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Coronavirus, così cambierà il modo di vivere e consumare

Dal cibo alla sanità, dallo shopping al business model delle aziende. Con Marco Turinetto, docente al Politecnico di Milano, gli scenari possibili (e auspicabili) per una ripartenza che sappia rimettere l'uomo al centro

Marco Turinetto, docente Politecnico di Milano
26 aprile 2020

Percorsi inconsueti e attimi fuggenti, stiamo vivendo l’età delle nuove abitudini. Una sfida da cogliere lanciata a tutti: interpretare il futuro significa, infatti, saper leggere il presente, selezionando nel grande supermercato delle opportunità. È proprio di questi tempi che abbiamo riscontrato la fragilità nostra e del mondo, l’importanza dell’agire tutti insieme contro un nemico invisibile dove l’unica terapia indicata è l’isolamento sociale, il convivere con l’incertezza e la precarietà, la sensazione di impotenza e la percezione che nulla è sotto controllo.

Cosa abbiamo appreso finora dal Coronavirus?

Abbiamo anche imparato a usare termini anglosassoni, ormai divenuti parte integrante del nostro vocabolario, come lockdown, business-agility, on-demand, smart working, flipped-classroom, streaming, comfy-wear, online-shopping, digital-health, e-learning, contact-tracing, by appointment, proximity.

Infine abbiamo compreso quanto siano importanti l’unicità e la velocità d’azione, le regole semplici e uguali per tutti, la digitalizzazione come servizio primario, la valorizzazione delle risorse vicine con acquisti e turismo di prossimità; l’economia del tempo come risorsa sociale; il ruolo della casa da luogo di transito a luogo di sosta. E, ancora, la gestione del traffico umano con app e tracciamento di sicurezza, l’extra-care per vivere meglio, il calo delle emissioni di gas serra e l’inquinamento, la nuova estetica dei luoghi con città silenziose, pulite, senza auto, e che la somma dei comportamenti individuali fa la differenza.

Il Covid-19 ha cambiato per sempre il nostro modo di essere e le nostre abitudini?

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Foto: Sara Kurfess / Unsplash

Caduti i confini tra formale e informale, grazie al fatto di mostraci nella nostra domesticità nelle video conferenze più diverse, la nostra identità si modificherà dando luogo a nuove abitudini. Gli interessi si sposteranno, tendenzialmente, verso modalità e tempi di fruizione fino ad ora non considerati: emergerà la comprensione dell’autentico e il ritorno all’essenziale, le cose inutili e superflue conteranno sempre meno. Abbiamo capito il valore del tempo e nelle nostre case stiamo imparando nuove competenze e il gusto di fare da sé, in una sorta di paradigma del barbiere.

In virtù di un sempre più praticato smart working, aziende e istituzioni scopriranno il valore e la flessibilità del tempo dedicato al lavoro, capovolgendo il processo tipico del sistema industriale con i suoi ritmi ben scanditi. Allo stesso modo i punti vendita, attraverso app dedicate con tour virtuali, riceveranno i loro clienti su appuntamento, istituendo così un rapporto davvero personalizzato.

Elasticità e non omologazione dei tempi di lavoro, di scuola, di shopping, di cultura, di tempo libero, insieme al ripensamento di luoghi tra i più diversi in una totale riorganizzazione oraria. Le città vivranno ventiquattro ore al giorno in maniera più uniforme rispetto al passato, si andranno a spalmare i tempi di entrata e uscita dalle attività lavorative evitando di affollare i mezzi pubblici e intasare le strade e l’orario di lavoro sarà scaglionato durante tutto l’arco della giornata e diluito nella settimana sette giorni su sette, offrendo così l’opportunità di gestire diversamente il tempo di lavoro e il tempo di svago.

