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È italiano il primo impianto al mondo di riciclo green dei pannolini

Ha cuore tecnologico italiano il primo impianto al mondo su scala industriale al mondo che ricicla il 100% dei pannolini. Ecco come fa e perché è così prezioso

Andrea Ballocchi
6 agosto 2019

Ha un cuore tecnologico al 100% italiano il primo impianto su scala industriale al mondo in grado di riciclare il 100% dei prodotti assorbenti usati. È stato installato presso il polo di trattamento dei rifiuti di Spresiano, in provincia di Treviso, e lo ha ideato Fater Smart. È una divisione del gruppo Fater, nome magari non conosciuto da molti, ma tantissimi suoi prodotti sono ben presenti nei supermercati. Infatti, dietro al marchio di tanti pannolini c’è proprio quest’azienda produttrice, che ha posto le basi per realizzare impianti in grado di riciclare materie prime finora mandate a incenerimento o discarica.

DAL DECRETO AL RICICLO – Inaugurato nel 2017, l’impianto trevigiano ha però cominciato ufficialmente a lavorare a livello industriale da poche settimane, dopo la firma del decreto “end of waste” per il riciclo dei prodotti assorbenti per la persona, avvenuta a metà maggio.

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L’impianto della Fater Smart dove viene data una seconda vita ai pannolini usati, Foto: Fater Smart

In occasione della firma era stato affermato che grazie al decreto si potranno recuperare e non mandare a incenerimento o discarica 900 mila tonnellate l’anno di rifiuti. Di certo il primo impianto al mondo «è stato ideato per trattare 10mila tonnellate di rifiuto in ingresso all’anno, che corrisponde alla produzione di circa un milione di abitanti», afferma Marcello Somma, direttore Fater Smart. Tanto per fare un paragone, è come se potesse gestire la raccolta di tutta la provincia di Varese.

Da questo primo impianto, quindi, è possibile trasformare un problema in opportunità. «I pannolini usati pesano per il 3-4% sul totale dei rifiuti, ma se si considerano realtà urbane dove si opera una buona percentuale di raccolta differenziata la percentuale può crescere fino al 25-30% del residuo – illustra Somma – Il problema che spesso la raccolta di questi prodotti viene effettuata una volta alla settimana», così i pannolini diventano ingombranti ed emanano cattivo odore. Un problema non indifferente, specie d’estate.

PRODOTTI CHE NASCONO DA UN PANNOLINO USATO –  Quanti prodotti o sottoprodotti di materia prima seconda si possono ricavare dal riciclo dei “pannolini a fine vita”? Dall’impianto escono tre frazioni: cellulosa, plastica e polimero super assorbente tutti di altissima qualità, ben maggiori rispetto a quelli che si trovano nei prodotti riciclati tipici. «Questo perché la plastica da cellulosa che si mette nei pannolini vergini sono materie prime di primissima qualità, la migliore esistente, perché devono essere a contatto con parti intime dei bambini, sopportare spessori sottilissimi e per tanti altri importanti motivi», spiega Somma. Il loro recupero, quindi, ha un forte senso economico oltre che ambientale. Da queste tre materie prime si possono sviluppare molte applicazioni, dalle mollette per i panni alle grucce per vestiti alle lettiere per i gatti. Ma come si riesce a separare le deiezioni dalle materie prime? Pochi sanno che il pannolino usato per il 70% è costituito da umidità: «il cosiddetto “contributo umano” viene lavato via grazie al sistema brevettato, che funziona come una lavatrice a secco dove il vapore viene usato per il lavaggio, la disinfezione e porta via con sé l’organico» che viene liquefatto, condensato e conferito nell’impianto fognario o trattato negli impianti di trattamento acque reflue.

MATERIE PRIME SECONDE, DAL RICICLO AL MERCATO GRAZIE A IMPIANTI A KM 0 –  La tecnologia, come detto, è tutta made in Italy dal punto di vista della progettazione, produzione e applicazione. È stata ideata da Fater Smart, che non significa solo “intelligente”: è l’acronimo di sustainable materials and recycling technologies. «Il nostro focus è sia sulle tecnologie per il riciclo da noi sviluppate, ma anche sull’applicazione e sviluppo del mercato delle materie prime seconde, perché la sostenibilità economica si basa sulla possibilità di trovare applicazioni a sempre maggiore valore aggiunto per queste», afferma il direttore della divisione, spiegando che «l’idea è creare nuovi impianti, di dimensioni contenute, in più aree per evitare lunghi trasporti, costosi e impattanti dal punto di vista ambientale. La logica è ragionare a chilometro zero. Per riuscirci, i metodi possono essere molteplici: «il modello di business prevede che noi sviluppiamo, costruiamo e vendiamo macchine per il riciclo dei pannolini, collaborando con gli operatori del mondo dei rifiuti che le gestiranno nella fase di vendita delle materie prime seconde».

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Dai pannolini usati, la Fater Smart ricicla le tre materie prime che lo compongono (la plastica, la cellulosa e il polimero) cda cui si possono ricavare mollette per i panni, grucce per vestiti, lettiere per i gatti, Foto: Pixabay

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