Si tratta di un modo per riavvicinarsi alla terra, per fare lavoro all'aperto e per avere ospitalità in cambio di quest'ultimo. Il WWoof è un universo variegato, presente oggi in oltre 130 pesi in tutto il mondo
Si chiamano WWOOFer e sono persone che, attraverso l’adesione a un’associazione, trascorrono del tempo in una fattoria biologica o in un ecovillaggio condividendo la quotidianità rurale di chi li ospita. WWOOF è il nome del movimento mondiale che, da più di quarant’anni, mette in relazione volontari e progetti rurali naturali promuovendo esperienze basate su uno scambio di fiducia per contribuire a costruire una comunità globale sostenibile. Approfondiamo allora l’argomento scoprendo cos’è il WWoofing e come farlo in Italia e all’estero: è un’ottima opportunità per trascorrete tempo all’aperto ricevendo ospitalità in cambio di lavoro.

Wwoof: cos’è e come nasce
Il Wwoof nasce in Inghilterra nel 1971, quando una segretaria londinese, Sue Coppard, stanca della frenetica vita cittadina, decide di organizzare gruppi di lavoro nella campagna inglese. Il primo appuntamento, un weekend alla byo-dinamic farm dell’Emerson College nel Sussex, fu un successo e la formula weekend venne riproposta per qualche tempo, dando origine al Working Weekends on Organic Farms. Con il tempo il significato dell’acronimo WWOF si è trasformato in Worldwide Opportunities on Organic Farming, per adattarsi alle nuove esigenze del movimento a cui, ben presto, il weekend e l’Inghilterra cominciarono a stare stretti.
Wwoof è quindi il nome dell’associazione, mentre Wwoofing identifica l’azione di chi decide di prendere parte alle diverse iniziative messe a disposizione. Il Wwwoof è infatti una rete basata sullo scambio culturale ed educativo: non gira denaro tra le parti, ma si basa sul baratto di tempo e competenze in cambio di ospitalità.
Come funziona il WWoofing
Ma come funziona il WWoofing concretamente? Il meccanismo è davvero molto semplice e si basa su due figure principali:
- Il WWOOFer, ovvero il volontario, che offre il proprio aiuto nelle attività quotidiane della fattoria per un numero concordato di ore (solitamente 4-6 ore al giorno).
- L’Host, ovvero la persona/struttura ospitante, che offre vitto, alloggio e la condivisione delle proprie conoscenze sulle tecniche di agricoltura biologica, sostenibilità e vita rurale.
Per questo motivo quando si fa WWoofing le attività possono variare tantissimo, perché cambiano sia in base alla stagione in cui si fa volontariato sia al tipo di struttura scelta. In generale le mansioni possono includere:
- Semina e raccolta di frutta e verdura.
- Cura degli animali (mungere, nutrire, pulire stalle).
- Produzione di formaggi, vino, olio o conserve.
- Costruzioni in bioedilizia o manutenzione del verde.
Ricordiamo che tra il WWoofer e l’host non c’è quindi alcuno scambio di denaro: non si tratta di lavoro subordinato ma di un’esperienza di volontariato e apprendimento.
Se ti stai chiedendo come fare WWoofing, la procedura è davvero semplice: è infatti necessario iscriversi all’organizzazione nazionale del Paese in cui si intende fare volontariato (se vuoi fare WWoofing in Italia, scegli quindi l’associazione WWoof Italia), pagare una piccola quota annuale e scegliere fra le diverse opportunità elencate all’interno del sito.
Per quanto riguarda le tempistiche, puoi sceglierle tu: il WWoofing si può fare per un weekend, una settimana o diversi mesi. Il WWoofer deve infatti accordarsi con l’host proprio sul sito.

