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Innocente Nardi: «Le colline del Prosecco laboratorio di sostenibilità»

Grande soddisfazione per il riconoscimento Unesco al sito trevigiano. E alle perplessità delle associazioni ambientalista il presidente del Consorzio che ha sostenuto la candidatura risponde così...

Mariella Caruso/Nabu
16 luglio 2019

Le Colline del Prosecco di Conegliano a Valdobbiadene in Italy has just been inscribed on Unesco World Heritage List. Congratulations! Con questo tweet il 7 luglio l’Unesco ha annunciato l’iscrizione delle Colline del Prosecco nella pregiata lista dei Patrimoni dell’Umanità come 55esimo sito italiano. Un riconoscimento che, però, non è stato applaudito da tutti. A esprimere la loro contrarietà sono state alcune associazioni ambientaliste. Del riconoscimento Unesco così come delle criticità espresse noi di wisesociety.it abbiamo parlato con Innocente Nardi, presidente dell’Associazione Temporanea di Scopo “Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità” nonché del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

Presidente, quando avete iniziato il percorso per il riconoscimento Unesco?

Abbiamo iniziato il lavoro oltre dieci anni fa, nel 2008. Si tratta di un periodo congruo per portare avanti una candidatura di tipo materiale, quindi diversa da quelle che hanno portato ai riconoscimenti immateriali italiani come quello all’Arte del pizzaiuolo napoletano o del Sistema di coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, per capirci. Si tratta di un lavoro molto complesso per una candidatura partita dalla base (ovvero dagli stessi produttori del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG), non verticistica, sulla quale c’è stata convergenza tra pubblico e privato, oltreché una perfetta sintonia nei rapporti tra Governo, Regione e istituzioni locali. Ha funzionato tutto alla perfezione, questo ha permesso all’Italia la valorizzazione di un sito unico che può diventare un esempio di un processo di valorizzazione dei paesaggi italiani abbinandoli a prodotti agroalimentari che, nello stesso tempo, sono espressione della cultura di un territorio. L’onore del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg è proprio quello di guidare questo percorso importante per la valorizzazione del paesaggio e delle eccellenze agroalimentari.

Un anno fa, però, la candidatura del sito era stata rimandata. Perché?

Non era emerso in maniera chiara l’elemento di unicità del territorio. Tra i criteri della candidatura avevamo inserito il legame con la scuola pittorica dei paesaggisti veneti tra cui Cima di Conegliano e la cultura derivante dalla scuola enologica di Conegliano che, nata nel 1876, è stata la prima in Italia. L’organismo tecnico espresse delle riserve ravvisando che il sapere enologico e quello dei pittori veneti non rappresentava un’unicità in termini assoluti. Inoltre non era stata ben definita l’area del Conegliano per la quale si chiudeva la tutela, ovvero quella in cui si produce il Prosecco Superiore Docg, rispetto a quella legata genericamente al Prosecco che ricade anche su territori pianeggianti di nove provincie tra Veneto e Friuli

Quindi il riconoscimento Unesco non vale per tutto il territorio ed è limitato a quello in cui si produce il Prosecco Superiore Docg?

Esatto. Si tratta di un territorio specifico che è stato delimitato e ridotto in fase di revisione della candidatura, non è riferito ad altre realtà ed è inferiore a quella in cui si produce il Prosecco.

Quali sono le caratteristiche per le quali il sito ha ottenuto l’iscrizione?

La nostra iscrizione Unesco è strettamente legata al titolo V riferito alla qualità del paesaggio che ha un legame con un prodotto enogastromico. Si tratta, quindi, di un territorio limitato, ben definito, con un’identità culturale chiara reso unico dall’opera dell’uomo e della natura. Gli attributi del riconoscimento Unesco alle colline del Prosecco di Conegliano a Valdobbiadene sono tre: la morfologia delle colline, cosiddetta a cordonata, disposte in forma orizzontale; la tecnica della coltivazione della vite su ciglione inerbito che è un terrazzamento fatto con terra ed erba adatto a un territorio come il nostro che arriva al 60% di pendenza esaltando le caratteristiche della vite stessa; il paesaggio a mosaico che si può apprezzare guardando dall’alto ed è costituito da piccoli vigneti alternati a bosco e siepi e quindi unico nel segno della biodiversità.

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Il 7 luglio l’Unesco ha annunciato l’iscrizione delle Colline del Prosecco nella pregiata lista dei Patrimoni dell’Umanità come 55esimo sito italiano, foto: @ConeglianoValdobbiadeneProseccoDOCG_Facebook

Quali raccomandazioni vi sono state date in sede di riconoscimento?