Dal cibo alla sanità: ecco come il Coronavirus modificherà i nostri consumi

In questo senso, prodotti monouso ormai accreditati nel food, andranno a permeare altri mercati, dalle assicurazioni alle cure estetiche, dalla sanità alla sicurezza in nuovi benefici porzionati; e altri servizi verranno, perché il consumo breve, concentrato, on-demand, sarà più facile, immediato e fruibile di altri e dove lo spazio fisico perderà il suo ruolo di asset.

Marco Turinetto, docente, autore di svariati libri ed esperto di strategie e sviluppo del brand

Marco Turinetto, docente, autore di svariati libri ed esperto di strategie e sviluppo del brand.

Non esisteranno settori strategici o vincenti, esisteranno aziende che sapranno interpretare la qualità, i valori di uno stile di vita e la cultura che le permea. In tutti i settori di consumo, saranno messi in circolazione prodotti dal prezzo ridotto, che consentiranno ai ceti più bassi di entrare nell’economia di mercato, e alle classi medie di dedicare una parte decrescente del proprio reddito all’acquisto di prodotti base come alimentari, abbigliamento, eccetera. La parte principale del reddito delle classi medie e superiori sarà, infatti, utilizzata per l’acquisto di beni e servizi a valore aggiunto sempre più legati all’istruzione, al benessere, alla salute, alla sicurezza, all’intrattenimento, al tempo libero.

Economia a zero emissioni: come la pandemia trasformerà le aziende

Nel nuovo futuro, ci si troverà di fronte a un mix di grandi aziende globali e piccole-medie aziende locali: tutte si confronteranno in una mutata varietà di situazioni sempre più flessibili. Il riscaldamento globale e il cambiamento del ciclo climatico in corso hanno di fatto ridisegnando la geografia mondiale con innalzamenti e abbassamenti delle temperature dando così origine a forti mutamenti epocali fra cui la trasmissione di virus.

Insegna For the World

Foto: Jon Tyson / Unsplash

Sostenibilità e trasparenza entreranno di diritto nell’agenda delle buone azioni e diventeranno così eccellenza. Il rispetto dell’ambiente creerà valore e diventerà economia a zero emissioni attraverso una qualificazione sempre più forte della green attitude: in questo senso si apporterà un saving generale, che a cominciare dai processi produttivi si trasferirà direttamente in prodotti e servizi più qualificati.

Salute e benessere, estetica e tecnologia diffuse cresceranno di interesse: confinati i tradizionali medicinali a specifiche necessità, il concetto di salute valicherà dunque l’occasionale per approdare al quotidiano. Da variabile indipendente la salute cambierà statuto e diventerà diktat imperante, perché strettamente connessa con l’economia. Contemporaneamente, i sistemi sanitari pubblici vedranno affievolirsi le proprie capacità di sostegno spingendo l’industria a focalizzarsi sulla medicina preventiva. Una spinta importante che prevederà una redistribuzione delle risorse di ricerca e sviluppo, ma anche una rifocalizzazione di modelli commerciali e di relazione con medici e pazienti: dalla cura alla prevenzione, con il supporto della telemedicina che cambierà il modo di erogare le prestazioni sanitarie.

Il futuro decreterà un ritorno alla centralità dell’uomo?

Cibo bio, ecosostenibile, fusion e meticciato, fuori stagione. L’industria alimentare si allontanerà dai beni commodity e andrà a riconvertire le proprie attività nel comparto della salute, fatto di prodotti funzionali e per il benessere della persona, di beni segmentati per età e stili di vita. E non sarà solo una questione di riposizionamento; molto più spesso significherà reinventare nuove categorie di prodotto, ovvero fornire nuove proposizioni commerciali attraverso l’innovazione.

Il nuovo futuro decreterà insomma in modo univoco la centralità dell’uomo come valore primario del processo innovativo, attraverso la capacità di costruire cose che prima non esistevano, dando vita a un mondo migliore che ognuno di noi immagina: realizzando creatività su misura con il sapere, considerando l’informazione come valore, semplificando tutto mettendo le idee in movimento.

*Marco Turinetto, Politecnico di Milano

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