Wise Society : Oscar Farinetti: Eataly, un supermercato da 37 milioni di euro
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Oscar Farinetti: Eataly, un supermercato da 37 milioni di euro

Oscar Farinetti è uomo d’azione con inclinazioni idealiste. Dopo aver portato al successo la catena UniEuro, ha creato Eataly, il primo supermercato dove acquistare cibi di alta qualità.Che in meno di quattro anni ha raggiunto un giro d'affari a doppia cifra. Nel rispetto della Terra e del consumatore

di Francesca Tozzi
4 dicembre 2009

Oscar Farinetti, patron dei supermercati Eataly, foto di Michele D'Ottavio/Pho-to.it

Oscar Farinetti, nato ad Alba nel 1954, è un uomo d’azione e un idealista. Dopo aver portato al successo la catena UniEuro, partendo dal supermercato del padre, l’ha venduta al gruppo inglese Dixons, usando i proventi per creare Eataly, il primo supermercato dedicato interamente ai cibi di alta qualità, con l’idea di renderli accessibili a tutti. Eataly apre a Torino il 27 gennaio 2007 e il format è stato poi replicato a Milano, Bologna, Tokyo, Pinerolo, Asti e prossimamente anche a New York con una crescita costante dei guadagni che ha portato la sede di Torino ad attestarsi intorno ai 37 milioni di euro di fatturato. Non si tratta di prodotti alimentari di nicchia: tutte le categorie sono ben rappresentate, dalla pasta all’ortofrutta, dai latticini al vino, dalla carne al pesce freschi. A fare la parte del leone sono i prodotti del territorio, prodotti e scelti con attenzione per qualità e prezzi.

 

Facciamo il punto: come sta andando la valorizzazione dei prodotti tipici?


Devo dire che il progetto Eataly, dopo quasi tre anni, ha fatto molta strada. Le persone hanno capito il senso del nostro messaggio che è fortemente focalizzato sulla qualità e sul valore di ciò che mangiamo. La nostra offerta, infatti, unisce la ricerca delle tradizioni locali al rispetto per il lavoro dei produttori, la commercializzazione spinta dei cibi a km zero all’attenzione per i prodotti tipici di altri Paesi.

 

Quali sono le zone meglio rappresentate?


Il Made in Italy ha ampio spazio nei nostri negozi. Sugli scaffali non mancano, però, i prodotti del mercato “equo e solidale”, solo quelli però che riteniamo davvero buoni: il caffè Hue Hue dalle terre alte di Huehuetenango, per esempio, o quelli dei presidi Slow Food nel mondo come la vaniglia di Mananara, frutto del lavoro delle cooperative sociali che operano per il recupero e il reinserimento di categorie disagiate.

 

La sede di Eataly a Pinerolo (To)

Non solo “eat local” quindi…


Non siamo degli “estremisti del km 0”, ma richiamiamo l’attenzione della gente su concetti elementari: le fragole si mangiano nella stagione delle fragole perché così sono appena raccolte, mantengono intatti i principi nutritivi e costano meno. L’acqua delle nostre montagne è tutta eccellente: se beviamo quella delle fonti più vicine evitiamo di muovere i Tir che consumano carburante, inquinano e intasano le autostrade.

 

Eataly, allora, pensa anche alla Terra oltre che al territorio?


Tutto il nostro progetto è attento alla salvaguardia dell’ambiente e al risparmio delle risorse finite. Nelle nostre sedi promuoviamo l’utilizzo dei prodotti del territorio e della stagione, limitando quindi l’uso di carburanti inquinanti per trasporti lunghi. Per la commercializzazione di alimenti non disponibili sul territorio ci rivolgiamo con frequenza e di preferenza a piccole realtà o a cooperative di produttori locali in modo da contribuire allo sviluppo delle economie dei Paesi poveri, cercando anche garanzie di ecosostenibilità nei metodi di coltura. In questo caso i piccoli produttori che sono diventati nostri fornitori si sentono incoraggiati e appoggiati nella ricerca della genuinità e della tradizione, che, per definizione, porta a una migliore tutela della biodiversità e a una maggiore attenzione all’ambiente.