Il riconoscimento comporta la vigilanza affinché quest’unicità venga mantenuta e trasmessa alle generazioni future. Sotto questo profilo ci sono state date una quindicina di raccomandazioni tra cui l’implementazione delle politiche di tutela che riguardano la qualità del paesaggio, il recupero dei borghi antichi e delle stallette, la sempre maggiore distinzione tra il territorio collinare e l’altro coltivato a vite. Tutte le raccomandazioni devono essere considerate nel piano di gestione che dovrà essere presentato entro 120 giorni dal riconoscimento, quindi entro novembre 2019.

Come combacia tutto questo con le polemiche delle associazioni ambientaliste, e non solo, che hanno affermato che in questo riconoscimento non c’è alcunché da festeggiare?

Ci sono due considerazioni da fare. Intanto oltre il 90% della comunità locale considera favorevolmente il riconoscimento Unesco come rivela un sondaggio SWG commissionato un anno fa. Ritengo che, e qui uso le parole del Governatore del Veneto Luca Zaia, si stia facendo «una battaglia giusta nel luogo sbagliato». Sulle colline di Conegliano Valdobbiadene i problemi di cui parlano questi ambientalisti non esistono. Per esempio a chi parla di monocultura rispondo che nella cordonne riconosciuta dall’Unesco di cui fanno parte circa 9100 ettari, il 70% è a superficie alberata quindi è fuoriluogo parlare di monocultura. Poi, detto che c’è una necessità di ridurre la chimica in viticoltura, che è un problema in generale, nel territorio del Conegliano Valdobbiadene Superiore Docg è stato approvato un protocollo viticolo che ha già eliminato i prodotti agricoli di sintesi particolarmente impattanti sia per l’uomo sia per il terreno. Dal 1° gennaio 2019, poi, è stato vietato l’utilizzo del glifosate.

Quindi lei dice che si sta facendo confusione tra i territori?

Io guardo solo al territorio che rappresento e mi sento di dire che il Conegliano Valdobbiadene è un laboratorio di sostenibilità a livello internazionale. Inoltre a Conegliano abbiamo un centro di studi enologico che ci sta supportando nelle ricerche e abbiamo avviato una collaborazione con Symbola per valutare la qualità della sostenibilità nel territorio. Penso quindi che possiamo dire con convinzione e rispetto che qualcuno si sta sbagliando. Poi, ritengo che il riconoscimento Unesco sia una garanzia; invito tutti a venire nel nostro territorio per verificare la qualità del paesaggio.

Si legge, però, di bambini costretti a stare alla scuola materna con le finestre chiuse durante l’irrorazione dei pesticidi…

Si sta disegnando un territorio lontano dalla realtà. Noi non abbiamo nulla da nascondere, come Consorzio aderiamo anche a un tavolo convocato in Prefettura in cui sono stati coinvolti anche gli ambientalisti. L’Ausl del territorio ha presentato un’analisi effettuata a seguito delle denunce degli ambientalisti in cui si dice che non esiste pericolo né allarme e, per fortuna, smonta le paure. A supporto di tutto questo c’è la condanna da parte di un giudice di un esponente di un’associazione ambientalista da noi querelato da parte dei Consorzi del sistema Prosecco per le dichiarazioni pesanti nei confronti del Prosecco e dei metodi di coltivazione dell’uva glera.

Cosa mi dice dell’attività di formazione dei viticoltori del Consorzio sulla sostenibilità e sull’applicazione delle moderne tecniche agronomiche a basso impatto aziendale

Abbiamo avviato un percorso verso la certificazione SQNP, la certificazione di qualità integrata sotto l’egida del ministero delle Politiche agricole.

Chi coltiva a valle o in territori limitrofi a quelli  del Conegliano Valdobbiadene che, come dice lei, sono un laboratorio di sostenibilità potrebbe inficiare il riconoscimento Unesco?

Ermete Realacci, che è tra coloro che profondono il massimo impegno nell’ambientalismo, sostiene che il riconoscimento del sito possa avere, paradossalmente, effetti benefici maggiori per le aree circostanti rispetto a quella tutelata per via dell’esempio di un positivo effetto domino. Il nostro riconoscimento non ha una portata locale, ma una valenza nazionale e internazionale nella logica della conservazione del paesaggio e di promozione di un territorio attraverso un prodotto simbolo.

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Le colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, Ufficio stampa Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG ©Arcangelo Piai

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