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Pandemie e (in)sostenibilità ambientale: qual è il nesso?

Serena Fogli
25 Marzo 2020

Il mondo non è governato da un fato irrevocabile. Molto di ciò che accade sul pianeta, al contrario, è diretta conseguenza delle azioni che l’uomo opera sulla natura, pandemie comprese. Sono ormai molti gli studi scientifici (l’ultimo pubblicato su PNAS a febbraio 2020) che mettono in stretta relazione l’impatto sugli ecosistemi naturali e la diffusione di nuovi virus, Covid-19 compreso.

Ma in che modo la perdita di biodiversità, la distruzione delle foreste e l’impatto degli allevamenti intensivi sul pianeta influiscono sulla nascita e la diffusione di nuovi virus? Prima di scoprirlo facciamo un passo indietro per scoprire l’origine delle malattie che, negli ultimi anni, hanno minacciato la salute dell’uomo a livello globale.

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Photo by Erik Mclean on Unsplash

L’origine dei nuovi virus pandemici è zoonotica

La nascita di un virus non è un evento casuale. Dalla SARS all’Ebola, dalla MERS all’A/H1N1 e fino all’attuale Covid-19, la loro origine è caratterizzata da una matrice comune, quella zoonotica, cioè derivante dagli animali e dalla loro interazione con l’uomo. Roberto Danovaro, Presidente del comitato scientifico del WWF, afferma che il 75% delle patologie deriva proprio dagli animali, e il 60% dagli animali selvatici.

Non è una novità: già nel 2017 un articolo pubblicato sulla rivista Nature ci metteva in guardia sull’argomento, affermando che l’origine zoonotica dei virus è da considerarsi una delle più grandi minacce alla salute globale. Ma se tutti gli sforzi, fino ad ora, si sono concentrati sulla gestione e sul controllo dei nuovi virus in seguito alla loro nascita e diffusione (quarantena, sperimentazione farmacologica e ricerca di nuovi vaccini) in realtà poco si è fatto per limitarne – di fatto – l’origine. Insomma, perché al fianco del riscaldamento globale nessuno parla della correlazione tra cambiamento ambientale e genesi di malattie infettive potenzialmente letali per l’uomo?

Origine zoonotica dei virus e attività umane: qual è il nesso?

In che modo l’uomo è responsabile della diffusione degli EID (Emerging Infectious Diseases), ovvero le malattie infettive emergenti che hanno origine dal mondo animale e selvatico? Le cause, in realtà, sono molte e complementari:

  1. Diminuzione delle foreste e perdita di habitat naturali: l’estensione delle foreste diminuisce e con loro lo spazio a disposizione degli animali selvatici, confinati in spazi sempre più ridotti. Incendi (basti pensare a quelli che nel 2019 hanno distrutto Amazzonia e Australia), riconversioni di spazi naturali in allevamenti intensivi e aumento delle superfici coltivate per la produzione di mangimi per gli animali da allevamento sono solo alcune delle cause della deforestazione.
  2. Manipolazione e commercio degli animali selvatici: la cattura di animali selvatici e il successivo ed eventuale confinamento in spazi ridotti come le gabbie, la macellazione degli stessi (spesso illegale) e la loro vendita dà vita a un contatto stretto tra gli animali stessi e l’uomo. Basti pensare alla possibile origine del Covid-19 nel mercato di Whuan, all’interno del quale era consuetudine commercializzare animali selvatici vivi (o morti) e alla loro macellazione in loco.
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Photo by Matt Howard on Unsplash

Il ruolo dello spillover nella generazione delle pandemie

Ogni specie animale – uomo compreso – ha i suoi virus endemici che appartengono, cioè, alla specie stessa: il problema insorge quando i virus endemici di specie diverse dall’uomo fanno il loro ingresso in società. Il fenomeno è chiamato Spillover (tracimazione) e consiste nel trasferimento di malattie/virus dagli animali all’uomo. Lo spillover è particolarmente pericoloso quando la zoonosi si adatta alla specie umana andando poi a causare il contagio tra uomo e uomo, dando di fatto avvio a un’epidemia.

Per fortuna, stando a un articolo pubblicato su PLOS Medicine, la maggior parte delle zoonosi è di natura locale e riesce ad essere gestita in loco. Tuttavia il caso del nuovo coronavirus è emblematico: si è diffuso in tutto il mondo diventando a tutti gli effetti una pandemia che rischia di mettere in ginocchio il sistema sanitario globale.

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Photo by Adli Wahid on Unsplash

Cura e prevenzione: come contenere le future pandemie

Per evitare il diffondersi di nuove pandemie, quindi, è necessario abbandonare l’approccio fatalista tipico dell’uomo. Le pandemie, così come il riscaldamento globale e il cambiamento climatico (diverse facce di una stessa medaglia) possono essere ridotte e controllate attraverso comportamenti virtuosi e – soprattutto – nuovi approcci al problema.

Proteggere la biodiversità, favorire la salvaguardia di habitat ed ecosistemi significa provare a (ri)mettere in equilibrio il pianeta, riducendo di fatto la somma dei numerosissimi problemi che derivado dall’impatto delle attività umane sulla natura.

Benché sia molto difficile azzerare il rischio di una nuova pandemia, molto tuttavia si può fare per diminuire l’incidenza degli spillover: è nostro compito, ora, ripensare al modo in cui si genera profitto economico, virando verso comportamenti virtuosi capaci di far co-esistere specie umana e natura, di cui l’uomo, in tutto e per tutto, fa parte.

L’emergenza generata dal diffondersi del Coronavirus ce l’ha insegnato: uno stato di pandemia impatta in maniera decisiva sull’economia mondiale. Una pandemia, insomma, ha un costo: umano, psicologico, economico e finanziario. E’ arrivato il momento di cambiare il corso degli eventi: sostenibilità, insomma, significa anche ridurre i costi dei problemi generati dall’azione dell’uomo sull’ambiente.

Serena Fogli

Fonti:

Sustainable development must account for pandemic risk
Moreno Di Marco, Michelle L. Baker, Peter Daszak, Paul De Barro, Evan A. Eskew, Cecile M. Godde, Tom D. Harwood, Mario Herrero, Andrew J. Hoskins, Erica Johnson, William B. Karesh, Catherine Machalaba, Javier Navarro Garcia, Dean Paini, Rebecca Pirzl, Mark Stafford Smith, Carlos Zambrana-Torrelio, Simon Ferrier. PNAS, Feb 2020, 117 (8) 3888-3892; DOI: 10.1073/pnas.2001655117

Global hotspots and correlates of emerging zoonotic diseases. Allen, T., Murray, K.A., Zambrana-Torrelio, C. et al. Nat Commun 8, 1124 (2017). https://doi.org/10.1038/s41467-017-00923-8

Preventing Pandemics Via International Development: A Systems Approach.
Tiffany L. Bogich ,Rumi Chunara,David Scales,Emily Chan,Laura C. Pinheiro,Aleksei A. Chmura,Dennis Carroll,Peter Daszak,John S. Brownstein. PLoS Med. 2012 Dec; 9(12) 10.1371/journal.pmed.1001354

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