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Così belli… così a rischio

Potremmo chiamarlo turismo insostenibile. E' un fenomeno in crescita che vede frotte sempre più numerose di umani poco rispettosi minacciare i tesori naturali e artistici del nostro Pianeta. Alcuni davvero in pericolo di vita

Sebastiano Guanziroli
21 luglio 2010

Potremmo chiamarlo il “paradosso del turista”: più un luogo è bello, maggiore è il rischio che venga compromesso, rovinato o addirittura distrutto e perso per sempre, proprio a causa del turismo. Mano a mano che i mezzi di trasporto diventano più economici e accessibili e aumentano le persone che possono utilizzarli, aumenta il carico del flusso di turisti che alcuni luoghi della Terra devono sopportare. E non sempre sono in grado di farvi fronte, anche per colpa dell’uso miope che ne viene fatto da chi li gestisce. Il turismo è importante e bello per le persone, ma spesso non per i luoghi che le devono accogliere.

 

Il sito statunitense Mother Nature Network ha pubblicato una classifica dei 15 posti al mondo più minacciati dal turismo di massa: luoghi diversissimi tra loro, sparsi in tutto il globo, accomunati dalla presenza massiccia e troppo ingombrante di strani personaggi in bermuda, sandali e con la macchina fotografica al collo.

Stonehenge Summer Solstice 2010, album di vintagedept/flickr

In Europa, vicino a casa nostra, a essere in grave pericolo è il sito neolitico di Stonehenge. Lo minacciano i turisti irrispettosi che cercano di asportare pezzi delle pietre e una serie di grandi strade che servono a condurre sul posto le masse di vacanzieri. Stesso destino per la città perduta degli Inca, Machu Picchu, che ha visto dall’anno della scoperta (1911) a oggi moltiplicarsi esponenzialmente il numero di visitatori, al punto che la stessa UNESCO l’ha inserita nella lista dei propri luoghi in pericolo.

 

Mexico, Cozumel, album di toddross/flickrAltro sito archeologico ma medesimo rischio per Teotihuacan, i cui fondatori difficilmente sospettavano che un giorno sarebbe stato minacciato dal “progresso”, incarnato anche dall’apertura nel 2004 di un punto vendita della catena WalMart. Il Messico vanta un altro luogo nella lista: Cozumel, conosciuto per le magnifiche spiagge e il reef tropicale. Vicino alle spiagge sono state costruite delle banchine d’attracco per navi da crociera e il reef è in stato di sofferenza a causa dell’inquinamento.

 

Non sta meglio la Grande Barriera Corallina, una delle più spettacolare attrazioni australiane, che ospita miliardi di organismi viventi. Tra questi ultimi vanno annoverati anche quei turisti che la danneggiano quotidianamente asportandone piccole parti. Minacce ancora più pericolose sono lo sbiancamento provocato dall’inquinamento e gli incidenti che coinvolgono piattaforme e petroliere: senza una cura adeguata, la Barriera rischia di scomparire nel corso di una sola generazione. Stessa sorte per le Isole Galapagos, che da molti anni devono sopportare un carico di turismo decisamente sproporzionato per il delicatissimo equilibrio del suo ecosistema.

 

Antartida, album di Javier Paredes/flickrNon è un paradiso per l’uomo, che infatti non lo hai mai abitato, ma per altre specie sì: l’Antartide è l’unico continente ancora pressoché disabitato e quindi integro. Ancora per poco, perché al numero sempre crescente di turisti che si spingono fin laggiù per assaporare il gusto dell’avventura si affiancano i progetti di sfruttamento delle sue risorse. E in tema di freddo e di avventura nella lista non può mancare il Monte Everest, un tempo meta di pochissimi scalatori e oggi letteralmente preso d’assalto da migliaia di escursionisti ogni anno. I quali stanno contribuendo a innalzare un’altra montagna, questa volta fatta di spazzatura, che forse un giorno regalerà qualche altro metro d’altezza alla cima nepalese: plastica, indumenti, vetri, avanzi di materiali da campeggio sono solo una parte di ciò che gli scalatori si lasciano alle spalle come ricordo delle loro imprese.

 

Scuba diving Indonesia - Bali, album di Ilse Reijs and Jan-Noud Hutten/flickrRimanendo in Asia, altri luoghi minacciati dall’eccessivo turismo sono il Taj Mahal, che sta diventando giallo a causa dell’inquinamento e il tempio di Angkor in Cambogia, deturpato dai graffiti. Anche la Grande Muraglia Cinese è rovinata dai vandali, ma addirittura alcune sue parti sono state distrutte per fare spazio a progetti industriali per l’economia cinese.

 

È l’idea stessa di “turismo insostenibile”, poi, a minacciare Bali e le Phi Phi Islands in Tailandia: nella prima per far spazio all’industria turistica si deforestano aree dall’ecosistema fragilissimo, nelle seconde si continuano a costruire resort per accogliere un numero sempre crescente di persone.

 

Infine l’Africa, che vanta “solo” due luoghi inseriti nella lista. Masai Mara, in Kenya, una delle più grandi riserve faunistiche del continente, che sta perdendo specie animali a un tasso preoccupante per colpa dell’uomo che occupa sempre più gli habitat, costruendo edifici e promuovendo safari. E poi il cratere di Ngorongoro in Tanzania, un tesoro biologico e geologico ricchissimo di biodiversità che però sta cedendo sotto la pressione del solito estraneo, il turista.

Se questo è il panorama, la speranza di soluzione al paradosso del turista è forse una sola, il turismo sostenibile.

Ngorongoro - Tanzania, album di Giåm/flickr

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