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Cos’è il downshifting: come imparare a essere felici

Downshifting e decrescita sono concetti chiave per imparare e far propria l'arte della felicità. Ecco come riappropriarsi del presente e della propria vita

Serena Fogli
21 giugno 2020

Godere del presente senza proiettarsi eccessivamente del futuro: è questo, in estrema sintesi, il pensiero centrale del downshifting, una filosofia che – in italiano – potremmo tradurre con “semplicità volontaria“.

Quante volte avete stretto i denti e lavorato più duramente e intensamente col pensiero di godere, in un ipotetico futuro, dei frutti della vostra fatica? E quante volte, in realtà, siete riusciti ad apprezzare quanto sperato? I ritmi di vita della società contemporanea ci fanno spesso entrare in un circolo vizioso in cui la promessa della “ricompensa” non viene mai esaudita. Quando questo accade, è arrivato il momento di rallentare e di riappropriarsi del proprio presente e, di conseguenza, della propria vita.

donna con ombrello

Photo di Edu Lauton / Unsplash

Cos’è il downshifting? Rallentare per vivere meglio

Cosa significa downshifting? Significa molte cose, in realtà: letteralmente potremmo tradurlo come “andare verso il basso” ma, metaforicamente, potremmo intenderlo come “rallentare“. Perché, in fondo, si tratta proprio di non affannarsi, dedicando anzi a ogni attività il giusto tempo.

Mettere in pratica questo comportamento non è tuttavia così facile, soprattutto nella nostra società: il lavoro, la carriera, i guadagani, i consumi e, non da ultimo, la vetrina “imposta” dei social media ci impongono di andare avanti a tutti i costi. Ma quando si è tesi verso un obiettivo, semplicemente ci si dimentica di assaporare il presente e, quindi, di vivere.

La vita contemporanea è inutilmente complicata e downshifting significa, prima di tutto, semplificarla per guadagnare tempo da dedicare a se stessi, alla famiglia, e agli amici.

Storia del downshifting: le origini della decrescita

La storia del downshifting in realtà è molto antica e l’arte di “godersi” il presente ha radici che si ritrovano anche nella filosofia greca. Il termine così come lo conosciamo oggi, tuttavia, appare solo a metà degli anni ’90 a opera del Trends Research Institute di New York.

Il neologismo è poi entrato nella storia del costume quando il New Oxford Dictionary l’ha fatto suo, definendolo come “la scelta di uno stile di vita meno faticoso e più gratificante e di una maggiore disponibilità di tempo libero, attuata riducendo volontariamente il tempo e l’impegno dedicati all’attività professionale, con conseguente rinuncia a una carriera economicamente soddisfacente

Ovviamente, downshifting non significa solo guadagnare di meno e oggi una definizione del genere è quanto meno riduttiva: oggi, infatti, a questo termine si associa spesso quello di decrescita.

Al recupero del concetto di lentezza e di tempo dilatato si aggiunge l’importanza di focalizzarsi sulle cose importanti e non sugli oggetti “da consumare”: decrescita, in fondo, significa approcciarsi a una visione olisitca della vita e dell’uomo, inteso come parte integrante della natura: sono questi i concetti che, insieme, contribuiscono a definire il downshifting nella sua totalità.

ragazza con anguria

Photo di Caju Gomes / Unsplash

Downshifting e decrescita: perché rallentare rende felici?

Ma lasciamo da parte definizioni e querelle etimologiche e sociologiche per concentrarci sull’aspetto che ci interessa maggiormente del downshifting: perché rallentare dovrebbe renderci felici?

Tale corollario, inutile dirlo, è figlio del nostro tempo: in un mondo che guadagna per consumare subito dopo, ci siamo accorti che quest’equazione non porta necessariamente alla felicità.

La velocità della vita contemporanea, il lavoro che permea (quasi) ogni secondo della nostra vita e la teoria della crescita correlata alla produzione e al consumo hanno dato vita a un esercito di insoddisfatti cronici: abbiamo tutto, eppure qualcosa (che spesso non comprendiamo) manca all’appello.

E, dall’altro lato, chi non ha ciò che “impone” la società, imputa proprio a questa mancanza la sua infelicità: eppure, una volta arrivato “in cima”, si ritrova al punto di partenza. Insoddisfatto.

L’emergenza Coronavirus e la quarantena hanno mostrato a molti che rallentare, in fondo, non è poi così male. Tanto che, terminato il periodo di lockdown, sono state molte le persone restiee a tornare alla “normalità”.

donna felice con sorriso

Foto di Allef Vinicius / Unsplash

Come si fa il downshifting?

Cominciamo col dire che il downshifting è prima di tutto una scelta volontaria e, talvolta, significa fare scelte che non vengono “approvate” (o “giudicate” come pazzie) dai restanti membri della società.

Lasciare un contratto a tempo indeterminato per buttarsi in una nuova avventura, cambiare completamente vita e abbandonare il caos cittadino per la tranquillità della campagna o cancellare il proprio profilo dai social media sono solo alcuni modi con cui fare downshifting.

Downshifting, in estrema sintesi, significa vivere con meno ed eliminare il rapporto di dipendenza che spesso abbiamo con i consumi. Questo, in ultima istanza, ci porterà a risparmiare denaro da dedicare – magari – alle attività che ci rendono più felici o a lavorare di meno, perché abbiamo la possibilità di vivere, letteralmente, con meno.

Ecco, allora, qualche consiglio per rallentare e godersi la decrescita

  1. Rendi meno faticosa la tua vita, elimina il supefluo e godi di più del presente
  2. Guarda ai tuoi acquisti settimanali ed elimina quelli che non sono essenziali
  3. Ritorna ad apprezzare la lentezza e l’ozio
  4. Limita gli sprechi e utilizza ciò che hai invece di acquistare nuovi oggetti
  5. Spegni la TV e i dispositivi elettronici: riscopri la presenza degli altri (o di te stesso)

Per tutte le persone che fossero interessate al downshifting, si consiglia la lettura del libro “Downshifting. Come lavorare meno e godersi la vita” di John D. Drake.

E non possiamo che concludere con una citazione di José “Pepe” Mujica, ex presidente dell’Uruguay che, nel suo celebre discorso sulla felicità, disse: “Lo sviluppo non può andare contro la felicità, ma deve essere a favore della felicità umana, dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, delle cure ai figli, dell’avere amici, dell’avere il necessario

Serena Fogli

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