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Giovanni De Feo: «Con Greenopoli porto l’educazione ambientale tra i più piccoli»

Da circa 15 anni, il docente Ecologia Industriale, inventore di Greenopoli, utilizza il metodo da lui ideato per insegnare ai bambini

Maria Enza Giannetto
28 ottobre 2019

«Greta? Chi ne parla male è solo invidioso. Ai giovani bisogna dare fiducia e io sto sempre dalla loro parte. Loro non sono il nostro futuro, ma il nostro presente. E poi, anche se è vero che una cosa è la scienza e una è la comunicazione, bisogna ammettere che la giovane studentessa svedese di sicuro è una che è riuscita a farsi ascoltare portando contenuti scientifici reali alla massa, usando un’ottima comunicazione e riuscendo ad attrarre l’opinione pubblica molto più di certi professoroni». Giovanni De Feo, professore associato di Ecologia Industriale nella facoltà di Ingegneria gestionale all’Università degli Studi di Salerno, non perde l’occasione di mettere insieme tre tematiche importanti per lui: giovani, ambiente e comunicazione. E proprio su queste tre direttive si sviluppa, da ormai 15 anni, l’opera di divulgazione scientifica sull’educazione ambientale che il docente partenopeo (originario di Serino, Irpinia) ha sviluppato nella convinzione che certe cose si debbano imparare sin da piccolissimi. Un’attività che svolge, parallelamente alla ricerca universitaria, principalmente attraverso il suo progetto di educazione ambientale Greenopoli.
Un sito internet, una pagina facebook, un’idea, un metodo didattico, un gioco nonché un libro (“Il Metodo Greenopoli”, uscito per i tipi di Edizioni Il Papavero) che si rivela un modello educativo a 360°, che De Feo ha ideato nel 2006 e implementato negli anni fino a raggiungere, negli ultimi 5 anni, numeri importanti (circa 300 scuole e oltre 50mila studenti) nonché il riconoscimento, nel 2018, come Ambientalista dell’Anno – Luisa Minazzi.

Professore, com’è nata l’idea di un progetto di educazione ambientale per i bambini e i ragazzi?

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Giovanni De Feo, fondatore di Greenopoli, Foto: Pagina facebook Greenopoli

Il progetto risale già al 2006. Era un periodo in cui leggevo molto Tolstoy e soprattutto i libri di quando, ormai vecchio, si preoccupava di dare un contributo al miglioramento alla società e guardava ai suoi vecchi scritti con sguardo critico. Ho pensato che anch’io, nel mio piccolo, volevo dare il mio contributo per le nuove generazioni e, siccome all’epoca, pur non essendo ancora papà, mi divertivo a inventare giochi strampalati con i miei nipotini, pensai di mettere a punto un approccio ludico ovvero di learning by playing per i bambini della scuola dell’infanzia e della primaria.

Perché il nome greenopoli?
Come dice un mio rap “Pensa e ripensa, crea la conoscenza”, ripensai a cosa facevo da piccolo e a quanto mi piaceva giocare al monopoli, un gioco, in cui, di fatto, l’unica grande regola è quella di far fallire gli avversari. Mi si accese la lucina del nome “greenopoli” e in una sola sera, comprai tutti i  domini disponibili e partii con quella che considero la versione 2.0 del progetto. Nel 2011, poi, quando è arrivato mio figlio, ho capito che il mio albero da piantare era proprio un maggiore coinvolgimento in greenopoli che ora mi vede impegnato, in prima persona, con circa due incontri a settimana nelle scuole.

Come si concilia, però, l’attività di ricerca universitaria con quella di “formatore” ambientale per i più è piccoli?

Io insegno Ecologia industriale e in particolare, per quanto riguarda la life cicle assestement (la valutazione del ciclo di vita), riesco a porgere ai bambini piccolissimi contenuti da universitari. Un esempio: nelle varie sacche che porto con me nelle scuole, tengo sempre un rotolo di carta igienica e dopo aver proposto un indovinello ai bambini di 3-5 anni, lo tiro fuori e chiedo loro: quanto pesa un chilo di carta igienica? E subito dopo “Che cos’era questo rotolo da piccolo?”  I più piccoli ci mettono pochissimo a dire “un albero”.. Da lì comincia la nostra chiacchierata su come l’albero tagliato sia diventato pasta di cellulosa, poi fibra di cellulosa, poi magari una scatola che viene tagliata e riciclata. Ecco che, alla fine, per un chilo di paper tissue ci vogliono 8 tonnellate d’acqua.  Tutto questo è importante impararlo fin da bambini per instillare un “life cicle thinking” cui di solito non si fa riferimento, fermandosi solo a discussioni sugli inquinanti e le emissioni. È come se prendessi certi concetti accademici e li trasformassi in cibo per le diverse fasce d’età, utilizzando i vasetti di omogeneizzato per i bambini della scuola dell’infanzia.