Eataly, prezzi delle spezie

C’è chi ritiene che i vostri prezzi non siano alla portata di tutti…


Eataly si rivolge a tutti e con un’offerta a diverse fasce di prezzo, con alternative che soddisfano tanto chi è alla ricerca di un prodotto particolare quanto chi vuole fare quotidianamente una spesa di qualità a partire dalle materie prime. Un nostro panettone costa 8 euro, per esempio, ma può arrivare a 20 se è frutto di una lavorazione particolare. Da noi, si trovano birre di alta gamma ma anche qualità artigianali valide, come la Menabrea, dal prezzo assolutamente abbordabile. Per la pasta di Gragnano, facciamo riferimento a tre produttori uno dei quali è Garofalo: i suoi prodotti si acquistano da noi allo stesso prezzo della grande distribuzione. Bisogna però imparare a fare la spesa se si vuole risparmiare.

 

Ovvero?


Non c’è solo la pasta: tornare ai prodotti del territorio significa anche riscoprire e inserire nella dieta alimenti “poveri” come i cereali, il riso, la polenta nelle loro diverse varietà. Inoltre non è corretto valutare il costo dell’alimentazione solo sul prezzo dei singoli prodotti: i risparmi vanno perseguiti in tutte le fasi del processo di acquisizione, preparazione e somministrazione del cibo. Penso agli sprechi, alle scorte acquistate e non consumate, ma anche al costo della lavorazione industriale dei cibi pronti, alla differenza di prezzo tra i tagli più pregiati del bovino (il filetto per esempio) e quelli meno costosi (come la trippa), che hanno uguali, se non migliori, proprietà nutritive e che non siamo più capaci di cucinare.

 

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Una risposta a Oscar Farinetti: Eataly, un supermercato da 37 milioni di euro

