Wise Society : I denti? Sono lo specchio del corpo (e dell’anima)
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I denti? Sono lo specchio del corpo (e dell’anima)

di Donatella Pavan
29 Marzo 2012

Quello che succede in bocca è l'immagine di ciò che accade nel corpo e nella mente. Ecco l'idea alla base della dentosofia (metodo Soulet e Desombes) di cui Annamaria Villa, affermata specialista, ci racconta particolarità e benefici

Annamaria VillaI denti parlano di noi. È l’idea alla base della dentosofia, un movimento d’ortodonzia alternativo che si basa su tecniche di rieducazione boccale, prendendo spunto da Goethe e Steiner. Per saperne di più Wise Society è andato a intervistare Annamaria Villa, medico dentista dentosofo che la pratica con passione da alcuni anni.

Un movimento alternativo di ortodonzia

 

Lei è una delle poche dentiste italiane a seguire il metodo di Soulet et Desombes, di cosa si tratta?

Il metodo di Soulet et Desombes era stato inventato negli anni ’50, ma da una decina d’anni ha dato vita a un movimento alternativo di ortodonzia basato su di un apparecchio che assomiglia ad un paradenti. Due medici francesi, Michel Montaud e Rodrigue Mathieu, hanno riesumato questo apparecchio inizialmente utilizzato per superare i momenti di interruzione delle terapie fisse, quando i bambini andavano in vacanza, per non perdere il tempo del trattamento: utilizzandolo sono rimasti molto sorpresi perché hanno ottenuto dei risultati che non si sarebbero aspettati. Li hanno ripresi e ne hanno fatto una branca di studio, per l’appunto la dentosophie(www.dentosophie.com). Il fulcro dell’idea è che la bocca sia la rappresentazione in qualche modo dell’uomo: la mente e il pensiero appartengono alla parte alta, al mascellare, mentre l’agire, il quotidiano, la realtà alla parte inferiore è cioè alla mandibola, mentre la zona della chiusura della bocca sarebbe il nostro reale. In alto c’è il passato, in basso il futuro, l’agire: l’occlusione è il presente e il camminare. È una filosofia d’interpretazione molto articolata, nata da Goethe e ripresa da Steiner, che ha fatto un approfondimento importante: nella bocca vengono rappresentati gli organi, i significati simbolici relativi al proprio modo di essere e di sentire. La dentosophie ha lavorato su questa reinterpretazione della bocca e sui cambiamenti che bisogna indurre per avere una condizione migliore di benessere e d’armonia usando l’apparecchio come mezzo di rieducazione.

Come mai ha scelto di seguire questo corso?

Annamaria VillaHo saputo di questo corso da un fisiatra che appartiene alla scuola d’antroposofia e che mi aveva molto incoraggiato a seguirlo, dicendomi «è una cosa interessantissima e potrebbe essere uno sbocco diverso (da quello convenzionale) anche alla tua professione». Questa proposta mi ha incuriosito, nel 2004 ho seguito questa iniziativa biennale in Francia prima a Lione e poi a Montpellier. Nel 2006 sono arrivati i primi corsi in Italia e oggi in Italia siamo in circa 100 medici a praticarlo. Proprio quest’anno, all’Università Tor Vergata di Roma, è stato creato un master in dentosofia. Non è più solo la valutazione clinica o la casistica individuale del singolo medico ad avvalorare questa pratica. In questi anni io ho cercato sempre di dare una validità scientifica a questo tipo di formazione e cercavo un riscontro per dare credibilità al metodo: ho studiato postura e fatto dei corsi con Giuseppe Stefanelli, medico dentista che lavora molto sull’ortodonzia funzionale, esperto di postura e di relazione tra postura e bocca. Ora finalmente è stato accreditato scientificamente.

Le regole e la pratica

 

Come funziona l’apparecchio?

Assomiglia a un paradenti e si indossa in modo analogo incastrando i denti in due specie di docce presenti. L’utilizzo deve essere notturno, cioè passivo, e diurno, ovvero cosciente. La fase diurna comporta degli esercizi, il primo dei quali è il “mordicchiamento”, pratica che ne spiega il modo d’agire. Dato che ha una consistenza elastica da uno stimolo alle superfici con cui viene a contatto, le mucose, la lingua, le labbra, i denti e, se noi lo immaginiamo come una serie di molle, nel masticarlo diamo altrettanti stimoli a tutti i punti con cui viene a contatto. In questo modo s’instaura un circuito grazie a un meccanismo neurofisiologico, le percezioni partono dalla bocca arrivano al cervello che le elabora e manda una risposta. Un discorso correlato è quello che vuole portare la lingua a lavorare nella maniera corretta. L’84-85 percento delle persone utilizza in modo scorretto la lingua, che dovrebbe stare appoggiata sul palato con la  punta dietro ai denti superiori sulla papilla retroincisiva. Quello è un punto importante nella bocca che ha diverse implicazioni, fisiologiche e simboliche: è direttamente posto sopra l’ipofisi e sollecita il rilascio degli ormoni, è il punto dove, nella medicina tradizionale cinese, si incontrano lo yin e lo yang, in meditazione trascendentale è il punto dove arriva l’illuminazione. Dal punto di vista della neurofisiologia, si è visto che puntando la lingua in quel punto si ha un rilascio di endorfine e questo fornisce una spiegazione al perché il bambino, succhiando il latte dalla mamma si addormenta, per sazietà e piacere.