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“Con il metodo Greenopoli, il ruolo del formatore muta per assumere le funzioni di “moderatore”, che prima fa discutere e ragionare gli allievi e poi interviene per sostenere e rilanciare la discussione o introdurre nuovi concetti”, commenta Giovanni De Feo, Foto: Profilo Facebook Greenopoli

Dove sta la forza di questo metodo?

Io sono convinto che sia necessario costruire scientificamente l’informazione, ma poi bisogna declinarla in modi e sfaccettature tali da renderla comprensibile a tutti. Con il metodo Greenopoli, il ruolo del formatore muta per assumere le funzioni di “moderatore”, che prima fa discutere e ragionare gli allievi e poi interviene per sostenere e rilanciare la discussione o introdurre nuovi concetti. Il tutto diventa più facile se ci si propone con entusiasmo, simpatia e spontaneità, lasciando trasparire tutta la passione per l’argomento che si sta discutendo. Ammetto, che dalla mia ho questa battuta pronta e questo mio essere un po’ Troisi, un po’ De Filippo, che mi aiuta molto. La ricetta per farsi comprendere davvero è rimanere bambini, parlando con i bambini che eravamo, mettendoci nei panni di chi ci sta di fronte.

E poi ci sono anche i suoi rap che si aggiungono al sito e ai libri.

L’idea della comunicazione ambientale tramite i rap, attività che è stata ribattezzata come “green rapping”, è nata quasi per caso, su sollecitazione di alcuni studenti delle scuole secondarie di primo grado di Pagani, in provincia di Salerno. Il progetto Greenopoli è stato proposto a circa trentamila studenti della Campania e della Puglia e ovunque la green smiling revolution è stata accolta con grandissimo entusiasmo.

Come nascono i testi che scrive?

Spesso mi alzo alle 5 del mattino con un’idea in testa e a volte invento, all’impronta. Per esempio mi viene in testa un  refrain, come quello del “Green rap di Pinocchio” e una volta individuati alcuni punti forti, va tutto riempito di contenuti. La Sostenibilità, l’Ambiente, i Rifiuti e l’Acqua – da cui viene fuori l’acronimo Sara – sono alcuni tra gli argomenti preferiti di discussione dell’universo Greenopoli. Nel mondo di Greenopoli, insieme a Sara, ci sono altri simpatici personaggi come il Signor Errore e il cugino inglese Mr. Error, l’ispettore Garbage e Mr. Rubbish, la signora Eduarda che vive in Africa insieme ai sui sette-otto figlioletti che vorrebbero andare a scuola tutte le mattine, ma, puntualmente, si rendono conto che non hanno, purtroppo, una scuola.

Lei ha anche ideato il progetto di educazione ambientale “Le Piccole Guardie Ambientali (PGA) di Greenopoli”. Di cosa si tratta?

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Uno dei cartelli-messaggio di Greenopoli

È un progetto che si rivolge soprattutto agli allievi e ai genitori della scuola primaria. Gli argomenti principali affrontati dal progetto delle PGA di Greenopoli sono racchiusi nell’acronimo “SERA”: Strisce pedonali, Energia, Rifiuti, Acqua. Quindi, il motto del progetto è il saluto benaugurale “buona SERA”! I bambini, attraverso i rap di Greenopoli, sono chiamati ad apprendere e sperimentare concetti fondamentali come il rispetto delle regole (l’attraversamento delle strisce pedonali), il risparmio energetico (lo spegnimento delle luci), la raccolta differenziata (passaggio dal concetto di rifiuti a materiali) e il risparmio idrico (controllo dei consumi).

Fa tutto da solo?

Io vado in molte scuole, ma negli ultimi anni, molti giovani si stanno avvicinando al metodo greenopoli e mi supportano in questa attività. Una su tutte è Valentina Iannone, che è anche una cantautrice, con la quale ho scritto qualche rap.  Io la sento un po’ come missione… ma per i giovani no, vorrei poter dare a loro uno strumento di lavoro anche per poter far rimanere a casa i ragazzi del sud. Io li considero tutti un po’ miei figli e da loro apprendo tantissimo: ad esempio, ho capito che ora devo passare su instagram perché su fb ci sta solo la gente arrabbiata.

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