  1. complimenti a Farinetti per la partecipazione da Fazio. Purtroppo anche “sinistri” come Fazio quando si propone una pensione max di 3500 (giustissimo) si irrigidiscono al pensiero di quanto versato. dimentica, Fazio, che le tasse ed i contributi versati sono in rapporto a quanto guadagnato ma non presuppongono un ritorno. e’ come se chi paga molte tasse volesse che un giorno gli venissero rese.
    A Farinetti, se trovasse mai il tempo, chiedo una rapida lettura. Tutti mi dicono che non funzionerebbe, senza però spiegare il perché.
    RIASSUNTO di un UMILE PENSIERO.
    RIVOLUZIONE FISCALE – dicembre 2009
    Far pagare le tasse calcolandole sui redditi è profondamente scomodo e ingiusto in quanto le scappatoie per occultare i guadagni sono infinite mentre colpendo la spesa, il prelievo sarebbe molto più equo. Non dimentichiamo che con l’attuale sistema, quando cadono dei sospetti su un grande evasore, questi devono essere provati e la cosa si trascina spesso per anni durante i quali il sospettato ha tutto il tempo per prendere le opportune difese e diventare di fatto inattaccabile al momento del giudizio definitivo. Per lo stesso motivo se i sospetti e le accuse sono ingiusti, il malcapitato dovrà vivere anni d’inferno spendendo fortune per provare la propria innocenza. E’ pertanto necessario un sistema automatico per controllare la spesa di ognuno che possa garantire sia allo Stato sia al Cittadino una totale certezza di diritto evitando così qualsiasi controversia.
    La soluzione secondo me:
    a)togliere dalla circolazione il denaro contante
    b)tassare solo ciò che il contribuente spende senza preoccuparsi di quanto guadagna.
    Che cosa fare per ristabilire gli equilibri? Penso a un fisco che se ne freghi di ciò che guadagna il cittadino, ma si preoccupi solamente di prelevare in modo automatico e infallibile una giusta percentuale da quanto spende. Io parto da una considerazione lineare: spendi? Allora puoi! Allora paga anche le tasse.
    Che un ricco spenda poco è credibile, ma che un povero spenda molto è quantomeno poco probabile, direi impossibile. Fatta questa premessa, si evince che se tassiamo ogni individuo secondo quanto spende, potrà capitarci di far un favore al ricco ma difficilmente faremo un torto al povero. (anche perché, pensandoci, se un ricco paga poche tasse perché spende poco, è, di fatto, un povero quindi il conto torna)
    Ma visto dal lato pratico come fare?
    UNO: Eliminare materialmente e con effetto immediato l’uso del denaro contante quale mezzo di transazione mantenendo l’euro come unità di calcolo. Quando parlo di denaro, intendo la carta moneta giacché sarei propenso a lasciare la moneta in metallo sia per un fatto pratico sia per evitare accuse d’incostituzionalità.
    DUE: Convertire il denaro contante in mano ad ogni individuo e qualsiasi forma d’investimento (titoli, depositi ecc ecc) in una tessera elettronica individuale che assolva anche le funzioni di telefono, carta di credito, documento d’identità, patente ecc. Ecc. Su tale tessera dovranno confluire i dati di tutte le forme di capitale economico che un individuo potrà vantare, ovviamente coperte dalla più totale privacy. Ai dipendenti, lo stipendio sarà erogato al lordo delle imposte e le aziende saranno totalmente esonerate da tasse statali (fatte salve le imposte comunali) che saranno assolte da coloro che si spartiranno gli utili, al momento del consumo personale. Ritengo molto più equo pagare sui consumi piuttosto che sugli utili. Chi compra casa con un mutuo, per esempio, pagherà le relative imposte gradualmente con le rate; non come ora che si pagano tutte tramite il notaio; e se poi mi sequestrano la casa perché non sono in grado di pagare, chi me le rende?
    TRE: Affidare alla Banca d’Italia un ruolo che le renda la ragione d’esistere; centrale informatica di tutti i movimenti economici. Al momento della transazione in uscita, per l’acquisto di beni o il pagamento di servizi, la Banca d’Italia registra il movimento e contestualmente preleva dalla carta dell’acquirente l’imposta corrispondente. Saranno previste eccezioni (passaggi tra parenti stretti, pagamento di servizi sanitari, e comunque sino al raggiungimento annuale di una quota minima esente pro/tessera); in questo caso e solo in questo sarà registrata anche la transazione in entrata, mentre per gli importi tassati, al fine di garantire la privacy, il sistema registrerà solo l’uscita. Per le Aziende il discorso è diverso poiché il pagamento di merci destinate alla rivendita sarà non imponibile, pertanto dovranno usare un conto corrente monitorato e consultabile in qualsiasi momento dalla GdF. L’acquisto di beni non destinati alla rivendita sarà tassato e ogni abuso, facilmente individuabile sarà sanzionato con sequestro dei beni sino al recupero delle imposte evase.