Wwoof è il nome del movimento mondiale che, da più di quarant’anni, mette in relazione volontari e progetti rurali naturali promuovendo esperienze basate su uno scambio di fiducia per contribuire a costruire una comunità globale sostenibile, Foto: WWOOF Italia – www.wwoof.it
Dove fare Wwoofing nel mondo
Oggi, infatti, i Wwoofer possono trascorrere presso le fattorie che li ospitano da pochi giorni fino a 6 mesi e il movimento conta nel mondo oltre 100.000 aderenti in più di 132 paesi, che sono in continuo aumento: sono oltre 12.000 le fattorie ospitati a livello globale. Si va dai Paesi in cui le opportunità sono tante, come l’Australia e la Nuova Zelanda, che offrono realtà davvero enormi, a realtà più piccole, come quelle presenti ad esempio in Repubblica Ceca.
Per quanto riguarda l’organizzazione dei soggiorni e del volontariato, se il desiderio è quello di fare WWoofing nel mondo, bisogna rivolgersi (come anticipato). Alle organizzazioni nazionali. Paesi come Italia, Francia, Australia, Canada o USA hanno una propria associazione nazionale autonoma (es. WWOOF Italia). Se desideri quindi fare volontariato in uno di questi Paesi, dovrai iscriverti sul sito nazionale.
Ci sono poi i WWOOF Independents, che identificano tutti gli altri paesi che non hanno un’organizzazione nazionale (come molti paesi in Africa, Asia o America Latina): la piattaforma centralizzata raggruppa circa 800 host in oltre 80 nazioni diverse.
Wwoof in Italia: ospitalità in cambio di lavoro
Se vuoi fare WWoof in Italia, le occasioni in mancano. WWOOF Italia è infatti una delle realtà più attive e consolidate a livello europeo. Fondata ufficialmente nel 1999 dal livornese Claudio Pozzi (che è anche coordinatore della Rete semi rurali) è un’associazione di promozione sociale che oggi conta circa 1000 host (fattorie ospitanti) e circa 8000 migliaia di soci viaggiatori (WWOOFer).
Gli aspiranti Wwoofer in Italia, pagando la tessera associativa, possono accedere alla lista di host su tutto il territorio nazionale, contattare quello che sembra loro più congeniale e partire per vivere l’esperienza, aiutando nella gestione quotidiana della fattoria: dalla cura degli animali a quella delle piantagioni, dalle pulizie degli spazi comuni in casa al raccolto, fino all’apicoltura.
Gli host – dalla grande azienda biologica all’agriturismo, dall’azienda biologica a conduzione familiare alla casa in campagna con l’orto biologico, fino agli ecovillaggi – dal canto loro si registrano nel network per essere rintracciabili dai volontari e accettando i volontari in fattoria usufruiscono di un aiuto nello svolgimento di mansioni quotidiane. Ma non si tratta di un semplice scambio di lavoro per l’alloggio. L’idea di fondo è quella di mostrare agli ospiti che vivere in modo semplice e naturale è possibile, trasmettere nozioni sui vari metodi di coltivazione e spiegare loro il perché delle proprie scelte, di lavoro e di vita.
«Il movimento – spiega Pozzi – è molto cresciuto in questi anni. Noi di fatto, sia tramite gli host sia attraverso un invito alla attenta lettura delle motivazioni di chi vuole fare questa esperienza, cerchiamo di contenere la crescita esponenziale. L’importante non è la quantità di partecipanti ma la qualità dell’esperienza».
Una caratteristica peculiare del Wwoof è l’estrema varietà delle situazioni e delle persone coinvolte, i Wwoofers sono in genere giovani studenti, ma non mancano adulti che cercano esperienze per iniziare a vivere in campagna, pensionati, coppie con bambini.
«Capita – spiega Pozzi – che alcuni giovani decidano di avvicinarsi al wwoofing per viaggiare in modo economico e non c’è assolutamente nulla di male nel pensarlo. L’importante, però, è che siano consapevoli che il wwoofing implica il condividere lo stile di vita di chi li ospita. Quello che è davvero interessante è che, negli ultimi anni, capita sempre più spesso che i giovani che intraprendono una nuova attività agricola si siano formati proprio attraverso una lunga esperienza nel Wwoof».

Immagine Wwoof Italia
Articolo originale pubblicato nel 2020
