esistono modi semplici e di buon senso per proteggere l’udito nella vita quotidiana, come abbassare il volume dei dispositivi personali e adottare misure protettive durante i concerti. Ma senza aver raggiunto prima una forte consapevolezza della patologia non saremo mai nella giusta direzione. È importante, in tal senso, che tutti gli attori coinvolti investano in maniera capillare sul territorio prendendo in carico i pazienti e le attività di conoscenza sull’importanza del trattamento della malattia».

Twitter @fabioditodaro

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