    QUATTRO: Per gli stranieri, tutto molto semplice in quanto, alla frontiera, basterà fornir loro una tessera elettronica a tempo che renderà possibile la spesa e magari si potrà studiare qualche incentivo fiscale per rendere più appetibile il loro ingresso e la loro permanenza nel nostro Paese.
    Principali fonti di risparmio da parte della collettività:
    • Mancando il denaro spariranno i falsari
    • Per la stessa ragione spariranno i furti di denaro.
    • nessun costo di gestione della carta moneta e di conseguenza nessun pericolo di furto da parte di dipendenti disonesti
    • Risparmio sui costi d’investigazione da parte delle Agenzie delle Entrate e della GdF. Le poche diatribe saranno risolte in tempo brevissimo.
    • Risparmio per le Aziende, sui costi riguardanti l’amministrazione fiscale e il giro economico dell’IVA
    • Evasione fiscale in sostanza impossibile, e conseguente diminuzione delle aliquote
    • Totale scomparsa del lavoro pagato “a nero” con conseguente alleggerimento dei contributi
    • Stato che incassa giornalmente le imposte pertanto è in grado di fare programmi e stabilire nuove
    linee di governo basandosi su dati certi.
    • Gli stranieri non in regola, senza denaro e senza tessera elettronica avranno vita dura
    Tramite questo sistema si potrebbe anche istituire un coefficiente personale calcolato sulla spesa media di ognuno di noi nell’ultimo trimestre; Le contravvenzioni stradali e non, potrebbero colpire con uguale potere dissuasivo. Stabilito, per esempio, che il normale divieto di sosta preveda un’ammenda base di euro 20,00, tramite l’applicazione del coefficiente in questione chi ha un tenore di vita molto alto dovrà sopportare una congrua sovrattassa che lo farà smadonnare in misura pari al povero cristo che deve tirare a campare.
    Avremo contro l’Europa che vieterà la manovra ed i soloni dell’economia che annunceranno il crollo dei consumi: per l’Europa non vedo problemi; basterà finalmente mostrare i denti ed uscire sbattendo la porta mentre quando il cittadino vedrà un’imposta democratica con un’aliquota umana, probabilmente consumerà di più.
    p.s.
    Le attività illegali ed i relativi profitti illeciti sono come le malattie: ogni tanto esce un nuovo farmaco ma subito dopo spunta una nuova malattia. Ne consegue che con i profitti illeciti dovremo rassegnarci a convivere, pertanto, se è vero che non è morale tassarli (sempre che si riesca a farli emergere) è altrettanto vero che con il mio sistema che tassa la spesa, automaticamente è tassato anche ciò che proviene da ricavi illeciti. E questo non è immorale poiché tra un politico che incassa le bustarelle o un ladro che mi deruba che entrambi oggi non pagano le tasse, preferisco sopportare il politico che incassa le bustarelle e il ladro che mi deruba ma che almeno mi aiutano a sostenere la spesa sociale.
    MERCATO del LAVORO. – aprile 2011
    La destra appoggia il grande capitale, la sinistra aiuta i fancazzisti, ma noi che lavoriamo come bestie chi ci aiuta??? Fatta questa premessa, personalmente ritengo sia arrivato il momento di dividere le situazioni mantenendo socialmente chi non vuole lavorare e premiando chi lavora sodo. Non è più accettabile che chi ha un lavoro definito fisso abbia tutti i privilegi, mentre tutti gli altri, gli esclusi, siano lasciati al loro destino. Sarà il caso che sia lo Stato a mantenere i più deboli (disoccupati, disadattati o chiunque non sia in grado di mantenersi) tramite un’assegnazione mensile minima. Ovviamente la cifra corrisposta renderà inutili tutti i privilegi attuali troppo spesso elargiti anche a chi non ne avrebbe il diritto. Per fare questo si dovrà assegnare un compito nuovo ai sindacati oppure, in caso di rifiuto, eliminarli in quanto come sono strutturati ora, sono una vergogna per l’umanità. Basti citare l’esempio dei dirigenti di alto livello, difesi anch’essi da associazioni, (poverini) che pur ricevendo compensi immorali, nel caso lì si voglia allontanare per manifesta incapacità, riescono a farsi riconoscere buonuscite da infarto; e, roba da matti, riescono sempre a ricondizionarsi andando a rovinare qualche altra azienda con compensi ovviamente sempre crescenti. Loro sono la vera casta da eliminare. Io propongo inoltre che a qualsiasi lavoratore sia riconosciuta la possibilità di lavorare per più aziende con la condizione di dover pagare i contributi per sette ore al giorno (ore ordinarie). Le ore straordinarie dovranno essergli riconosciute per intero senza alcuna trattenuta. In pratica, il sindacato dovrà vigilare che al lavoratore sia riconosciuta una paga lorda oraria minima (cosa che oggi non fa). Poi per sette ore gli saranno trattenuti i contributi, mentre per le ore straordinarie, il lavoratore intascherà l’intera paga lorda. In questo modo daremmo ai lavoratori seri la possibilità di avvicinarsi ai compensi europei senza danni per lo Stato. Ricordiamo che oggi chi vuole fare un secondo lavoro lo deve fare in nero. E non per sua decisione ma per l’ottusità dei sindacati, difensori dei fancazzisti e nemici dei lavoratori. Altro