Wise Society : La dipendenza dallo smartphone di genitori e figli
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La dipendenza dallo smartphone di genitori e figli

Una ricerca dell'Associazione Nazionale Di.Te., impegnata a indagare i fenomeni delle dipendenze tecnologiche, rivela che gli adulti vengono distratti dallo smartphone quando sono in casa coi figli.

Fabio Di Todaro
27 Ottobre 2018

«Un attimo». È questa la frase che, con maggiore frequenza, i genitori italiani rivolgono ai propri figli, quando una domanda dei più piccoli giunge alle loro orecchie mentre «smanettano» con lo smartphone. A svelarlo è una ricerca condotta dall’«Associazione Nazionale Di.Te.», da tempo impegnata a indagare i fenomeni delle dipendenze tecnologiche, del gioco d’azzardo patologico e del cyberbullismo.

smartphone e dipendenza digitale

L’identità dei ragazzi passa anche dallo smartphone, ne dobbiamo prendere atto – afferma Giuseppe Lavenia dell’Associazione Nazionale Di.Te-. Dobbiamo cercare di comprendere cosa fanno con questo strumento, aiutandoli a trovare l’equilibrio tra schermo e realtà: senza giudicarli a priori.

L’indagine, condotta su duemila adolescenti (14-20 anni) e adulti (28-55 anni), ha svelato una generale disattenzione da parte degli adulti quando sono tra le mura domestiche. A catturare il loro interesse è soprattutto lo smartphone e tutto ciò che permette di fare: navigare, chattare, fare acquisti. Vivere di fatto al di fuori della casa, finendo così per trascurare chi ha più bisogno: ovvero i bambini. «Una incoerenza digitale», per dirla con Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’«Associazione Nazionale Di.Te.», perché chi richiama all’ordine ai ragazzi è spesso il primo a non comportarsi come richiede invece di fare ai propri figli. L’effetto emulazione, a quel punto, è pressoché inevitabile. Ma i rischi connessi sono anche altri.

Smartphone e dipendenza digitale: sono a rischio le relazioni famigliari

Questo atteggiamento dei genitori «fa sentire i figli non considerati – prosegue l’esperto -. Possono percepirlo come una mancata conferma, che li porta a ritirarsi lentamente in loro stessi». Questo, va anche a scapito della fiducia in sé e dell‘autostima dei figli

«Se i ragazzi riescono a fare più cose contemporaneamente, magari in modo approssimativo ma le fanno, i grandi, quando sono concentrati sui loro schermi, difficilmente prestano attenzione ad altro». 

Un aspetto per certi versi comprensibile, dal momento che i ragazzi sono nativi digitali, mentre gli adulti sono «emigrati digitali» e in alcuni casi «tardivi digitali», perché non sempre riescono a integrarsi con le nuove tecnologie.

Una difficoltà che determina la più frequente delle risposte – «un attimo» – proprio per la difficoltà da parte degli adulti a muoversi lungo due binari distinti e separati. Quando poi sono i genitori a chiedere l’attenzione dei figli colti davanti allo schermo dello smartphone, però, piovono i giudizi.

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Un’indagine, condotta su duemila adolescenti (14-20 anni) e adulti (28-55 anni), ha svelato una generale disattenzione da parte degli adulti quando sono tra le mura domestiche. A catturare il loro interesse è soprattutto lo smartphone, Image by iStock

Le reazioni dei ragazzi all’uso dello smartphone da pate dei genitori

Leggendo i risultati della ricerca, si evince che ragazzi affermano che quasi la metà degli adulti utilizza l’incipit «Sempre con quello smartphone in mano», mentre uno su cinque si impone: «Spegnilo subito». Altre affermazioni frequenti sono «Quante volte ti ho detto che non devi usare il cellulare a tavola», «Con chi parli sempre» e «Cosa stai facendo con il cellulare?».

E i ragazzi piegati sullo smartphone con tanto di cuffiette alle orecchie, cosa rispondono ai genitori? «L’ho appena acceso», «Mi stavo annoiando», «Sto solo ascoltando musica», «Un attimo e spengo», le risposte più frequenti. «L’identità dei ragazzi passa anche dallo smartphone, ne dobbiamo prendere atto – prosegue Giuseppe Lavenia -. Dobbiamo cercare di comprendere cosa fanno con questo strumento, aiutandoli a trovare l’equilibrio tra schermo e realtà: senza giudicarli a priori. Non è minacciando o imponendo soluzioni che si risolve il problema. Servono regole condivise, curiosità per attivare quella dei ragazzi a dare spiegazioni, momenti di detossificazione da stabilire insieme. La distanza digitale sta creando una distanza relazione e prima che la situazione sfugga di mano è bene ritrovare un contatto».

Twitter @fabioditodaro

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