E quali sono i momenti coscienti e incoscienti?

I momenti coscienti sono il mordicchiamento e l’essere concentrati sulla nostra bocca percependo il contatto dei denti nell’apparecchio. L’esercizio (15 minuti ca. ) va fatto con molta attenzione proprio per resettare il cervello e permettergli di sentire gli stimoli nuovi. I denti che vanno a toccare per primi sono quelli che indurranno il cambiamento, la risposta del cervello. Questi inviano un segnale e i denti che appartengono allo stesso bottone embrionale della bocca saranno stimolati a mettersi in una posizione diversa…La parte superiore della bocca è divisa in tre segmenti, la parte inferiore in due. Ogni segmento, o odontone, costituisce un insieme di gemme embrionali: da canino a canino, da canino a 3 molare ( dente del giudizio ). Quando ci sono dei disordini nella bocca ci sono dei denti che toccano di più e denti che toccano di meno, lo stimolo che dà il dente più esposto, manda un segnale per orientare gli altri denti nella stessa direzione. Portare l’apparecchio di notte serve a resettare il nostro vecchio circuito di masticazione perché dobbiamo assumere un nuovo tipo d’occlusione. Con l’uso dell’apparecchio i denti cambiano progressivamente la propria posizione nel tempo e noi andremo ad assumere una postura diversa e un modo di sentire che cambia. È tutto il sistema che si mette in movimento, ma per poter fare spazio al nuovo bisogna annullare il vecchio.

Qual è il ruolo dell’ortodonzista?

Noi aiutiamo l’individuo a sviluppare il processo d’autoguarigione e a rieducare le funzioni importanti che sono la mastificazione, molto spesso scorretta, la respirazione che di frequente avviene non attraverso il naso ma attraverso la bocca, e a mettere la lingua sul palato, correggendo la deglutizione. Lo portiamo a ritrovare l’armonia boccale con metodi diversi rispetto all’ortodonzia tradizionale.

Un sistema adatto anche ai più piccoli e agli anziani

 

Per quali patologie è indicato l’attivatore?

mente creatività corpo cambiamento bambiniVa bene per tutti, nel senso che non ci sono delle controindicazioni. È molto indicato per i bambini, per esempio, per quelli che hanno la mandibola molto arretrata o che hanno in atto dei processi infiammatori alle adenoidi, alle vie respiratorie alte, molto frequenti, ma anche con chi è molto  timido. Una certa malocclusione, quando la parte superiore copre completamente la parte inferiore ,ma anche l’inverso, spesso vanno di pari passo con la timidezza. Una cosa sorprendente, ma  vera e documentata da lavori scientifici pubblicati, sono i risultati che ottengono anche le persone anziane, grazie all’apparecchio migliorano e riprendono voglia di vivere perché questa pratica agisce su tutto il sistema, anche su quello emotivo e affettivo. È interessantissimo vedere come sono riportati dai diversi pazienti la percezione di questi cambiamenti. Le insegnanti vedono che i bambini cambiano il loro atteggiamento, cambiano il loro modo di scrivere. Tutto il sistema è implicato e sollecitato, questo cambiamento avviene perché c’è un cambiamento neurofisiologico.

E rispetto alle patologie della postura?

I problemi posturali possono essere risolti bene attraverso l’apparecchio con la collaborazione di un osteopata. Problemi posturali, anche scoliosi di una certa gravità, soprattutto se discendente, ovvero che partono da una malaocclusione, possono efficacemente venire corrette con questo tipo di trattamenti. In medicina dello sport l’uso di quest’apparecchio riduce la tendenza a farsi male e ad avere delle contratture durante il gioco. Aiuta una buona gestione di sé: lo ha confermato uno studio americano che ha esaminato una squadra di basket che utilizzava l’apparecchio, migliorava le prestazioni. Migliora addirittura la riserva cardiaca perché induce una respirazione più corretta, abbassa la frequenza e quindi migliora la resistenza e diminuisce l’affaticamento.

Qual è il collegamento tra la vita psichica e i denti?

Ciò che ci accade in bocca è un po’ la rappresentazione di quello che ci accade nel corpo e nella mente. Le paure, per esempio, sono significativamente presenti nelle secondi classi, cioè quando i denti di sopra sormontano quelli di sotto, perché c’è un passato che ci domina e abbiamo paura del futuro, abbiamo bisogno di stare protetti nel nostro guscio e di non uscire. Molti bambini del mondo occidentale hanno questo problema, perché sono iperprotetti dai genitori che non li lasciamo abbastanza liberi di sperimentare e ricevere gli stimoli esterni. Tendono a chiudersi e perdono la libertà di curiosare nel mondo, cosi le loro bocche si conformano in questa direzione.

Esiste una simbologia legata ai denti?

Diciamo che il lato destro è il lato del maschile, il lato del raziocinio, la ragione del maschile, della logica, il lato sinistro è più quello della creatività, del femminile, del sentire più che dell’agire. Due denti, parliamo degli incisivi, quello superiore di sinistra è l’archetipo del femminile e l’incisivo di destra è l’archetipo del maschile, quindi il “padre” e la “madre”.

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