Wise Society : Roma dice no alla violenza. Sulle donne
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Roma dice no alla violenza. Sulle donne

Accoglienza in emergenza e consulenza specialistica gratuita. Sono queste le caratteristiche del nuovo servizio attivato dal comune della Capitale e rivolto a tutte le vittime di violenza, italiane e straniere. Per sconfiggere il loro isolamento e metterle in guardia dagli aggressori più pericolosi: quelli dentro casa

di Laura Campo
12 ottobre 2010

violenza sulle donne violenza familiare Sos donna Cooperativabefree centralinoaiutoLa violenza ti allontana dal mondo. SOS donna ti è vicina. È questo l’efficace slogan che i cittadini di Roma, a partire da questo mese vedranno sempre più spesso. E che li aiuterà a conoscere il nuovo servizio antiviolenza del comune, attivo 24 ore su 24, istituito in collaborazione con l’U.O. Pari Opportunità. Una linea telefonica attiva 24 ore su 24 (06/71077015) e un sito internet (www.sosdonnacomuneroma.org) rivolti a tutte le donne, italiane e straniere (con l’aiuto di mediatori culturali) vittime di ogni tipo di comportamento violento: dai maltrattamenti alle aggressioni, dalle molestie sessuali, allo stupro, dallo stalking alla segregazione. Il servizio, che si aggiunge ai tanti centri attivi sia nella capitale che nel resto del Paese e al call center nazionale 1522 (progetto Arianna), è in realtà già in funzione da gennaio 2010 e ha risposto fin’ora alla richiesta di aiuto di oltre 130 donne, offrendo loro consulenza professionale specialistica gratuita e immediata: medica, legale, psicologica.

 

Le caratteristiche del servizio

 

«Le caratteristiche e le novità di questo servizio unico in Italia e raro in Europa sono due», spiega Oria Gargano presidente di BeFree (www.befreecooperativa.org) cooperativa sociale romana, affidataria del servizio, con grande esperienza nel sostegno a vittime di soprusi, abusi e tratta di esseri umani. «La presa in carico in emergenza da parte di una nostra operatrice che risponde alla chiamata e va subito sul posto e il fatto che l’intervento può essere richiesto e attivato non solo dalla vittima ma anche da persone a lei vicine, parenti, amici, conoscenti, oppure Forze dell’Ordine, medici e sanitari, servizi sociali e territoriali, chiunque insomma sia al corrente di quello che è successo» aggiunge. Per esempio, se una donna si rivolge a un carabiniere in una stazione ferroviaria, chiedendo aiuto per un’aggressione sarà lui a poter chiamare l’SOS donna, oppure potrà farlo il medico che al Pronto Soccorso cura una donna per le botte del convivente. «In questo modo riusciamo a offrire risposte immediate a donne che altrimenti resterebbero sole e che invece si sentono accolte dalla persona che ‘va a prenderle’ e magari riescono a confidarsi con lei», prosegue Gargano, «d’altra parte il fatto di vedere che la società si prende carico del loro problema assume grande significato per le donne che si trovano ad affrontare questa situazione». Per usufruire del nuovo servizio non è neppure obbligatorio essere residenti nella Capitale, ma per esempio esserci temporaneamente perché ospiti di un’amica o un conoscente a cui si è chiesto aiuto pur vivendo altrove.

 

Stop violence, album di celine nadeau/flickrL’identikit dell’aggressore

 

Solitudine, isolamento, confusione, senso di vergogna e di colpa. Sono proprio questi i sentimenti con i quali devono fare i conti le donne (60 per cento italiane, tra i 36 e i 48 anni, lavoratrici e spesso con titoli di studio medio-alti) che hanno subito comportamenti violenti e che si sono rivolte al servizio del Comune della Capitale in questi primi nove mesi di attività. Vittime di una violenza familiare, quotidiana, “normale”, diffusa in modo sempre più allarmante in tutte le fasce sociali. I dati raccolti da ‘SOS donna’ parlano chiaro: nell’80 per cento dei casi l’autore della violenza è un uomo conosciuto, caro, amato: l’attuale marito/compagno oppure l’ex partner che, in molti casi, non accetta la separazione o la fine della relazione. Una persona, quindi, che la vittima ben conosce, con cui ha condiviso sentimenti profondi, progetti di vita e figli. Per questo si sente ancora più colpevolizzata, magari per non aver capito in tempo o aver accettato troppo. L’identikit dell’uomo violento è infatti speculare a quello della vittima: una persona normalissima, in genere coetaneo (36-48 anni) nella maggior parte dei casi italiano, libero professionista o impiegato di media-alta cultura. « Altrettanto grave è che molte donne maltrattate hanno figli, spesso a loro volta vittime dirette del padre o ugualmente a rischio perchè presenti alle aggressioni contro la madre», aggiunge la presidente di BeFree. «E su questo si gioca il futuro di tutta la nostra società perchè la violenza assistita spinge, da adulti, i figli maschi a riprodurla e le femmine a subirla. Per questo è fondamentale fermarla». SOS donna si propone come punto di riferimento anche per la raccolta di dati e storie contro la violenza di genere in modo da rendere la prevenzione e il contrasto di questo crimine sempre più efficace.

Couple in conflict, credit Corbis

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