piccolo dettaglio che farà sobbalzare i più che io però invito a riflettere: è giusto che un dipendente che per tutta la vita lavorativa sia stato in sostanza sempre presente al lavoro debba, alla fine, avere stessi benefici di un collega il quale magari, ogni mese, si assentava una settimana? Io non parlo delle grandi malattie, degli infortuni ecc. ecc. ma delle brevi assenze troppo spesso giustificate da medici frettolosi e compiacenti. Vedreste così male una norma che obbligasse a recuperarle alla fine del periodo, prima della pensione? Pensateci. In ultimo il primo problema: voglio poter licenziare. Voglio poter licenziare liberamente per fare in modo che chi ho allontanato non abbia problemi a trovare un’altra occupazione poiché colui che lo dovrà assumere non avrà il terrore di non poterlo mai più licenziare. Ma come?! Mi dicono che sono in democrazia, che sono libero di gestire la mia piccola azienda nel modo che ritengo più opportuno, che posso affittare, stringere accordi, prendere varie iniziative in quanto poi potrò decidere di interrompere rispettando i patti firmati, ma con un’eccezione: se assumo non potrò mai più licenziare. MA SIAMO MATTI???? MA SIETE TUTTI MATTI???. E poi vi chiedete come mai si bloccano le assunzioni!
    MERCATO del PICCOLO COMMERCIO. (negozi di vicinato) – gennaio 2012
    Ogni giorno chiudono centinaia di attività; e tutti a gridare allo scandalo. Poi di far qualcosa, soprattutto da parte dei politici, non se ne parla nemmeno. Personalmente ritengo che per analizzare le cause di tale disastro basti chiedere a qualsiasi piccolo commerciante; vi risponderà: siamo strangolati dai costi del LAVORO, dal costo degli AFFITTI, e dalla concorrenza della GDO. Per il LAVORO, confermo la colpa ai sindacati, mentre per gli AFFITTI torna alla ribalta l’incapacità totale dello Stato di riordinare i diritti dei proprietari immobiliari che oggi riescono a condizionare fortemente il mercato. Basterebbe riconoscere loro l’assoluto diritto alla proprietà dividendo però la gestione della stessa. E’ vero che un proprietario di un palazzo in centro città ha il diritto di chiedere l’affitto che vuole, ma ricordiamo che così facendo condiziona tutta la zona creando degrado. E questo comportamento antisociale andrebbe contrastato con tasse adeguate. Mettiamo un poco d’ordine: Come si fa a tassare in maniera diversa chi pretende affitti da usura e chi vorrebbe affittare a canone equo, ma non trova? Semplice: ogni Comune dovrebbe istituire un registro apposito dove ogni proprietario possa iscrivere i propri immobili accettando così di affittarli o venderli a prezzo di “equo canone” (per questo ogni comune per ogni zona dovrebbe stabilire delle tabelle). Una volta iscritto, l’immobile sarebbe esentato da qualsiasi imposta sull’affitto in virtù della loro funzione sociale (i vecchi immobili popolari); la gestione degli affitti sarebbe gestita dal Comune che si dovrebbe preoccupare di garantire il pagamento della pigione e l’allontanamento dell’inquilino nel caso d’insolvenza. Chi invece volesse il lusso di gestire in proprio l’immobile, chiedendo quotazioni libere sia per affitto sia per vendita dovrà riconoscere tutte le imposte al valore massimo. La GDO invece è un concorrente sleale non tanto per i prezzi applicati, in quanto è normale che un negozio di vicinato abbia prezzi più alti, ma soprattutto per gli orari di apertura indiscriminati. Come potrebbe un negozio a gestione familiare combattere con un concorrente che apre anche di notte? Basterebbe il ritorno ai cari vecchi orari con tanto di giorno di chiusura. Obbligatorio per tutti GDO compresa.
    LIBERALIZZAZIONE delle ATTIVITA’ – maggio 2012
    Non era più possibile sopportare che dei privati cittadini chiedessero “il pizzo” per cedere delle attività; giusto pertanto liberalizzare, ma ovviamente così facendo si sono calpestati gli interessi di coloro i quali nel frattempo avevano appena acquistato avviamenti commerciali e si è procurata molta confusione lasciando che chiunque potesse avviare un’attività senza capitali e senza esperienza. Credo sarebbe meglio tornare al vecchio caro affitto delle licenze da parte del comune con richiesta di cauzione pari ad almeno sei mesi contribuendo così alle entrate comunali e alla selezione del mercato. Per le attività esistenti basterebbe esentarle dal pagamento dell’affitto per un certo numero di anni. Così potremmo sistemare anche i tassisti.
    Per controbattere
    SILVIO BISAGNI
    BSGSLV51R22F205Y
    02 57 51 28 51 tel
    02 57 51 27 07 fax
    33 55 79 39 49 car
    silvio@biancoerosso.it

    Il buon padre di famiglia, (umile cittadino)
    spende in rapporto alle sue entrate
    Il politico (grande figura istituzionale)
    spende e spande come un matto per se e per altri
    e poi, non quadrando il bilancio, (e come potrebbe)
    accusa il popolo di non pagare le tasse
    VERGOGNA di ESISTERE

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