Wise Society : Quando lo street food diventa strumento sociale

Quando lo street food diventa strumento sociale

di Mariella Caruso/Nabu
12 Maggio 2017

A Milano un progetto lanciato da Equoevento Lombardia Onlus e Food Genius Academy trasforma gli scarti dei mercati cittadini in "kit di sopravvivenza"

street food, spreco alimentare, Carletti

“Intensive Food care trasforma lo street food in uno strumento sociale per far rivivere i mercati metropolitani e, al tempo stesso, alleviare situazioni di precarietà riducendo lo spreco alimentare attraverso il riutilizzo dei prodotti invenduti”, Foto: Food Genius Academy

La lotta allo spreco alimentare non deve avere confini. Dalle tavole degli italiani e dall’educazione al riciclo degli scarti alimentari a quelle dei ristoranti nei quali si sta diffondendo sempre più la cultura del doggy bag, fino alla grande distribuzione che dalla fine del 2016 può donare il cibo in scadenza o danneggiato grazie alla legge contro gli sprechi alimentari. Allargare i confini della lotta allo spreco del cibo è uno degli obiettivi della costola lombarda della onlus Equoevento che, attraverso Intensive Food Care, mira a offrire una seconda chance ai prodotti dei mercati che vengono gettati via. Come? Trasformando gli scarti dei mercati in appetitosi piatti da street food da cedere mediante offerta libera e, a fine serata, ridistribuendo i kit invenduti a chi ne ha bisogno.

A dettagliare meglio il progetto, presentato e testato nel corso della Milano Food Week 2017, è Andrea Carletti, ideatore di “Intensive Food Care”. «Con questo progetto vogliamo trasformare lo street food in uno strumento sociale per far rivivere i mercati metropolitani e, al tempo stesso, alleviare situazioni di precarietà riducendo lo spreco alimentare attraverso il riutilizzo dei prodotti invenduti», spiega colui che, attraverso “Street Food Mobile”, azienda di cui è fondatore e amministratore delegato, ha trasformato un’ambulanza in un food truck pop in cui i prodotti recuperati dai mercati vengono trasformati in un “kit di sopravvivenza”. Il nuovo mezzo ha fatto la sua apparizione durante la Milano Food Week nel cortile di via Col di Lana, a Milano, dove ha sede la Food Genius Accademy, che ha sposato l’iniziativa. La scuola di cucina professionale fondata da Alberto Capanna, Paolo Colapietro e Desirèe Nardone, infatti, affiancherà l’associazione nel recupero delle eccedenze alimentari e, soprattutto, nella trasformazione delle stesse.

«Per i futuri professionisti della ristorazione il tema dello spreco alimentare è molto importante. Ecco perché siamo orgogliosi di intraprendere questa collaborazione con Equoevento: i nostri studenti impareranno sul campo come “salvare” il cibo che preparano, per donarlo a chi ne ha bisogno», spiega la direttrice di Food Genius Academy Desirée Nardone. «Lo staff e gli studenti di Food Genius Academy saranno un aiuto prezioso per i nostri volontari: in questo modo possiamo diffondere in altri ambienti la cultura della solidarietà e della sostenibilità nel settore degli eventi», ammette la presidente di Equoevento Lombardia onlus, Gaia Passi che, accanto alla riduzione degli sprechi alimentari, affianca altri due obiettivi: contrastare la fame e ridurre i rifiuti.

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Il progetto si street food sociale da un lato promuove la lotta allo spreco e l’educazione alla sostenibilità e dall’altro sostiene, attraverso le donazioni, diverse associazioni benefiche come l’Opera Cardinal Ferrari Onlus, Foto: Genius Food Academy

Concretamente l’associazione, da un lato, collabora con importanti realtà dell’ospitalità, della ristorazione e degli eventi nel campo della lotta antispreco e dell’educazione alla sostenibilità, e dall’altro sostiene, attraverso le donazioni, diverse associazioni benefiche come l’Opera Cardinal Ferrari Onlus, storica associazione benefica milanese che ogni giorno accoglie nella sua mensa oltre 230 persone bisognose, alla quale sono stati donati i pasti nei giorni di lancio dell’iniziativa. Ulteriore obiettivo sociale dell’iniziativa “Intensive Food Care” è ridare linfa ai mercati comunali, «preziosi luoghi di incontro, custodi di memoria nonché – conclude Carletti che sta collaborando con il Comune di Milano per identificare i mercati in cui far diventare istituzionale l’iniziativa dopo le prime uscite in quelli di Zara, Wagner e Morsenchio – punti di riferimento per i quartieri di appartenenza, alcuni dei quali sono a rischio chiusura».

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